Non in grado di intendere e di volere

Amore e Psiche - Canova


A commento della serata di ieri faccio parlare la traduzione di Apuleio:

Psiche, rimasta sola
- se non che, tormentata dalle Furie nemiche, proprio sola non era -
ondeggia in balìa del dolore come un mare in tempesta:
sebbene il piano sia stabilito e il suo animo determinato,
tuttavia, quando si trova sul punto di metter mano all’azione,
esita, ancora incerta sul da farsi,
ed è dilaniata dai mille sentimenti diversi
che la sua infelice situazione le suscita.

Fino ad un attimo prima, Psiche era felice, adesso è come se un pensiero, a lei estraneo, fosse entrato nella sua testa e si muovesse e la facesse muovere e agire, per un impulso proprio, non più dipendente da Psiche stessa.
Da Omero in poi abbiamo visto attribuire questa spinta all’azione alle Furie, così fa Apuleio, solo che quest’ultimo mostra il passaggio in cui Psiche lascia perdere il controllo di sé e si accinge a diventare preda delle idee delle sorelle. Ciò che gli altri chiamano “Furie”.
È la condizione che definisco dello spodestarsi, quella che può essere individuata nella nevrosi e nella psicosi, e ancora quella che la legislazione attuale definisce
non in grado di intendere e di volere.
Si giunge al punto di non essere padroni di sé, in tutto o in parte, cominciando gradualmente ad escludersi come soggetti dalla propria soggettività.

La mia anima, il deserto, Cartagine

La mia anima, il deserto, Cartagine

Un libro di Letizia Laria

La mia anima, il deserto, Cartagine

L’Autrice si racconta al pubblico

Sabato 19 novembre 2011 ore 17.00

Libreria Boragno, via Milano 4 – Busto Arsizio (VA)

Interviene Carmelo Corrado Occhipinti

Natalie è una donna che ha dedicato la vita alla carriera, trascurando la sfera sentimentale, anche a causa di un’educazione piuttosto rigida. Cerca aiuto in analisi, strada dolorosa che la porta a sviscerare, nei meandri dell’inconscio, cassetti della memoria che sperava di aver chiuso per sempre. Ma sarà l’Africa, il deserto, a permettere una sua completa rinascita spirituale. Il viaggio non solo come momento di incontro con altre culture e persone, ma anche come metafora di un percorso interiore di riscoperta e riappropriazione della propria identità smarrita. Con una penna che si diverte a saltare dall’interno all’esterno dei protagonisti, l’autrice dipinge l’affresco dell’anima di una donna controversa, complicata, eppure tremendamente “viva e unica”, che ritrova l’amore.

Il libro si può ordinare
• Direttamente dal bookstore del sito www.gruppoalbatrosilfilo.it
• Telefonicamente o via fax ai seguenti numeri: 0761/1763012 – 0761/019933
• In tutte le librerie online
• Per le librerie: le nostre edizioni sono distribuite da PDE

Una sbirciatina

Una sbirciatina su mercoledì,

chiacchierando di Marzia, Catone, Dante e Beatrice…

Mercoledì 28 Settembre

L’importanza del sintomo sine materia

L’espressione nasce per significare che nel corpo si trova una malattia che nello stesso corpo non ha ragione di essere; piuttosto manifesta una contraddizione che non consente alla malattia di iscrivere le proprie ragioni nel corpo.
Ad esempio si perde la sensibilità e la capacità di movimento di una gamba, ma tale perdita non segue la via dei nervi che interessano la gamba, piuttosto quello che la persona pensa essere la gamba. Da questo fatto chiunque trae l’impressione che la persona faccia “a posta” a bloccare la gamba.
A volte la persona stessa è portata ad osservare di non avere alcuna paralisi neurologica (né flaccida, né spastica) e trova che è un frutto del proprio pensiero, anche se non sa come ha fatto e soprattutto come può sbloccare la gamba.
Non rimando a più avanti la seguente notazione: solo con quelli che fanno questa osservazione si può tentare la via di una qualsiasi terapia psicologica. Ovvero: ad inaugurare una terapia psichica non è il godimento nel marciume del sintomo, ma l’osservazione del marciume e il desiderio di abbandonarlo. Ovvero ancora: non consiglio a nessuno di essere così matto da pensare di potere guarire gli altri che non vogliono guarire e soprattutto rendo noto che mi tengo lontano da una tale pazzia. Sto dicendo: anche la pazzia, sintomo sine materia per eccellenza, è una scelta fatta con piena avvertenza e deliberata coscienza; ed essendo la materia della pazzia grave per definizione, suggerisco di trattarla come la Chiesa tratterebbe un peccato mortale.

