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Non sono la mia diagnosi

“Non sono il mio personaggio” equivale a “Non sono la mia diagnosi”. Avrò pure un sintomo nevrotico, isterico, paranoico; sarò pure affetto da nevrosi, isteria, paranoia; ma non sono, e nessuno lo è, isterico, nevrotico, paranoico. E’ paradossale che la psicologia critichi la medicina per l’identificazione del malato con la sua malattia (la polmonite del terzo letto) e non si accorga dell’identificazione del soggetto con una sua eventuale sofferenza (evito il concetto e la pratica di patologia).
A mercoledì 30 marzo

30 Marzo: “Non sono il mio personaggio come crede Tex Willer”

30 Marzo: Gianrico Carofiglio

30 Marzo: Gianrico Carofiglio

30 Marzo 2011 ore 21:00

Galleria Boragno

via Milano, 4 – Busto Arsizio – 0331.635753

“Non sono il mio personaggio come crede Tex Willer”

Il pensiero scioglie il nodo scorsoio

(Personaggio a chi?)


Il nodo scorsoio al collo soffoca, strangola, uccide. Il pensiero, prima del corpo. Se fossimo il personaggio di noi stessi, non avremmo libertà come personaggi, bensì come autori. Il che è già un progresso e una via di uscita.
Osservo, e non per inciso, che nell’anoressia il pensiero muore col corpo ancora in vita, al punto da non accorgersi che si sta morendo, che il corpo non è grasso, che il seno è scomparso. Per tornare a mangiare, occorre allentare il nodo scorsoio.
Una serata particolare: porterò una portata solida e una liquida, nel caso ancora qualcuno non avesse allentato bene il nodo scorsoio. Ma vale anche per me, mi sembrava di averlo slegato del tutto e invece mi accorgo che non inghiotto bene.
Siete invitati a portare anche voi qualcosa di solido e qualcosa di liquido, innanzi tutto per me che non so se farò in tempo a slegare il mio nodo scorsoio.
E ancora, tutta roba fresca, che non vada a male, ovvero: niente pezzi falsi. Così, se non riesco ad inghiottire, me lo conservo e lo mangio dopo.

Riflessioni a ruota libera… Secondo giro!

A ruota libera - Locandina

Riflessioni a ruota libera, secondo giro - Locandina

L’errore di cui mi occupo in queste tre serate, e nel mio lavoro, non è l’errore di una eventuale conclusione, ma quello di aver omesso una questione che era lì a fare da scandalo.

Uso la parola scandalo nel senso di inciampo. Nella nostra particolare e soggettiva vicissitudine siamo inciampati, come tutti, come sempre. E abbiamo fatto finta di niente, abbiamo omesso di guardare ciò in cui eravamo inciampati.

• Gianrico Carofiglio ci offre l’esempio di se stesso che torna a vedere ciò che potrebbe ancora fare inciampo alla sua vita, ed esattamente questa domanda: “Ma non sarai il personaggio della tua invenzione?”
• Umberto Eco affronta la storia degli imbrogli sulla razza creati da un falsario che tuttavia pone il concetto di razza come una questione di identificazione. Noto che Freud ha dovuto affrontare la stessa questione per la razza ebraica.
• Se proviamo a corrompere la Bibbia, scopriamo l’origine (e non il peccato originale, non faccio un discorso religioso, né antireligioso; … volendo, perché no?) dell’omissione delle questioni. Adamo ed Eva, che avevano la scienza infusa, non si chiesero che cosa ne sapeva il serpente del bene e del male.

Personaggio a chi?

Trovo notevole che Gianrico Carofiglio si faccia dire da Tex Willer di essere anche lui un personaggio e che si difenda da questa accusa.
Sappiamo già tutti de Il treno ha fischiato di Luigi Pirandello che immagina un impiegato la cui vita succube viene stravolta dall’udire il fischio di un treno. L’impiegato si ribella, pur in una forma che sembra pazzia. Pazzia dalla quale l’io narrante è sicuro che rientrerà. Ovvero, di fronte all’inibizione, due possibilità: sottomissione, o follia.
Noto che Freud crea una alternativa: la guarigione, come contrapposizione a tre altre possibilitĂ .
1)Il soggetto (Freud dice l’Io) contro se stesso: la nevrosi.
2)Il soggetto contro il mondo: la follia.
3)Il soggetto contro l’oggetto: la perversione.
Carofiglio sembra percorrere la strada alternativa di Freud rispetto alle tre: il soggetto si difende dall’accusa di essere un personaggio. Come se dicesse:
“Caro Tex Willer, personaggio delle mie letture e termine della mia identificazione puberale, è vero sono stato e sono il frutto dei miei pensieri da bambino e da ragazzo, e perciò personaggio di me stesso. Ma adesso sto recuperando tutto quello che ho pensato di me e lo sto portando a conclusione. Perciò, carissimo Tex, rimani nelle strisce dei fumetti, perché io mi avventuro nella vita. … ah grazie del suggerimento di guardare nello spazio vuoto tra due vignette!”
P.S. Di presenza, lo prometto, svolgerò meglio il discorso, anche scherzandoci sopra.
P.P.S. Devo un grazie particolare a Romano Khan, per la nostra conversazione di stamattina. In una battuta, con il richiamo a Sartre, mi ha dato modo di precisare meglio quello che venivo elaborando.

