Il Tal dei Tali ed il Tal dei quali

Avevo promesso i racconti di persone che narrano di se stessi con due scopi diversi:
essere aiutati a rimanere così come sono perché la loro storia non poteva andare diversamente da come è andata e loro non possono essere diversamente da come sono;
essere aiutati a ritrovare il bandolo della matassa sapendo benissimo di poter cambiare.

Se non ci scherzo sopra, non ci provo gusto, a partire dai nomi. Si tratta di due persone che ho visto pochissime volte e meno male, per opposte ragioni, in entrambi i casi.
Il Tal dei Tali mi telefonò disperato un mezzogiorno in cui avevo due uova sul fuoco (dopotutto, cosa volete saperne dei miei affari!) (magari potrei raccontarveli un’altra volta, ma non saprei a che titolo).
Lo invitai a telefonarmi dopo un paio d’ore (il tempo di far rassodare i tuorli, senza farli bruciare), mi rispose che aveva urgenza perché stava proprio male e perciò se per piacere gli fissavo un appuntamento la sera stessa che mi avrebbe spiegato tutto di presenza, anche tardi, tardissimo, a piacer mio e per fare un piacere a lui.
Da allora, ogni volta che metto due uova sul fuoco, spengo il cellulare sul quale attivo il trasferimento di chiamata del telefono dello studio.
Quella volta decisi di fissargli un appuntamento per la sera stessa per togliermelo di torno.
Si presentò all’ora fissata (sarebbe il caso di scrivere allora fissato ma ci vorrebbe il punto esclamativo) in una sera d’estate con un paio di guanti che balzavano agli occhi. Estrasse con la punta delle dita una busta dalla tasca dicendomi che dentro c’era quanto aveva pensato per il mio disturbo, se non bastavano avrebbe provveduto la prossima volta.
Mi disse che aveva una mania ossessiva e compulsiva per la pulizia, diagnostica già da lunghi anni, che era in attesa che gli venisse riconosciuta l’invalidità sociale civile politica tecnica e soprattutto economica.
Adesso la cosa che lo angustiava di più era il fatto che la moglie avesse deciso di non tener conto della suo ossessione compulsiva per la pulizia e voleva che lui (proprio lui, affetto da quel terribile malanno!) usasse le mani per qualsiasi cosa in casa. Se per piacere mi prendevo la briga di convincere la moglie che non poteva, io che ero famoso (parola che deriva più da fame, che da fama) avrei potuto meglio di tutti soccorrerlo alla bisogna.
Avevo notato, ma non colto, che nella saletta d’attesa c’era per terra un fazzolettino di carta. Gli chiesi se lo avesse buttato lui. Rispose che sì, aveva fatto fatica a soffiarsi il naso, ma visto che non c’ero e che non c’era nessun altro aveva dovuto provvedere da sé, ma il fazzolettino non poteva toccarlo più di tanto.
Inutile raccontare il non-seguito. Certe storie non hanno seguito, finiscono prima di cominciare. Proprio come la nostra situazione politico-istituzionale. Non sta andando male, era finita prima di cominciare.

