I prossimi eventi saranno in Streaming! Collegati ai nostri canali!
Collegati durante i prossimi eventi di Riflessioni a Ruota Libera: andremo online in diretta streaming!
Clicca su uno dei fumetti in alto a destra per collegarti ai nostri canali LIVE!

28 Novembre 2012… Psicoanalisi, punto e a capo

L’analisi laica
- Sigmund Freud -

Mercoledì 28 Novembre 2012 alle ore 21.00 presso la Galleria Boragno.

Non in grado di intendere e di volere

Amore e Psiche - Canova


A commento della serata di ieri faccio parlare la traduzione di Apuleio:

…

Psiche, rimasta sola
- se non che, tormentata dalle Furie nemiche, proprio sola non era -
ondeggia in balìa del dolore come un mare in tempesta:
sebbene il piano sia stabilito e il suo animo determinato,
tuttavia, quando si trova sul punto di metter mano all’azione,
esita, ancora incerta sul da farsi,
ed è dilaniata dai mille sentimenti diversi
che la sua infelice situazione le suscita.

Fino ad un attimo prima, Psiche era felice, adesso è come se un pensiero, a lei estraneo, fosse entrato nella sua testa e si muovesse e la facesse muovere e agire, per un impulso proprio, non più dipendente da Psiche stessa.
Da Omero in poi abbiamo visto attribuire questa spinta all’azione alle Furie, così fa Apuleio, solo che quest’ultimo mostra il passaggio in cui Psiche lascia perdere il controllo di sé e si accinge a diventare preda delle idee delle sorelle. Ciò che gli altri chiamano “Furie”.
È la condizione che definisco dello spodestarsi, quella che può essere individuata nella nevrosi e nella psicosi, e ancora quella che la legislazione attuale definisce
non in grado di intendere e di volere.
Si giunge al punto di non essere padroni di sé, in tutto o in parte, cominciando gradualmente ad escludersi come soggetti dalla propria soggettività.

La mia anima, il deserto, Cartagine

La mia anima, il deserto, Cartagine

Un libro di Letizia Laria

La mia anima, il deserto, Cartagine

L’Autrice si racconta al pubblico

Sabato 19 novembre 2011 ore 17.00

Libreria Boragno, via Milano 4 – Busto Arsizio (VA)

Interviene Carmelo Corrado Occhipinti

Natalie è una donna che ha dedicato la vita alla carriera, trascurando la sfera sentimentale, anche a causa di un’educazione piuttosto rigida. Cerca aiuto in analisi, strada dolorosa che la porta a sviscerare, nei meandri dell’inconscio, cassetti della memoria che sperava di aver chiuso per sempre. Ma sarà l’Africa, il deserto, a permettere una sua completa rinascita spirituale. Il viaggio non solo come momento di incontro con altre culture e persone, ma anche come metafora di un percorso interiore di riscoperta e riappropriazione della propria identità smarrita. Con una penna che si diverte a saltare dall’interno all’esterno dei protagonisti, l’autrice dipinge l’affresco dell’anima di una donna controversa, complicata, eppure tremendamente “viva e unica”, che ritrova l’amore.

Il libro si può ordinare
• Direttamente dal bookstore del sito www.gruppoalbatrosilfilo.it
• Telefonicamente o via fax ai seguenti numeri: 0761/1763012 – 0761/019933
• In tutte le librerie online
• Per le librerie: le nostre edizioni sono distribuite da PDE

Una sbirciatina

Una sbirciatina su mercoledì,

chiacchierando di Marzia, Catone, Dante e Beatrice…

Mercoledì 28 Settembre

26 Ottobre: Senza Eros, Psiche è smarrita

Riflessioni a ruota libera

Non c’è pensiero senza amore

Senza Eros Psiche è smarrita


Mercoledì 26 Ottobre 2011 alle ore 21.00 presso la Galleria Boragno.

28 Settembre: …Li occhi casti di Marzia Tua…

Li occhi di Marzia tua

In amore peccato e perdono.

In amore perdono e peccato

Mercoledì 28 Settembre 2011 alle ore 21.00 presso la Galleria Boragno.

