I prossimi eventi saranno in Streaming! Collegati ai nostri canali!
Collegati durante i prossimi eventi di Riflessioni a Ruota Libera: andremo online in diretta streaming!
Clicca su uno dei fumetti in alto a destra per collegarti ai nostri canali LIVE!

24 Novembre: “Nel lento fiume pragmatistico siciliano”

Nel lento fiume pragmatistico siciliano

24 Novembre 2010 ore 20:30

Galleria Boragno

via Milano, 4 – Busto Arsizio – 0331.635753

“Nel lento fiume pragmatistico siciliano”

Ovvero

Il pensiero nel nodo scorsoio.


E naturalmente ci sono anche gli errori. Quelli individuali e soggettivi di ciascuno di noi e quelli che la cultura ci tramanda.

Li apprendiamo come verità che conducono alla salvezza ed invece sono un nodo scorsoio per il pensiero che ne risulta soffocato.

Li prendiamo come verità assieme al latte materno e invece sono tossici.

Se riusciamo a scalfire in superficie solo uno di questi errori, la vita per noi ricomincia attraverso il gusto di scoprirli tutti, mentre riprendiamo il nostro personale principio di piacere.

La serata, a ruota libera, sarà articolata intorno alla lettura e commento di alcuni versi.

Gli interventi sono richiesti, ma non obbligati. Per durate previste superiori ai due minuti preghiamo di comunicarlo anticipatamente.

Guarda la mappa per scoprire dove si terrà l’evento

Che sensazione è? Una domanda per introdurre Il Gattopardo

Introduco la serata del 24 novembre con una citazione e una domanda:

Don Fabrizio quella sensazione la conosceva da sempre. Erano decenni che sentiva come il fluido vitale, la facoltà di esistere, la vita insomma, e forse anche la volontà di continuare a vivere andassero uscendo da lui lentamente ma continuamente come i granellini che si affollano e sfilano ad uno ad uno, senza fretta e soste, dinnanzi allo stretto orifizio di un orologio a sabbia. (Parte settima, primo paragrafo)

Che sensazione è?

Don Fabrizio è vicino alla morte ed è la sensazione di svenimento. Ma in tutto il romanzo non era stato detto che spesso aveva la sensazione di svenire e non si era mai nemmeno intuito.

Carmelo Corrado

Conversazioni

Riporto la sintesi di alcune conversazioni. In corsivo le frasi non mie.

L’intervento su Dante ha l’aria della semplificazione eccessiva perché lei ha costruito un modello che sembra funzionare con le persone che stanno bene. Queste persone possono regolare la loro vita sentimentale. Ma quelle che stanno male? Come fanno ad accorgersi di stare male. Se sono prigioniere, come fanno ad accorgersi di essere prigioniere e come possono fare per uscire dalla loro prigione?

Noi incontriamo le persone nella crisi della loro vita. Di questa crisi, al momento in cui inizia il nostro rapporto, non sanno dire molto, ma sanno molto di più di quello che dicono. Noi le mettiamo in condizione di dire liberamente e nel dire, a volte tramite il nostro aiuto, rompono la catena delle associazioni che lega il loro pensiero. Ritrovano il punto di inizio della crisi e hanno la possibilità di orientare il loro pensiero diversamente. Non importa che poi davvero si orientino diversamente, il fatto di averne considerato la possibilità, rende il primo orientamento meno costrittivo.

Della crisi le persone sono avvertite da quelli che la psichiatria chiama sintomi, angoscia e inibizioni. Non si dà il caso di non avvertimento, si dà frequentemente il caso di menzogna sull’avvertimento.

Ma non bisogna dimenticare che il funzionario responsabile è il soggetto stesso, mai e poi mai noi professionisti.

A noi rimane la possibilità di un giudizio cautelativo per noi stessi: che operazione sta facendo il funzionario sui suoi affari? Sta negando, rinnegando, mistificando? Questo ci riguarda solo in quanto osservatori ed eventualmente per i nostri rapporti con lui. Non siamo i missionari di un falso vangelo.

