Futuro memore

Futuro memore
germogliato
fiore.
Nelle siberiane
steppe e desolate,
tra umani accorrenti,
un seme,
da alcun tempo
impiantato,
sbocciò.

E furono
albe di rosei
azzurrini colori,
e furono tramonti
rossi e sere
di tenui
brillanti
tremule
stelle.

Il trascorso
tempo
appare
oggi
come inarrestabile
andaluso
cavallo
galoppante.

Pantani fangosi
e verdi praterie
tra rosse
esotiche
margherite
ha attraversato
per avviarsi
alle bianche
scogliere
dai flutti
tempestate.

Ma il vigore
attenuato
guadagna
in eleganza
E al pensiero
conduce
una inarrestabile
forza.

Sogno

La gazza al vento gracida lamento
invano e assordante sullo spinoso
rovo posto tra i campi di frumento
al fianco del vecchio castagno ombroso,

invece gli usignoli di mattina
intessono dolci amorosi canti
tra loro e alla nidiata piccina.
Scorre nel fiume il cuore degli amanti

verso le acque del placido mare
dove si placa l’irrompente ardire.
Tu donna sognata ti lasci amare

e sorprendenti versi mi fai dire
mentre affettuosa protendi le care
mani nel mio irruento fluire.

Cuore amante

Sull’estuario dei fiumi solitarie
ortiche, aspri rovi e ammassati
legni dalla inesausta corrente.

Le querce resistono millenarie
sulle pendici di colli inclinati
al lento fluire dell’acqua corrente.

E dalle stelle, fide luminarie,
raggi brillano sugli innamorati
umani dal cuor intrepido amante.

Partenza

Ti ricordi quella sera?
Io sì come fosse ieri.
Partimmo con il lustro della luna nuova,
che quasi si toccava;
sembrava scesa sull’aia
come per allontanare l’ipocondria
dai nostri cuori.
Eppure lasciavamo un mondo ai confini.
Non avremmo più rivisto
sui fianchi delle ondulate colline
i prati verdi
punteggiati di ginestre
e di girasoli a primavera;
né la sabbia come cipria
bianca e soffice del mare.
Non avremmo visto più
il sole chiaro d’inverno,
e le piogge accarezzate dai raggi;
né sentito il canto
ritmico e modulato
dei contadini nei campi.
E neppure avremmo più visto
d’estate
i fuochi sul Basento.
La mente ora non sognava
grattacieli che forano il cielo,
né piazze immense
rallegrate da impavide fontane
o cattedrali maestose,
ma solo gente comprensiva ed ospitale.
Ti ricordi?
C’era un silenzio
Che si sentiva,
come la nostra tristezza.
E sulle labbra di ognuno
parole cangianti,
ed una sola
preghiera muta.
Angela Matera

Memoria

Sconfinati
prati
nella memoria
stanno
e distese
ampie
e sorridenti
sul cammino
nei futuri
giorni.

Ed oggi tra rosse
camelie
e tulipani
abbrunati
vanno
verso
il mare,
ridente
per il profondo
sole
che vi si immerge.
Carmelo Corrado Occhipinti

Devi sapere

Vorrei lasciarti correre nel vento
come un bambino
che felice sta cacciando
un aquilone.
E non raccontarti niente
per non disturbare la quiete
della tua mente.
Vorrei farti godere l’escursione
e rinunciare a qualsiasi lezione.

Ma devi sapere.

Figlio mio, devi sapere
che questi prati erbosi
di Normandia,
di eriche
e di ginestre,
inframmezzati da arbusti odorosi,
dove ora è tutto un brillio
nella luce chiara del mattino,
e tu senza pensieri cammini
con lo sguardo stupito
verso l’acqua mesciata
della Manica
qui non allargata,
una volta, neanche tanto lontano,
per due lunghi giorni,
per due mesi infernali,
teatro furono di una guerra fatale
che non devi scordare.

Se guardi,
puoi ancora vedere
il fuoco sui prati
d’un tratto arsi diventati,
e spuntare
come bocche di drago
una guerra orribile,
vergognosa,
irripetibile.

Questo ti narro
non per rattristarti,
ma per dovere;
per farti conoscere
una pagina di storia
che la memoria
non deve mai permettere
che non venga mai letta
o messa a tacere.
Non fia mai più
che la Terra venga crivellata,
che sul suo seno si vedano
bunker e avvallamenti,
ma campi arati
per sperare
e per sfamare.

Qui solo giovani felici
che allo swing del mare
parlano
e parlano alla luna.
Angela Matera

Per il giorno della memoria

Metto insieme tra stasera, domani mattina e i prossimi giorni una serie di scritti miei e altrui con lo scopo di sottolineare nella memoria un senso che potrebbe essere omesso.
Trovo che l’atto del ricordare difficilmente si esaurisce in se stesso. Ricordare bisogna! E perché? Ma per correggersi, ovvero correggere nel proprio pensiero le storture che vi sono state impiantate e che vi abbiamo alimentato.

Amorose parole

Amorose
parole
si scrivono
nel libro
della memoria.