Scoprire se stessi partendo dalla letteratura

Riflessioni a ruota libera

Riportiamo l’articolo da Varese News

Si rinnova anche per la nuova stagione, dopo la positiva esperienza dello scorso anno, l’appuntamento alla Galleria Boragno di Busto Arsizio con il ciclo di incontri “Riflessioni a ruota libera”, le serate di conversazione guidate dallo psicoanalista Carmelo Corrado Occhipinti, pronto a confrontarsi con il pubblico sulle tematiche più universali ma anche sui misteri della mente umana.

La formula, ormai collaudata, prevede che la discussione prenda il via da uno spunto letterario fornito da celebri autori del passato e del presente: da questo autorevole “incipit” si parte per affrontare di volta in volta argomenti diversi, uniti da un filo conduttore che, per questo nuovo ciclo, è il tema dell’amore, per gli altri, per se stessi e per il mondo. Come sempre, gli incontri prevedono la libera partecipazione di tutti i presenti, secondo il fortunato slogan “ognuno porta qualcosa”: non c’è quindi un rapporto tra presentatore e spettatori, né tra docente e alunni, ma neppure tra psicoanalista e pazienti, anche se l’idea di conversare “a ruota libera” nasce appunto dai fondamenti di questa disciplina.

Il programma degli incontri prevede per mercoledì 28 settembre alle 21 la serata dedicata al tema “In amore, peccato e perdono”, introdotta dalla citazione dantesca “…li occhi casti di Marzia tua…”. La serie continuerà poi mercoledì 26 ottobre con un incontro incentrato sul rapporto tra pensiero e amore: “Senza Eros, Psiche è smarrita”, la rivisitazione collettiva di un topos della mitologia classica. Lo stesso si può dire per il terzo e ultimo incontro, in calendario mercoledì 30 novembre: “Quel povero diavolo di Narciso”, una riflessione sull’amore per se stessi che può spingersi fino alla patologia.

Eugenio Peralta

L’importanza del sintomo sine materia

L’espressione nasce per significare che nel corpo si trova una malattia che nello stesso corpo non ha ragione di essere; piuttosto manifesta una contraddizione che non consente alla malattia di iscrivere le proprie ragioni nel corpo.
Ad esempio si perde la sensibilità e la capacità di movimento di una gamba, ma tale perdita non segue la via dei nervi che interessano la gamba, piuttosto quello che la persona pensa essere la gamba. Da questo fatto chiunque trae l’impressione che la persona faccia “a posta” a bloccare la gamba.
A volte la persona stessa è portata ad osservare di non avere alcuna paralisi neurologica (né flaccida, né spastica) e trova che è un frutto del proprio pensiero, anche se non sa come ha fatto e soprattutto come può sbloccare la gamba.
Non rimando a più avanti la seguente notazione: solo con quelli che fanno questa osservazione si può tentare la via di una qualsiasi terapia psicologica. Ovvero: ad inaugurare una terapia psichica non è il godimento nel marciume del sintomo, ma l’osservazione del marciume e il desiderio di abbandonarlo. Ovvero ancora: non consiglio a nessuno di essere così matto da pensare di potere guarire gli altri che non vogliono guarire e soprattutto rendo noto che mi tengo lontano da una tale pazzia. Sto dicendo: anche la pazzia, sintomo sine materia per eccellenza, è una scelta fatta con piena avvertenza e deliberata coscienza; ed essendo la materia della pazzia grave per definizione, suggerisco di trattarla come la Chiesa tratterebbe un peccato mortale.