Il signor Tal dei Quali mi telefonò dicendomi che aveva sofferto di anoressia e che adesso con molta fatica aveva ripreso a mangiare ed era anche cresciuto di peso ma non ancora sufficientemente. Voleva lavorare con me per evitare di ricaderci e soprattutto per mangiare con gusto come ormai non riusciva a fare da più di un anno. Era un signore alto un metro e ottanta circa e pesava una cinquantina di chili scarsi, perciò magro e allampanato. Non ricordava bene da quando aveva cominciato a mangiare male e poi a non mangiare, solo che adesso da un paio di mesi, forse tre, da quando era stato ricoverato per l’ultima diarrea, aveva accettato di farsi guidare col mangiare e ingeriva quasi tutto quello che gli preparavano. Sapeva che ce l’avrebbe fatta, ma voleva capire in quale tunnel era andato a cacciarsi e perché. “Mica per fare teorie, sa! Non me ne importa nulla delle teorie, ma se capisco bene perché ho iniziato ad essere cretino, penso che mi verrà facile non farlo più. Ho rischiato di morire, mannaggia a me stesso!”
Ad uno così occorre dire di sì, oltretutto è attraverso questo genere di persone che si diventa famosi (stavolta deriva da fama). Si diventa famosi perché si lasciano lavorare queste persone e si cerca di capire cosa succede e cosa è successo. Si procede a ruota libera (in termini grossi si chiama regola analitica fondamentale) perché si va alla ricerca del pensiero pensato e rimosso.
Questa persona è veramente esemplare e, a voler considerare tutto, avrei dovuto pagarla io, invece di farmi pagare. Avrei dovuto pagarla perché in fin dei conti mi ha fatto vedere una cosa che avevo solo intravisto.
In circa tre mesi nei quali mi ha frequentato mi ha raccontato della sua infanzia, di qua e di là, di su e di giù, di qualche sogno e con qualche lapsus. Tante cose non hanno che un senso limitato, non si escludono mai, ma non è neanche il caso di stare a raccontarle.
Soprattutto che tutte le volte che la sua famiglia mangiava con gli zii, finiva per non mangiare. La madre non tollerava i mariti delle sorelle, era in angoscia tutte le volte che era invitata o che doveva invitarli. Lui assaggiava qualcosa ma poi non mangiava e per qualche giorno rimaneva inappetente (benedetta parola inappetente! La preferisco ad anoressia, ma sarebbe lungo, magari un’altra volta). La nostra vita dipende anche da come parliamo.
Il Tal dei Quali cominciò a precisare che i primi segni di fastidio col mangiare li aveva avuti quando era stato invitato a casa dei genitori della sua fidanzata e aveva avuto i primi cognati di vomito. Prese bene il lapsus sia nel senso suo personale che nel ricordo (altrettanto e più personale) della madre e del padre. E vennero fuori tante altre cose di cui il tacere è bello come era bello allora il parlare (faccio il verso a Dante, se qualcuno non lo avesse riconosciuto).
Qui si è dimostrato come l’intenzione dei ciascuno dei due vada dove vuole andare e che un pensiero scartato era un buon pensiero perché uno può ben avere cognati di vomito come la propria madre e non sentirsi costretto a frequentarli, ancora come la propria madre. Si può fare come hanno fatto i nostri genitori, meglio o peggio, come ci pare, si può mangiare poco con i cognati per non farsi venire i conati. E così il Tal dei Quali mi ringraziò, mi salutò, chiuse la porta e da quel che ne so, esattamente non lo so, fa come gli piace e pare.

Attenzione, o nota bene che dir si voglia: i connotati sono cambiati e nessuno può riconoscere le persone delle quali ho parlato. Alcune persone possono dire di aver lasciato cadere per terra un fazzolettino nel mio studio (ma allora il mio è vizio!), molti hanno cognati di vomito e lo sanno, ma uno solo ha fatto il lapsus con me.
Carissimo signor Tal dei Quali, se si riconosce: Grazie di cuore!

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Paolo Giomi, La caduta del cuore.

Raccogliamo i nostri affetti in una parte nascosta del pensiero. Li nutriamo e coltiviamo nei sogni notturni e in quelli ad occhi aperti. Da questo nascondiglio Paolo Giomi li lascia fluire in un pulviscolo di schegge che affascinano il lettore e lo conducono verso una vertiginosa caduta del cuore. Ma gli affetti, come se avessero una vita propria, si rialzano ed l’Autore prende in mano il proprio cuore e lo rende disponibile ad una nuova vita, ad una nuova delusione della parola ammore. All’orizzonte si profila, mescolata alle nebbie della vita, la possibilità di una soddisfazione permanentemente cercata. È un lavoro l’amore e non potrebbe essere diversamente. Una fatica del pensiero, una prospettiva appagante verso cui tendere ed andare. La musa è un boia sopraffino … ma non senti dolore. Il tossico è nelle parole e nei loro giochi, come l’eternità d’istante, dove il tempo non è tiranno e i sogni non sono fragili come il cristallo.