Perciò l’eventuale decisione: “soffro di angoscia e me la tengo” è di stretta pertinenza del soggetto e nessuno ha competenza contro di lui.

Invece la decisione: “Soffro di angoscia e te la faccio pagare” ha un altro rilievo. Oppure: “Soffro di angoscia e perciò comando io, o meglio, quella che io chiamo la mia angoscia.”

Ma allora non è la pace l’obiettivo di una psicoanalisi?

No! Di certo. Una psicoanalisi ha per obiettivo che la persona risolva ciò per cui la intraprende (sintomi) e l’analista dice di sì perché individua la presenza di pensieri tenuti nascosti dal richiedente. Ed individua, almeno per cenni (ma sicuri), che il portare alla luce questi pensieri nascosti può comportare la caduta dei sintomi.

Semmai questo può comportare non la pace, ma la guerra. Ed alla guerra si va armati.

Armati di che?

Di quello che occorre per la guerra. Si vis pacem, para bellum. Volendo fare una metafora, direi che occorre essere armati di spada, lancia e soprattutto scudo.

Quale scudo?

Innanzi tutto il pensiero. Si dice a volte che l’atto di difesa sia un male, soprattutto se è un atto meccanico. Affermo invece che difendersi è una cosa buona; se si fa automaticamente, meglio ancora. Il vero problema di quelli che si rivolgono a noi chiedendoci una analisi è semmai (da vedere singolarmente per ogni persona) che non si difendono bene, come Amleto. Non un meccanismo di difesa, ma una difesa in un meccanismo che non funziona.

Ad esempio, accorgersi che mi fa la guerra uno che abbia per motto: “Soffro di angoscia e sarà questa che comanderà i nostri rapporti.”

27 Ottobre: “Tutto zucchero e miele… e naturalmente fàvuso”

27 Ottobre 2010 - Carmelo Occhipinti su Camilleri

27 Ottobre 2010 ore 20:30

Galleria Boragno

via Milano, 4 – Busto Arsizio – 0331.635753

“Tutto zucchero e miele … e naturalmente fàvuso”


Nell’opera di Andrea Camilleri troviamo un ragionato catalogo di falsi. Il falso sintomo, il sintomo, la simulazione e il sospetto che possa esistere una simulazione così vera, ma così vera da risultare mortale per il soggetto. E ovviamente la menzogna grassa e panciuta degli imbroglioni.

La serata, a ruota libera, sarà articolata intorno alla lettura e commento di alcuni versi.

Gli interventi sono richiesti, ma non obbligati. Per durate previste superiori ai due minuti preghiamo di comunicarlo anticipatamente.

guarda la mappa per scoprire dove si terrà l’evento

Lo scempio del pensiero

A me interessa che la seconda strage, quella della memoria, sia in qualche modo, riscattata. (A: Camilleri, La strage dimenticata, pag. 69).

È una frase alla quale ero associato prima che l’A. la scrivesse perché la strage della memoria equivale allo scempio che sul pensiero esercita la menzogna.

Quella degli altri sull’essere del soggetto, quella del soggetto su se stesso. Essere del soggetto che faccio coincidere con la sua azione verso gli altri.

Atti concreti di cui ciascuno può ragionevolmente rispondere, come Adamo alla domanda di Dio.

Adamo che hai fatto?

Domanda genuina a cui si può genuinamente rispondere. Ma da Adamo in poi non rispondiamo che male.

Non mangiare quella…

Adamo che hai fatto?

Ma ch’eritu duocu a fari a vardia? (Ma eri lì a fare la guardia alle mele?)

Non ce l’hanno spiegata giusta. La storia del frutto proibito ha un’altra morale e una diversa colpa. Qual è il peccato di Adamo ed Eva?