Faccio un provvisorio ed incompleto elenco delle estensioni del concetto di sine materia.
Innanzi tutto verso le già dette affezioni iscritte nel corpo e che in esso non trovano ragione. In secondo luogo verso le elucubrazioni mentali che chiamiamo ossessioni. Poi tutte le paure che non hanno luogo di esistere, dall’ansia all’angoscia. Ma non devono avere luogo di esistere, non applicate il concetto alla madre in angoscia per il figlioletto che viene operato a cuore aperto. Non per la povera madre e nemmeno per il bambino, poverino! Ma soltanto perché non è sine materia! Ed infine alle pratiche, anche sessuali, nelle quali manca la materia dell’eccitazione.
Non priviamoci infine della possibilità di metterci dentro le pazzie! Quella di Hitler, perché l’esempio riesce meglio. Non perché sembri che abbia avuto una relazione con una nipote e nemmeno perché si dice che andava in bianco con Eva Braun, ma perché pensava di poter conquistare il mondo e prendere possesso della Storia. Ora di impadronirsi della Storia lo concediamo solo a Dio, che però se la prende comoda: non so quante migliaia di anni ha lasciato trascorrere dalla mela alla Redenzione; da questa a tutt’oggi sono passati più di 2000 anni e ancora non si vede, neanche all’orizzonte. Quelli che lo vedono già, fate voi se sono senza materia. Perché anche l’allucinazione è percezione senza oggetto, cioè sine materia.
E concludo sull’allucinazione. Non si tratta di andare a spiegare alla persona che sta allucinando, si tratta di vedere (anche il non vedere ciò che è evidente fa parte dei sine materia, come giustamente osservano le mogli ai mariti che non trovano i calzini nel cassetto) si tratta di vedere che non c’è ciò che la persona dice di vedere, udire; che non c’è ciò di cui sente il profumo, il sapore, la sensazione tattile. Come vedete, ci siamo dentro tutti: chi non ha visto, intravisto, sentito il profumo, il sapore di qualcosa che non c’è? Non ho detto che la persona ha bisogno di allucinare, c’è un salto logico: lo fa e basta.

La semplice notazione che lo fa, ristabilisce il pensiero di chi fa, si ossessiona, si sintoma (passatemi per favore il neologismo, serve!) nel suo procedere per scopi o fini a noi ignoti. E allora possiamo affermare: a qual fine lo fa? Se la ragione ci è nota, parliamo di ragione cosciente, altrimenti siamo costretti dalla logica a cercare una ragione inconscia. E così introduco il concetto di inconscio: ci possono essere ragioni che sfuggono alla nostra coscienza.

In tutto questo non ho seguito un percorso scientifico, ma un processo logico. Se qualcuno trova che la mia logica difetti da qualche parte, mi fa una cortesia a segnalarmelo.

Tra il significativo ed il bello

Non tutti i bastardi sono di Vienna

Non tutti i bastardi sono di Vienna, Sellerio

Due citazioni da “Andrea Molesini: Non tutti i bastardi sono di Vienna, Sellerio.
“Il mio collegio era dei domenicani e i padri consideravano la salute del corpo importante almeno quanto quella dell’anima, su cui erano – e la cosa stupiva non poco – propensi ad ammettere una certa ignoranza.” (Pag. 20).
Trovo veramente notevole che, nel giudizio dell’Autore, questi padri domenicani erano propensi ad ammettere una certa ignoranza sull’anima.
Ne prendo spunto per professare che il mio essere psicoanalista consiste nel riconoscere la completa ignoranza sui fatti della psiche soggettiva (e quale altra psiche oltre quella soggettiva?). Lo sanno bene i pochi che mi frequentano e mi hanno frequentato: li ho sempre incitati a lavorare da se stessi alla scoperta dei propri pensieri.
Nel lavoro che sto facendo di revisione della psicoanalisi, questo è il più significativo dei miei apporti: il soggetto in analisi sa; se al momento non riesce a dire è perchè se lo impedisce. Lavorando con me, può smettere di impedirsi di sapere.

La seconda citazione dallo stesso libro riguarda una frase che mi colpisce per la sua concisa bellezzza: “… nata per restare ferma, al centro del misero splendore del tutto che passa.”

A Pina

Se si potesse cantare
l’amore,
io canterei
di te e di me
e del nostro
cammino
insieme,

se si potesse cantare
l’amore,
io canterei
dei nostri pensieri
orientati
l’un l’altro
in affetto
crescente,

se si potesse cantare
l’amore,
io canterei
di come mi stringi
la mano
quando la tua
prendo
e di come mi si stringe
il cuore
quando il tuo
si stringe,

ma l’amore
non si può cantare,
si vive,
come tu ed io
viviamo,
quali mature e audaci
tortore
librate in volo
sui loro
molti anni
di teneri
ricordi
e ardite
passioni,

amore che ci prende
e non si lascia
cantare,
ma se si potesse
cantare
io canterei
di te e di me
e di noi due
sperduti viandanti
che si sono
ritrovati
appassionati.

Busto Arsizio, 21.08.2011