Somiglia alla mia, a quella di ogni lettore, l’esperienza descritta da Paolo. Ne comprendo gli affanni, le angustie, i crucci perché me li sono trascinati per anni, ma anche per me giusto il tempo di un semplice batter d’occhio.

Grazie Paolo per aver messo in rete quella parte di te stesso che ci accomuna all’esperienza universale del pathos che non è patologico: Cedimi una festa durante il nostro di quiete pallido momento. Ad essere ermetica non è solo la tua poesia, è tutto il tuo essere che pure si dipana tra le figure retoriche dove la vita si scioglie dalle angustie del presente.

Carmelo Corrado Occhipinti

Per ottenere l’e-book: Paolo Giomi. La caduta del cuore (Un’immodesta proposta) Polimnia Digital Editions. Edizione del Kindle. È offerto in maniera gratuita dall’Autore.

Eros, Psiche e Andy Capp – Galleria Boragno

EROS, PSICHE E ANDY CAPP – Busto Arsizio – Galleria Boragno

Il diavolo ignora la distinzione tra il bene e il male, tuttavia riesce a tentare Eva e l’umanità.
Il nostro pensiero annega nell’oceano delle cattive interpretazioni.
Un percorso di libertà soggettiva che parte dall’osservazione che le etichette sono sempre sbagliate per le persone e giunge alla possibilità di ritrovare il proprio tesoro nascosto.
Andy Capp è il personaggio di una striscia umoristica inglese. In Italiano Carlo e Alice.
Carlo è dissacrante, ubriacone, fonte di infelicità per se stesso e la moglie. Il suo nome inglese suona anche handicap. Da qui il dipanarsi del mio discorso.

Venerdì 13 Aprile ore 21.00
Persone, non etichette. Introduzione.

Nessuno può essere identificato psicologicamente in una diagnosi che semmai riguarda i propri atti.
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Venerdì 20 Aprile ore 21.00
Autismo, il nome di una questione.

Nel dibattito se l’autismo sia una patologia organica o psichica, si esclude la persona. La si designa peraltro con un’etichetta contraddittoria in se stessa, come scrivere su una bottiglia: Vino extravergine di oliva.
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Venerdì 11 Maggio ore 21.00
L’handicap di Psiche è la bellezza.

Eros e Psiche sono due personaggi di Apuleio ne L’asino d’oro. Un re che aveva tre figlie bellissime, la terza così bella che nessuno se la filava. Psiche, bella come una statua, alla fine diventa padrona di se stessa.
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Venerdì 18 Maggio ore 21.00
L’oceano delle cattive interpretazioni.

Il nostro pensiero è circondato dall’oceano delle cattive interpretazioni. Le abbiamo prese dagli altri e applicate a noi stessi.
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Venerdì 25 Maggio ore 21.00
L’isola del tesoro e Andy Capp.

Nell’oceano delle cattive interpretazioni c’è un’isola nella quale abbiamo nascosto il nostro tesoro.
Carlo della striscia umoristica (Andy Capp in lingua inglese) non va alla ricerca della propria isola del tesoro. Si è iscritto nella propria etichetta.

Metodo: Conversazioni.
Un intervento di circa di mezz’ora.
Una pausa di riflessione.
Interventi liberi.
Conclusione.
Sarà chiesto un piccolo contributo spese.

Il corso si terrà presso Galleria Boragno,
a Busto Arsizio in via Milano, 4.

Per informazioni e iscrizioni 348 5118087
È possibile iscriversi ai singoli eventi oppure a tutti gli incontri.

Programmi

Nell’oceano delle cattive interpretazioni annega il nostro pensiero. Dall’osservazione che le etichette sono sempre sbagliate per le persone, alla possibilità di rompere l’effetto Pigmalione nasce un percorso di libertà soggettiva.

L’effetto Pigmalione è quello per il quale le aspettative si realizzerebbero a prescindere dalla volontà delle persone.

Terrò a Ragusa il corso che compare nell’articolo “Eros, Psiche e Andy Capp”.

Ripeterò l’esperienza a Busto Arsizio.

