Da Umberto Eco, Il nome della rosa.

Capii che, quando non aveva una risposta, Guglielmo se ne proponeva molte e diversissime fra loro. Rimasi perplesso.

Ma allora,” ardii commentare, “siete ancora lontano dalla soluzione…”

Ci sono vicinissimo,” disse Guglielmo, “ma non so a quale.”

Quindi non avete una sola risposta alle vostre domande?”

Adso, se l’avessi insegnerei teologia a Parigi.”

“A Parigi hanno sempre la risposta vera?”

“Mai,” disse Guglielmo, “ma sono molto sicuri dei loro errori.”

“E voi,” dissi con infantile impertinenza, “non commettete mai errori?”

“Spesso,” rispose. “Ma invece di concepirne uno solo ne immagino molti, così non divento schiavo di nessuno.”

Dai sintomi depressivi deriva la depressione dalla depressione non nascono i depressi.

Una malattia è una categoria (un raccoglitore) in cui gli specialisti hanno catalogato le manifestazioni che vanno insieme per somiglianza, vicinanza o frequenza. Come a dire che mettiamo in una vaschetta tutti gli oggetti di colore rosso.

Possiamo discutere se un sintomo può stare in una classe. Ad esempio se la vaschetta è piccola, non possiamo metterci una autovettura, benché sia rossa. Allo stesso modo, il contenitore tracheite non contiene una broncopolmonite, benché anche la trachea possa essere infiammata.

Come i contenitori non creano gli oggetti, che infatti vi sono stati inseriti da altri, così le malattie psichiche non hanno un funzionamento a sé stante perché sono e rimangono maniere di raccogliere i disturbi. E quindi una malattia mentale non può operare per conto proprio.

Nella tracheite un batterio provoca l’infiammazione senza che noi lo vogliamo e un antibiotico ce ne libera. Nella psiche nessun agente esterno può provocare nulla, sono i nostri pensieri che vanno in una direzione piuttosto che un’altra. Cioè a dire, per quanto alcuni nostri disturbi possano essere sintetizzati in una parola, non esiste un oscuro demone che abbia preso il nostro controllo e non esiste alcuna forza esterna in grado di dominarci.

Ecco perché dalla depressione non nascono i depressi.

Il vero nodo dei disturbi psichici.

O siamo padroni di noi stessi e dei nostri disturbi o siamo vittime inconsapevoli. C’è almeno una terza strada.

Se siamo padroni di noi stessi, possiamo liberarci da soli dei nostri disturbi.

Se siamo vittime inconsapevoli, difficilmente riusciremo anche con l’aiuto di un altro.

La terza via: siamo padroni di casa e abbiamo perso le chiavi di qualche stanza che avevamo chiuso. Non la vediamo più perché è nascosta in mezzo a tanti oggetti che abbiamo lasciato in giro. La compagnia di un altro può essere utile. È il vero tema del libro: Il sintomo psichico è la soluzione, se d’Io vuole. Casa Editrice Albaccara.

Sulla depressione

Depressione è il nome della nostra tentazione, ovvero trasformare in malattia il desiderio di cambiare tutto o molto nella vita.
Il primo segno caratteristico della depressione è
il non pertinente giudizio negativo su se stessi.
Non pertinente perché non corrisponde ai dati di fatto oppure non conduce a prendere iniziative di miglioramento, di progresso, di correzione, ivi compresa la mancanza di considerazione delle prospettive. Si accompagnano: la tristezza, lo scoraggiamento, la perdita di interesse per le attività abituali, la mancanza di piacere.
In una sola espressione la persona è abitualmente vestita a lutto senza che sia morto nessuno.
La condizione di grande e immane tristezza, assieme all’errato giudizio negativo su se stessi, può essere dentro un più grave complesso di ideazione tendente al suicidio (progettato o solo immaginato).
Spesso nella vita sociale e nel lavoro si ha una evidente diminuzione delle performances.
La depressione può accompagnarsi:
- alla mancanza di energia, di forza e di volontà;
- ad una perdita o un aumento di peso, con o senza aumento/diminuzione di appetito e con o senza modifica della dieta abituale;
- all’insonnia o all’eccesso di sonno;
- alla difficoltà a pensare e a prendere decisioni;
- a sentimenti di colpa veri (rimorso) o presunti (senso di colpa).

 

Paolo Giomi, La caduta del cuore.

Raccogliamo i nostri affetti in una parte nascosta del pensiero. Li nutriamo e coltiviamo nei sogni notturni e in quelli ad occhi aperti. Da questo nascondiglio Paolo Giomi li lascia fluire in un pulviscolo di schegge che affascinano il lettore e lo conducono verso una vertiginosa caduta del cuore. Ma gli affetti, come se avessero una vita propria, si rialzano ed l’Autore prende in mano il proprio cuore e lo rende disponibile ad una nuova vita, ad una nuova delusione della parola ammore. All’orizzonte si profila, mescolata alle nebbie della vita, la possibilità di una soddisfazione permanentemente cercata. È un lavoro l’amore e non potrebbe essere diversamente. Una fatica del pensiero, una prospettiva appagante verso cui tendere ed andare. La musa è un boia sopraffino … ma non senti dolore. Il tossico è nelle parole e nei loro giochi, come l’eternità d’istante, dove il tempo non è tiranno e i sogni non sono fragili come il cristallo.

Somiglia alla mia, a quella di ogni lettore, l’esperienza descritta da Paolo. Ne comprendo gli affanni, le angustie, i crucci perché me li sono trascinati per anni, ma anche per me giusto il tempo di un semplice batter d’occhio.