Faccio un provvisorio ed incompleto elenco delle estensioni del concetto di sine materia.
Innanzi tutto verso le già dette affezioni iscritte nel corpo e che in esso non trovano ragione. In secondo luogo verso le elucubrazioni mentali che chiamiamo ossessioni. Poi tutte le paure che non hanno luogo di esistere, dall’ansia all’angoscia. Ma non devono avere luogo di esistere, non applicate il concetto alla madre in angoscia per il figlioletto che viene operato a cuore aperto. Non per la povera madre e nemmeno per il bambino, poverino! Ma soltanto perché non è sine materia! Ed infine alle pratiche, anche sessuali, nelle quali manca la materia dell’eccitazione.
Non priviamoci infine della possibilità di metterci dentro le pazzie! Quella di Hitler, perché l’esempio riesce meglio. Non perché sembri che abbia avuto una relazione con una nipote e nemmeno perché si dice che andava in bianco con Eva Braun, ma perché pensava di poter conquistare il mondo e prendere possesso della Storia. Ora di impadronirsi della Storia lo concediamo solo a Dio, che però se la prende comoda: non so quante migliaia di anni ha lasciato trascorrere dalla mela alla Redenzione; da questa a tutt’oggi sono passati più di 2000 anni e ancora non si vede, neanche all’orizzonte. Quelli che lo vedono già, fate voi se sono senza materia. Perché anche l’allucinazione è percezione senza oggetto, cioè sine materia.
E concludo sull’allucinazione. Non si tratta di andare a spiegare alla persona che sta allucinando, si tratta di vedere (anche il non vedere ciò che è evidente fa parte dei sine materia, come giustamente osservano le mogli ai mariti che non trovano i calzini nel cassetto) si tratta di vedere che non c’è ciò che la persona dice di vedere, udire; che non c’è ciò di cui sente il profumo, il sapore, la sensazione tattile. Come vedete, ci siamo dentro tutti: chi non ha visto, intravisto, sentito il profumo, il sapore di qualcosa che non c’è? Non ho detto che la persona ha bisogno di allucinare, c’è un salto logico: lo fa e basta.

La semplice notazione che lo fa, ristabilisce il pensiero di chi fa, si ossessiona, si sintoma (passatemi per favore il neologismo, serve!) nel suo procedere per scopi o fini a noi ignoti. E allora possiamo affermare: a qual fine lo fa? Se la ragione ci è nota, parliamo di ragione cosciente, altrimenti siamo costretti dalla logica a cercare una ragione inconscia. E così introduco il concetto di inconscio: ci possono essere ragioni che sfuggono alla nostra coscienza.

In tutto questo non ho seguito un percorso scientifico, ma un processo logico. Se qualcuno trova che la mia logica difetti da qualche parte, mi fa una cortesia a segnalarmelo.

Tra il significativo ed il bello

Non tutti i bastardi sono di Vienna

Non tutti i bastardi sono di Vienna, Sellerio

Due citazioni da “Andrea Molesini: Non tutti i bastardi sono di Vienna, Sellerio.
“Il mio collegio era dei domenicani e i padri consideravano la salute del corpo importante almeno quanto quella dell’anima, su cui erano – e la cosa stupiva non poco – propensi ad ammettere una certa ignoranza.” (Pag. 20).
Trovo veramente notevole che, nel giudizio dell’Autore, questi padri domenicani erano propensi ad ammettere una certa ignoranza sull’anima.
Ne prendo spunto per professare che il mio essere psicoanalista consiste nel riconoscere la completa ignoranza sui fatti della psiche soggettiva (e quale altra psiche oltre quella soggettiva?). Lo sanno bene i pochi che mi frequentano e mi hanno frequentato: li ho sempre incitati a lavorare da se stessi alla scoperta dei propri pensieri.
Nel lavoro che sto facendo di revisione della psicoanalisi, questo è il più significativo dei miei apporti: il soggetto in analisi sa; se al momento non riesce a dire è perchè se lo impedisce. Lavorando con me, può smettere di impedirsi di sapere.

La seconda citazione dallo stesso libro riguarda una frase che mi colpisce per la sua concisa bellezzza: “… nata per restare ferma, al centro del misero splendore del tutto che passa.”