Vi prego di comunicarmi il vostro interesse attraverso una telefonata al 348 5118087

Eros e Psiche sono due personaggi di Apuleio ne L’asino d’oro.

Un re che aveva tre figlie bellissime, la terza così bella che nessuno se la filava … tanto vale essere brutti.

Andy Capp è il personaggio di una striscia umoristica inglese. In Italiano Carlo e Alice. Carlo è dissacrante, ubriacone, fonte di infelicità per se stesso e la moglie. Il suo nome inglese suona handicap. Da qui il dipanarsi del mio discorso.

 

Carmelo Corrado Occhipinti

 

Eros, Psiche e Andy Capp

Il serpente non sapeva nulla del bene e del male.

Intorno alla Psicologia. Dibattito con curiosi interessati.

Persone, non etichette. Introduzione 13 gennaio 2018 ore 17

Autismo, il nome di una questione. I Incontro 15 gennaio 2018 ore 19,30

L’handicap di Psiche è la bellezza. II Incontro 17 febbraio 2018 ore 17

L’oceano delle cattive interpretazioni. III Incontro 19 febbraio 2018 ore 19,30

Il pensiero e l’isola del tesoro. IV Incontro 17 marzo 2018 ore 17

Andy Capp e l’effetto Pigmalione. V Incontro 19 marzo 2018 ore 19,30

Metodo: Conversazioni. Un intervento di circa di mezz’ora.

Una pausa di riflessione di un quarto d’ora. Interventi liberi. Conclusione.

Sarà chiesto un piccolo contributo spese.

Attenzione: è cambiata la sede degli incontri che si terranno:

Presso l’A.R.T.Ha.I.
Via Beata Maria Schininà, 5
Ragusa.

(Vicino piazza Cappuccini)

Per informazioni e iscrizioni 348 5118087

È possibile iscriversi anche ai singoli eventi.

Carmelo Corrado Occhipinti

Psicoanalista

Verso Psiche – Evento

Verso Psiche – PDF

Come promesso, metto a vostra disposizione i testi che ho pubblicato in preparazione dell’incontro del 22 Maggio. Ci sarà un altro incontro a Busto Arsizio a breve.

Cliccate qui sotto per scaricare il PDF

Verso Psiche – Completo

Verso Psiche

Alcuni amici mi hanno chiesto di organizzare degli incontri sulla vita psichica. È per corrispondere a questo desiderio e per invitarne altri che ho intrapreso la pubblicazione degli ultimi articoli. Li riproporrò a breve in forma più ordinata.

Prevedo due serie convergenti: una gratuita, di presenza e attraverso il web, di circa sei incontri l’anno e un’altra rivolta a quanti sono interessati ad un approfondimento, con un modesto rimborso economico.

Il viaggio inaugurale partirà dal palazzo Garofalo in corso Italia a Ragusa. Non sarà visibile attraverso internet, via per la quale riproporrò il mio intervento subito dopo.

Fatemi sapere cosa ne pensate e comunicatemi liberamente il vostro desiderio di partecipare.

per mail: social@riflessioniaruotalibera.it

per telefono: al 348 5118087 (anche con un sms).

Aspettando di viaggiare insieme a voi

Carmelo Corrado Occhipinti

Un esempio letterario di ciò di cui ci occuperemo.

A quasi quarant’anni ancora dentro di sé andava svolgendo vicende di desiderio e d’amore con alunne e colleghe che non se ne accorgevano o se ne accorgevano appena: e bastava che una ragazza o una collega mostrasse di rispondere al suo vagheggiamento perché subito si gelasse. Il pensiero della madre, di quel che avrebbe detto, del giudizio che avrebbe dato sulla donna da lui scelta, della eventuale convivenza delle due donne, della possibile decisione di una delle due di non fare vita in comune, sempre interveniva a spegnere le effimere passioni, ad allontanare le donne che ne erano state oggetto come dopo una triste esperienza consumata e quindi con un senso di sollievo, di liberazione. Forse ad occhi chiusi avrebbe sposato la donna che sua madre gli avesse portato, ma per sua madre lui, ancora così ingenuo, così sprovveduto, così scoperto alla malizia del mondo e dei tempi, non era in età di fare un passo tanto pericoloso.