Carmelo Corrado Occhipinti

Se questo è un bambino
di Sara Valentina Di Palma

È ancora fresco di inchiostro e di stampa ed inchiostro, appena uscito in questo 2014 presso Giuntina di Firenze, (poco prima pubblicato in Inglese dalla Kingston University Press.) e rende fresco il dolore nel ricordo dei sopravvissuti, allora bambini. Pagine che chiamarle amare è poca cosa, pagine che rendono muta la lingua e tetro il pensiero.
Altri sarebbero gli argomenti da sviluppare, ma oggi si è aggiunto un nuovo oltraggio al popolo ebraico. E passiamo da un oltraggio ad un altro.
Non riesco a credere ai Cainisti, che pongono un disegno di Dio su di noi, tale per cui Caino non poteva che uccidere Abele. Sono invece portato a pensare che è dentro ciascuno di noi una eventuale scelta: assieme o contro.
Intendo in questo modo il senso della narrazione biblica: avrebbe potuto essere un’altra storia ed è stata la più disastrosa possibile.
Dell’opera della Di Palma prendo solo la citazione che ritengo più pertinente. Sono i bambini che in un ghetto seppelliscono il fantoccio di Hitler cantando:
Tutti mi chiamano Ziamele,
ah, com’è difficile vivere!
Una volta avevo una mamma,
ora non c’è più.
Una volta avevo un papà,
tanto caro e buono con me.
Ora verso lacrime amare,
perché sono un bambino ebreo.
Vi trovo tutto il senso dell’infanzia alla quale è stato anticipatamente rubato il diritto di vivere nella freschezza del proprio essere che non ha bisogno di versare alcuna lacrima amara.
Non è l’amarezza di una lacrima, già gravissima, ma quella relativa al proprio essere. Piango perché sono quello che sono e non posso che esserlo.

Il libro segue in Italia l’altro appena uscito, della stessa Autrice: Una preghiera, una speranza, una certezza, sulle migrazioni ebraiche dal 1949 al 1947. È da quest’opera che traggo l’esergo con cui concludo:
In fondo ai nostri cuori vi è una preghiera, una speranza, una certezza. Tutti saliranno.
Carmelo Corrado Occhipinti

Avrei voluto pubblicarla in prossimità della festività del 2014, ma non mi trattengo dal farlo adesso in risposta all’oltraggio. Non si può che giudicare, la Storia è fatta per essere giudicata, quella grande e la nostra piccola, che piccola non è, nella quale ciascuno di noi è vissuto, perché è dal giudizio che nasce la correzione.
PASQUA

Per il sangue raggrumato dei morti
trucidati, mute stanno moschee
e basiliche sorte con diversa
fede dove di legno piantarono

quella volta una Croce tra altre due.
Umani che portano morte come
diritto ancora tra voci accorrenti
d’infinita vendetta, con viso d’angelo

in sordida ira. Attonito messaggio
di pace da quel Sepolcro rivive.
Mentre anime ribelli nell’inferno

terrestre discendono con tormento,
si effonde sottile melodia
all’universo sempre risorgente.

Carmelo Corrado Occhipinti

Indifferenza

Andavo come tanti
veloce e distratta
quando ho visto,
stretta nello scialle,
trasparente e sgualcito
quello che restava
di una donna
giovane ancora
e di pioggia intrisa,
che al semaforo
più fiato non aveva.

Sulle labbra sottili
una smorfia di dolore
che cercava di trasformare
in una specie di sorriso.
Tendeva la mano
come un automa
verso un finestrino
che non si sarebbe
abbassato mai.

Pioveva a secchi,
ma non c’era pioggia
che bastasse
per lavare
quell’incrostata indifferenza.

Il cielo era grigio e freddo,
proprio come gli occhi
di quell’uomo
che aveva ormai
perso tutto,
anche l’allegria
di gesti e di sorriso
con cui un giorno
era venuto al mondo.
Angela Matera

P.S. Sono molto contento di aver messo insieme prodotti di varie persone che con me condividono il principio di lavorare insieme. Un Grazie a Paolo Giomi, stimatissimo amico e collega, per avermi messo in contatto con Sara Valentina Di Palma.

Riparto

Ora finalmente
mi accorgo
di come
molte volte
l’oceano
mi ha sommerso.
Inutilmente.

Con operosa
forza
mi sono
attaccato
alla chiglia.

E adesso
che dritto
e sicuro
il mio rinnovato
legno
naviga
posso lasciare
all’inferno
i sabotatori
della perduta
nave.

Meta

Volino gli
aironi
sul nostro
cammino
ad indicare
la meta
nella soddisfazione
del giorno
e notturna.

Strisce di carta

Sottili strisce
di carta
dove annoto
e canto
ineffabili affetti
e tormentosi affanni
di me soggetto
e dell’umanità intera.

Nell’acqua stagnante
della paludosa
melma
non volano aironi
ma aquile rapaci
e le vipere
velenose
si avvinghiano
alle gambe
dei viandanti
che l’aria cupa
del tramonto
attossica
nel cuore
e fiacca
nello spirito.

Soffia una
infernale
bufera
che affatica
le menti.

Mangio amaro pane
E abbondante fiele.

Dove abbeveravo
le cavalle
surta è
una citade
di cementizi arditi
e ferri sporgenti.

Non sorgon fiori,
né alberi verdi,
ma sterpi,
ronchi
e spini.

Scende tuttavia,
come d’improvviso,
un rivo
dall’antico
amato colle
e bagna
la riarsa
pianura
sconfinata
intorno
dove
di acqua
era il disio.

Discendono allora
le anime ribelli
nel ribollir dell’inferno
terrestre
e non cessa
il loro tormento,
mentre
sorgono
per gli amanti
umani
le gialle
margherite
che già mi avevano
sorpreso
col loro esplodere
tra il verde
dei campi
coltivati.

Una sottile
melodia
si effonde
nell’orizzonte
sempre risorgente.