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La sventurata rispose … male!

È vero che non potete mangiare frutta?
Sì, che possiamo mangiarla! Abbiamo tutta la frutta che vogliamo: pere, banane, uva.
Ma proprio tutta?
Ma sì, certo. Anche le nespole, le albicocche, le angurie. Tutta la frutta, perbacco!
E quell’albero in mezzo?
Eh, beh! Quello no! Quello non possiamo toccarlo, il Signore non vuole!
Ma allora ne siete privi, vi manca qualcosa! Io posso mangiare quello che voglio, sono un serpente io! A me nessuno dice che questo posso mangiarlo, quest’altro non posso. Non mi piace la frutta e non la mangio. Mi piacciono i topolini, che a te fanno schifo, e anche i passerotti che però volano via. Ma io li afferro di nascosto. E tu, invece, puoi mangiare tutta la frutta tranne le mele! Ma che paradiso credi che sia quello dove il frutto migliore non puoi mangiarlo!

25 Maggio: Ma cosa ne sai tu, maledetto serpente, del bene e del male?

25 Maggio: La corrotta Bibbia

25 Maggio: La corrotta Bibbia

Un commento a tre libri

Ho avuto occasione di leggere tre libri contro la psicoanalisi e mi astengo dal commentarli per intero. Faccio solo un cenno per vedere come mettano in evidenza gli errori che ci sono stati trasmessi con la cosiddetta psicoanalisi e prima di essa. Errori del pensiero che costituiscono i nodi scorsoi con i quali il pensiero soffoca, ovvero viene tenuto nello stato di obbligazione di mantenere represso un proprio contenuto.

Qui di seguito i link:
• Il libro nero della psicoanalisi
• Inconscio ladro!
• Crepuscolo di un idolo
Il seguito domani sera, presso la galleria Boragno.

Il libro nero della psicoanalisi

“Le livre noir de la psychanalyse”

A.A. V.V. // Curato da Catherine Meyer


De Il libro nero della psicoanalisi sostengo che quella descritta non è la psicoanalisi. Non c’è nulla nelle esperienze raccontate che si sia mosso nella direzione del dare risposta alla questione che il ritorno del rimosso pone. Dare alla persona che cerca una risposta un’altra imposizione non serve a nulla, se non a peggiorare le cose. La psicoanalisi non è un nuovo vincolo al pensiero, che di già ne ha molti, ma l’opera di liberazione dagli obblighi che portano alla rimozione.

Inconscio ladro!

Malefatte degli psicanalisti

di Elisabetta Ambrosi


Ad Elisabetta Ambrosi, autrice di Inconscio ladro, vorrei dire che ha fatto bene a scrivere del suo (sembrerebbe) non riuscito tentativo di analisi. Ho cercato, senza successo, di mettermi in contatto con lei. Ha ragione: è entrata in una dinamica in cui la sua questione è stata omessa dal suo analista. Quello che mi impressiona è che sia mancata la risposta anche nella prefazione e nella postfazione di due analiste. Ha ragione la Ambrosi! Non ha avuto risposta e forse non l’ha trovata lei stessa. Dico forse perché nel fatto di aver messo in piazza se stessa può esserci sia la soluzione che la complicazione del problema. Dal testo non si capisce, ma si capisce che si è messa a pensare in proprio, cioè con libera-mente. Mi si perdoni il gioco di parole. E pensare libera-mente non può che avviare la soluzione della propria questione, malgrado l’eventualmente non riuscito lavoro di analisi.
Lo dico in un’altra maniera: ha ragione Elisabetta Ambrosi, andava da una persona nella speranza di non trovare ostacoli al proprio pensiero e di liberarsi delle vecchie barriere, si è trovata con un nuovo ostacolo e con le vecchie barriere rinforzate. Ma il tentativo di liberarsi del nuovo ostacolo può comportare l’abbattimento graduale anche delle vecchie barriere. Come se fosse tutto in una diga: una crepa la farà gradualmente crollare.

Crepuscolo di un idolo

Smantellare le favole freudiane

di Michel Onfray

In Crepuscolo di un idolo, che non ho finito di leggere, Michel Onfray svolge una critica serrata a Freud. Ma più lo critica, più mi spinge ad essere freudiano. Nelle sue contraddizioni, Freud dimostra il faticoso lavoro che ha compiuto (ha compiuto?) nel tentativo di rendere ragione di un fatto: c’è un pensiero rimosso che spinge per uscire dalla prigione in cui il soggetto lo ha posto, questa spinta ci si presenta, nella costante ripetizione, come la malattia psichica. La soluzione non può che venire dal soggetto stesso, magari con l’aiuto di uno che non lo aiuta per nulla, se non nel fatto di valorizzare la libertà di pensiero che si esprime nella regola analitica. Se ad Onfray, e a chiunque altro, non dovesse sembrare questo il compimento di Freud, allora mi assumerò la paternità di aver evidenziato una conclusione che era già tutta insita nelle premesse.
Il seguito domani sera, presso la galleria Boragno.

27 Aprile: È ariano che vive lo spirito del popolo

27 Aprile: Umberto Eco

27 Aprile: Umberto Eco

Barbarie e progresso

Prendo a prestito da Freud una buona osservazione:
“L’epoca in cui viviamo è davvero singolare. Ci rendiamo conto con sorpresa che il progresso ha stretto alleanza con la barbarie.

Tutti fratelli: una provocazione ariana e siciliana

Quando due Siciliani si incontrano, anche se non si sono mai conosciuti prima, si riconoscono figli della medesima patria e partner della stessa cultura. Insomma è una festa.
Pur sapendo che in fondo tutti gli uomini, donne comprese, siamo tutti fratelli.
Tranne i Siciliani col resto del mondo e soprattutto i Siciliani tra di noi.
Se volete, può valere per tutti.

Nostalgia

Aggiungo un piccolo commento come ringraziamento per la serata del 30 marzo a quanti hanno voluto onorarmi con la loro partecipazione e a coloro che non hanno potuto e mi hanno contattato personalmente.
“La nostalgia è un’emozione che non frequento molto …” (Né qui né altrove, pag 41)
Trovo suggestivo che Carofiglio ci offra una prospettiva di libertà: la nostalgia, ovvero il dolore del ricordo, è un’emozione di cui si può scegliere quanto e come frequentarla. Preferisco la parola affetto, che indica l’orientamento del pensiero a produrre quella che Carofiglio chiama emozione. Ma in ogni caso l’Autore ha aperto la prospettiva alla padronanza di sé. Osservo che chiamare l’angoscia affetto del pensiero significa mettersi nella prospettiva di padroneggiarla. Dico padroneggiarla e non di liberarsene perché osservo nell’angoscia la stessa funzione della spia della benzina. Il nostro pensiero segnala alla nostra attenzione la presenza di un problema. Solo nel caso in cui il pensiero segnala sempre una soluzione come problema abbiamo l’angoscia patologica.