A Pina

Se si potesse cantare
l’amore,
io canterei
di te e di me
e del nostro
cammino
insieme,

se si potesse cantare
l’amore,
io canterei
dei nostri pensieri
orientati
l’un l’altro
in affetto
crescente,

se si potesse cantare
l’amore,
io canterei
di come mi stringi
la mano
quando la tua
prendo
e di come mi si stringe
il cuore
quando il tuo
si stringe,

ma l’amore
non si può cantare,
si vive,
come tu ed io
viviamo,
quali mature e audaci
tortore
librate in volo
sui loro
molti anni
di teneri
ricordi
e ardite
passioni,

amore che ci prende
e non si lascia
cantare,
ma se si potesse
cantare
io canterei
di te e di me
e di noi due
sperduti viandanti
che si sono
ritrovati
appassionati.

Busto Arsizio, 21.08.2011

La sventurata rispose … male!

È vero che non potete mangiare frutta?
Sì, che possiamo mangiarla! Abbiamo tutta la frutta che vogliamo: pere, banane, uva.
Ma proprio tutta?
Ma sì, certo. Anche le nespole, le albicocche, le angurie. Tutta la frutta, perbacco!
E quell’albero in mezzo?
Eh, beh! Quello no! Quello non possiamo toccarlo, il Signore non vuole!
Ma allora ne siete privi, vi manca qualcosa! Io posso mangiare quello che voglio, sono un serpente io! A me nessuno dice che questo posso mangiarlo, quest’altro non posso. Non mi piace la frutta e non la mangio. Mi piacciono i topolini, che a te fanno schifo, e anche i passerotti che però volano via. Ma io li afferro di nascosto. E tu, invece, puoi mangiare tutta la frutta tranne le mele! Ma che paradiso credi che sia quello dove il frutto migliore non puoi mangiarlo!

Un commento a tre libri

Ho avuto occasione di leggere tre libri contro la psicoanalisi e mi astengo dal commentarli per intero. Faccio solo un cenno per vedere come mettano in evidenza gli errori che ci sono stati trasmessi con la cosiddetta psicoanalisi e prima di essa. Errori del pensiero che costituiscono i nodi scorsoi con i quali il pensiero soffoca, ovvero viene tenuto nello stato di obbligazione di mantenere represso un proprio contenuto.

Qui di seguito i link:
Il libro nero della psicoanalisi
Inconscio ladro!
Crepuscolo di un idolo
Il seguito domani sera, presso la galleria Boragno.

Il libro nero della psicoanalisi

“Le livre noir de la psychanalyse”

A.A. V.V. // Curato da Catherine Meyer


De Il libro nero della psicoanalisi sostengo che quella descritta non è la psicoanalisi. Non c’è nulla nelle esperienze raccontate che si sia mosso nella direzione del dare risposta alla questione che il ritorno del rimosso pone. Dare alla persona che cerca una risposta un’altra imposizione non serve a nulla, se non a peggiorare le cose. La psicoanalisi non è un nuovo vincolo al pensiero, che di già ne ha molti, ma l’opera di liberazione dagli obblighi che portano alla rimozione.

Inconscio ladro!

Malefatte degli psicanalisti

di Elisabetta Ambrosi


Ad Elisabetta Ambrosi, autrice di Inconscio ladro, vorrei dire che ha fatto bene a scrivere del suo (sembrerebbe) non riuscito tentativo di analisi. Ho cercato, senza successo, di mettermi in contatto con lei. Ha ragione: è entrata in una dinamica in cui la sua questione è stata omessa dal suo analista. Quello che mi impressiona è che sia mancata la risposta anche nella prefazione e nella postfazione di due analiste. Ha ragione la Ambrosi! Non ha avuto risposta e forse non l’ha trovata lei stessa. Dico forse perché nel fatto di aver messo in piazza se stessa può esserci sia la soluzione che la complicazione del problema. Dal testo non si capisce, ma si capisce che si è messa a pensare in proprio, cioè con libera-mente. Mi si perdoni il gioco di parole. E pensare libera-mente non può che avviare la soluzione della propria questione, malgrado l’eventualmente non riuscito lavoro di analisi.
Lo dico in un’altra maniera: ha ragione Elisabetta Ambrosi, andava da una persona nella speranza di non trovare ostacoli al proprio pensiero e di liberarsi delle vecchie barriere, si è trovata con un nuovo ostacolo e con le vecchie barriere rinforzate. Ma il tentativo di liberarsi del nuovo ostacolo può comportare l’abbattimento graduale anche delle vecchie barriere. Come se fosse tutto in una diga: una crepa la farà gradualmente crollare.