(Leonardo Sciascia, A ciascuno il suo).

Ripartiamo

 

Marco Andreolli non lo sa, ma la presentazione del suo ultimo libro è l’occasione per riprendere i lavori annunciati. Mi sono concesso una lunghissima pausa di riflessione, a presto seguiranno i dettagli.
Veniamo al libro. Ai miei occhi Bici rossa è come una serie concatenata di atti mancati (e perciò riusciti o quanto meno in via di riuscire) dai quali emerge e si realizza il pensiero represso del personaggio principale. Perché porta il suo tirocinante in un giro di droga e prostituzione? Perché gli fa vedere le miserie arcinote del ciclismo? Perché in un articolo esalta l’ultimo dei gregari, invece del vincitore che sta battendo ogni record?

Dico io: perché non ne può più di una bella facciata sopra il falso che egli stesso alimenta.
La bellissima vicenda finale, con la migliore suspense che abbia letto, è imperniata sulla risoluzione del dubbio finale che il protagonista deve sciogliere nel proprio pensiero.
Non è chiaro? E non può esserlo. Desidero invogliarvi a conoscere l’Autore e la sua opera.
A presto.

 

 

Sabato 14 Novembre – ore 16.45
presso Libreria Boragno
via Milano 4, Busto Arsizio

 

 

Potrebbe non essere stato chiaro …

… e potrebbe esserlo ancor meno, perché, nella sua semplicità, quello che sto per dire, non è purtroppo di immediata comprensione. Provo a dirlo meglio.

Insieme al tesoro avete sepolto una parte di voi stessi.

È come se, da un certo in momento, una parte dell’Io non si fosse sviluppata del tutto, rimanendo atrofizzata ad uno stadio che al momento apparteneva ad un Io embrionale che per comodità chiamiamo Es, che si sarebbe sviluppata adeguatamente e che invece si trova sepolta nella vostra isola sperduta nell’oceano delle cattive interpretazioni. Andare a cercare il tesoro (venirci con me) significa lavorare perché quell’Es non sviluppato, riprenda a crescere.

Questo Freud lo ha detto splendidamente: “Dove era Es, Io deve avvenire come soggetto.”

Per ritrovare la parte perduta dell’Io, cioè per far sì che Io avvenga come soggetto, bisogna evitare di contrastare il pensiero. Bisogna cioè che l’Io ritrovi la possibilità, attraverso la padronanza del pensiero, di padroneggiare se stesso.

Non c’è soggetto, se non è padrone di sé.

È in questo senso che mi sento di poter affermare che non c’è contraddizione quando dico che sotto il medesimo aspetto, nello stesso momento l’Io si comporta in due modi diversi, perché in effetti una parte dell’Io si comporta come se ne fosse staccata, come se fosse un’altra entità (una parte sviluppata, un’altra atrofizzata ed è quella che sarebbe la migliore e più genuina parte).

OVVERO

Negli anni della crescita, il bambino ha pensato delle soluzioni, ha intravisto dei problemi. Ma ciò non è risultato gradito a qualcuno dei suoi grandi.

Allora il bambino ha messo da parte la soluzione, l’ha conservata.

Ha omesso di finire di giudicare quello che aveva intravisto come problema, ha soprasseduto.

Insieme a questi atti del suo pensiero, ha lasciato che un pezzo di se stesso rimanesse da parte.

Nell’età adulta a volte succede che quella soluzione torni ad essere utile, che quel problema torni a ripresentarsi, ma la persona non può facilmente ricorrere a ciò che ha messo via.

Voglio notare adesso che a tutto ciò si connette la regola analitica fondamentale, ovvero dire quello che passa per la mente senza nessuna censura, né da parte della persona in analisi, né tantomento da parte di chi occupa il posto dell’analista. Il quale semmai farà il possibile affinché la persona non abbia alcuna obiezione al proprio pensiero.