Lutto e melanconia

… arriflittì che veramenti stava rispettanno un lutto.
Quello della so vita persa, spardata senza sapiri né come né perché. (Andrea Camilleri, Gran Circo Taddei …,pag. 236)
In una sola frase è contenuta un’alternativa per contrapposizione ad un’altra frase. O siamo personaggi di un romanzo non scritto da noi, marionette in un cielo di carta, o soggetti attivi che, in mancanza di iniziativa (ovvero: inibizione del pensiero), possiamo almeno giungere alla conclusione di avere sprecato la vita, senza sapere come è perché. Beninteso, avendo invece chiarissimo il come ed il perché.
E ancora, è una frase che ripropone la precisa distinzione tra lutto e melanconia, essendo il lutto un’esperienza dolorosa del pensiero normale mentre la melanconia è il godimento perverso di un pensiero che mantiene la propria inibizione.
Ed infine: nel lutto non c’è niente da elaborare, nella melanconia c’è da riprendere il pensiero della possibile soddisfazione.
Appuntamento al 30 marzo per il seguito.
Carmelo Corrado Occhipinti

Prossimi eventi

Per cominciare, c’è una certa Lucia, personaggio principale di un romanzetto dove si parla di promessi sposi, che si lamenta, nel dare l’addio a certi monti, di aver perso la possibilità che l’amore le venisse comandato, lei che passava davanti alla casa di Renzo non senza rossore. Ecco detto, ci occuperemo del soggetto che arrossisce e anche di quello che vuole l’amore comandato.

Vicino alla greppia

Vicino alla greppia

la sola betulla

dai rami spogli.

Dispersi i pastori,

i Magi

non percorrono

i minacciati

sentieri.

Sul gelo sanguinante

una lontana stella

indica ancora

il cammino.

Carmelo Corrado Occhipinti


Auguri di Buon Natale



Padroni del nostro pensiero

Scrivo queste note conclusive da Ragusa dove ho incontrato un gruppo di colleghi con gli stessi obiettivi con cui ho promosso A ruota libera.

Innanzi tutto grazie di aver camminato con me. 

Abbiamo visto alcune tipologie patologiche tratte dalla letteratura. Abbiamo collegato ogni singolo tratto patologico con specifici processi di pensiero che al loro interno contenevano un errore.

Adesso aggiungo e preciso qualche nota. 

Esiste una precisa distinzione fra normalitĂ  e patologia.

In base a questa distinzione, non è possibile affermare che siamo tutti malati. Ancora in base a questa distinzione, si individua in una domanda la possibilità di una cura.

 La distinzione corrisponde a dati di fatto osservabili da chiunque.

 La distinzione comporta l’affermazione che siamo costitutivamente padroni del nostro pensiero. L’essere dell’Io non padrone in casa propria, cui si riferisce Freud, è la precisa descrizione dello stato patologico del pensiero.

Lo stato patologico del pensiero è il risultato di un processo che in alcuni casi è possibile ricostruire. In Francesca da Rimini, Salvo Montalbano e Fabrizio Corbera abbiamo osservato che avevano visto, o intravisto, una soluzione che poi hanno omesso dal loro pensiero.

 Proseguiremo. Di sicuro proseguiremo, benché ancora io non sia in grado di dire come e quando. Presumibilmente all’arrivo della primavera, con altre serate, ancora in numero di tre. Ho idea di invitare tre persone a servire il piatto principale, io porterò l’antipasto e il dolce.

 L’appetito (che provoca la domanda) è intorno alla risposta che alcuni hanno dato alle medesime questioni. Ma non dico di più per adesso: ho in casa gli ingredienti, ma non ho potuto assicurarmi se i tre cuochi vorranno cucinare. In caso cucino io. Se volete potete cominciare a preparare.

Secoli di paura che una donna possa desiderare

“Quando la natura femminile, per sua natura così perversa … .”

Umberto Eco, ne Il nome della rosa, fa esprimere ad un suo personaggio una frase che esprime l’eterna paura della donna e del suo desiderio.

La prendo in prestito per incuriosire nei confronti del principe Fabrizio che una certa sera, dopo cena, va a Palermo …

Quasi quasi ci vado…

Eugenio Peralta ha preparato un comunicato stampa di tale qualità da sollecitarmi ad inserirlo sul sito. In esso si troverà una sintesi efficacissima di come sarà la serata. Nel testo c’è qualcosa che mi spinge ad andare ad ascoltare il mì babbo!

Chiara

Da Dante a Tomasi di Lampedusa, passando per Camilleri: alla Cartolibreria Centrale Boragno di Busto Arsizio arriva a compimento il ciclo di incontri “Riflessioni a ruota libera”, composto da tre serate dedicate alla libera conversazione tra i presenti e orchestrate dallo psicologo e psicoanalista Carmelo Occhipinti. Per il terzo e ultimo appuntamento, in programma mercoledì 24 novembre a partire dalle 20.30, lo spunto è offerto dall’opera di un altro grande nome della letteratura italiana come Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore de “Il Gattopardo”. Dal suo unico romanzo è tratta la citazione che dà il titolo alla serata, “Nel lento fiume pragmatistico siciliano”, ovvero “Il pensiero nel nodo scorsoio”: una riflessione sull’errore, inteso sia come sbaglio individuale e soggettivo, sia come ingannevole verità tramandata dalla cultura e dalla storia. Errori che devono essere scalfiti e combattuti per tornare ad affrontare la vita nel modo giusto, riscoprendo il proprio principio di piacere.

La conversazione prenderà le mosse dalla lettura di questo e altri passi per poi snodarsi attraverso gli interventi, richiesti ma non obbligatori, del pubblico presente. Un modo per dare libertà d’azione al pensiero, svincolandolo dalla costrizione della coscienza e lasciandolo saltare di palo in frasca, “a ruota libera” appunto.

Per ulteriori dettagli sull’incontro e per comunicare commenti e impressioni personali è possibile registrarsi sul sito.

Eugenio Peralta