Grazie Paolo per aver messo in rete quella parte di te stesso che ci accomuna all’esperienza universale del pathos che non è patologico: Cedimi una festa durante il nostro di quiete pallido momento. Ad essere ermetica non è solo la tua poesia, è tutto il tuo essere che pure si dipana tra le figure retoriche dove la vita si scioglie dalle angustie del presente.

Carmelo Corrado Occhipinti

Per ottenere l’e-book: Paolo Giomi. La caduta del cuore (Un’immodesta proposta) Polimnia Digital Editions. Edizione del Kindle. È offerto in maniera gratuita dall’Autore.

Programmi

Nell’oceano delle cattive interpretazioni annega il nostro pensiero. Dall’osservazione che le etichette sono sempre sbagliate per le persone, alla possibilità di rompere l’effetto Pigmalione nasce un percorso di libertà soggettiva.

L’effetto Pigmalione è quello per il quale le aspettative si realizzerebbero a prescindere dalla volontà delle persone.

Terrò a Ragusa il corso che compare nell’articolo “Eros, Psiche e Andy Capp”.

Ripeterò l’esperienza a Busto Arsizio.

Vi prego di comunicarmi il vostro interesse attraverso una telefonata al 348 5118087

Eros e Psiche sono due personaggi di Apuleio ne L’asino d’oro.

Un re che aveva tre figlie bellissime, la terza così bella che nessuno se la filava … tanto vale essere brutti.

Andy Capp è il personaggio di una striscia umoristica inglese. In Italiano Carlo e Alice. Carlo è dissacrante, ubriacone, fonte di infelicità per se stesso e la moglie. Il suo nome inglese suona handicap. Da qui il dipanarsi del mio discorso.

 

Carmelo Corrado Occhipinti

 

Verso Psiche – Evento

Verso Psiche – PDF

Come promesso, metto a vostra disposizione i testi che ho pubblicato in preparazione dell’incontro del 22 Maggio. Ci sarà un altro incontro a Busto Arsizio a breve.

Cliccate qui sotto per scaricare il PDF

Verso Psiche – Completo

Un esempio letterario di ciò di cui ci occuperemo.

A quasi quarant’anni ancora dentro di sé andava svolgendo vicende di desiderio e d’amore con alunne e colleghe che non se ne accorgevano o se ne accorgevano appena: e bastava che una ragazza o una collega mostrasse di rispondere al suo vagheggiamento perché subito si gelasse. Il pensiero della madre, di quel che avrebbe detto, del giudizio che avrebbe dato sulla donna da lui scelta, della eventuale convivenza delle due donne, della possibile decisione di una delle due di non fare vita in comune, sempre interveniva a spegnere le effimere passioni, ad allontanare le donne che ne erano state oggetto come dopo una triste esperienza consumata e quindi con un senso di sollievo, di liberazione. Forse ad occhi chiusi avrebbe sposato la donna che sua madre gli avesse portato, ma per sua madre lui, ancora così ingenuo, così sprovveduto, così scoperto alla malizia del mondo e dei tempi, non era in età di fare un passo tanto pericoloso.

(Leonardo Sciascia, A ciascuno il suo).

Potrebbe non essere stato chiaro …

… e potrebbe esserlo ancor meno, perché, nella sua semplicità, quello che sto per dire, non è purtroppo di immediata comprensione. Provo a dirlo meglio.

Insieme al tesoro avete sepolto una parte di voi stessi.

È come se, da un certo in momento, una parte dell’Io non si fosse sviluppata del tutto, rimanendo atrofizzata ad uno stadio che al momento apparteneva ad un Io embrionale che per comodità chiamiamo Es, che si sarebbe sviluppata adeguatamente e che invece si trova sepolta nella vostra isola sperduta nell’oceano delle cattive interpretazioni. Andare a cercare il tesoro (venirci con me) significa lavorare perché quell’Es non sviluppato, riprenda a crescere.

Questo Freud lo ha detto splendidamente: “Dove era Es, Io deve avvenire come soggetto.”

Per ritrovare la parte perduta dell’Io, cioè per far sì che Io avvenga come soggetto, bisogna evitare di contrastare il pensiero. Bisogna cioè che l’Io ritrovi la possibilità, attraverso la padronanza del pensiero, di padroneggiare se stesso.

Non c’è soggetto, se non è padrone di sé.

È in questo senso che mi sento di poter affermare che non c’è contraddizione quando dico che sotto il medesimo aspetto, nello stesso momento l’Io si comporta in due modi diversi, perché in effetti una parte dell’Io si comporta come se ne fosse staccata, come se fosse un’altra entità (una parte sviluppata, un’altra atrofizzata ed è quella che sarebbe la migliore e più genuina parte).

OVVERO

Negli anni della crescita, il bambino ha pensato delle soluzioni, ha intravisto dei problemi. Ma ciò non è risultato gradito a qualcuno dei suoi grandi.

Allora il bambino ha messo da parte la soluzione, l’ha conservata.

Ha omesso di finire di giudicare quello che aveva intravisto come problema, ha soprasseduto.

Insieme a questi atti del suo pensiero, ha lasciato che un pezzo di se stesso rimanesse da parte.

Nell’età adulta a volte succede che quella soluzione torni ad essere utile, che quel problema torni a ripresentarsi, ma la persona non può facilmente ricorrere a ciò che ha messo via.

Voglio notare adesso che a tutto ciò si connette la regola analitica fondamentale, ovvero dire quello che passa per la mente senza nessuna censura, né da parte della persona in analisi, né tantomento da parte di chi occupa il posto dell’analista. Il quale semmai farà il possibile affinché la persona non abbia alcuna obiezione al proprio pensiero.