Mettiamo caso che Adamo avesse dato questa risposta da impunito, allora Dio avrebbe potuto giudicare che si trattava di uno sporco ladrone che per giunta gli rispondeva male e avrebbe sicuramente detto:

Senti, mio caro, le mele le ho fatte per me e la mia famiglia. Tu qui eri ospite gradito, se ti mangi tutte le mele, noi come facciamo. Potrei creare un altro albero più in là, ma ormai i giorni della creazione sono passati e non voglio fare un miracolo per coprire un furto. Allora facciamo una bella cosa, tu e tua moglie andatevene più in là, lontano dalle mele. Farà più freddo, dovrai dissodare il terreno, qui ci avevo pensato io. Ti toccherà lavorare e sudare, e non sarà solo il sudore della fronte. Se tua moglie vorrà avere bambini, può succedere che avrà qualche doglia, ma io non verrò fin lì. E insomma ognuno per sé e Dio per tutti. Che poi sarei io.

E hanno usato male anche quella frase per cui la storia non si fa con i se e con i ma. Ogni volta che ci lanciamo nei se e nei ma, non facciamo storia, cerchiamo di capire, anche come fare.

Ma chi non ha spiegato bene le cose? È un chi a volte senza soggetto. Qualcuno può essere stato materialmente, ma spesso si tratta di un errore che è venuto creandosi così, quasi per scivolamento progressivo, come quella diga olandese.

Quella del bambino che, passando per caso, si accorse che nella diga si era formato un piccolo buco da cui usciva l’acqua. Comprendendo che il buco si sarebbe allargato fino al crollo della diga, lo otturò con dito e rimase ad aspettare che arrivassero gli adulti. E così salvò il paese.

Ma poi gli adulti che fecero? Col cemento a presa rapida ripararono la diga? Evacuarono il paese? Mentre il bambino stava lì a tenere la diga col dito, ne costruirono un’altra più grande e lasciarono morire il bambino tra le due dighe?

Proviamo per adesso a reinventare il dialogo tra Dio e Adamo, cosa sarebbe succeso?

Adamo, che hai fatto?

Eh, la miseria! Che tono di rimprovero! E per una mela! Che sarà mai!

Adamo che hai fatto?

Ma dicevi davvero che non dovevo mangiarle?

Adamo che hai fatto?

Guarda in tutta sincerità, l’albero è così carico che a momenti si spezzano i rami. Ho pensato che se ne mangiavo una, manco ti accorgevi. Però, visto che ci tieni davvero, non le tocco più!

Adamo che hai fatto?

Senti, non puoi tenermi qui con una proibizione e dire che questo è un paradiso. Lo sai che avendomi detto di non toccare questi frutti, me ne hai fatto venire il desiderio. Ora la abbiamo mangiata, io e mia moglie, un morso ciascuno perché fa schifo. A me è rimasta anche in gola, Eva l’ha mandata giù perché quella manda giù di tutto. Se ti vuoi seccare, cacciaci fuori. Almeno finisce questa storia che saremmo in paradiso e non possiamo toccare le mele!

Adamo che hai fatto?

Non sono stato io, è stata la donna che TU mi hai dato.

Eva?

È stato il serpente!

Ma che faccia di tolla che avete! Andatevene a quel paese! E restateci finché non smetterete di attribuire ad altri la vostra colpa.

E poi chi vi ha detto che siete nudi?

Già, chi ce lo ha detto?

Non mangiare quella…

Grazie

Malgrado la stanchezza della serata, non mi voglio privare del piacere di lasciare sul sito un ringraziamento a tutti coloro che sono venuti e alle pietanze che hanno messo a disposizione.
In particolare mi viene in mente il confronto tra le due interpretazioni: quella romantica e quella che ho privilegiato nella mia esposizione.
E aggiungo un particolare che in sala ho omesso. Nella interpretazione che privilegio Lucifero non è esattamente condannato all’inferno, ma lasciato nell’inferno che egli stesso crea.
Muove le ali per liberarsi dal ghiaccio, ma il ghiaccio è dovuto al movimento delle ali. Ne risulta la visione di un Dio che lascia Lucifero alla sua pena. D’altra parte il peccato di Lucifero è l’invidia di non volere Dio in quanto Dio.
Ho già avuto modo di apprezzare le altre possibili interpretazioni, come quella citata in sala da un partecipante (mi scuserà se non conosco il nome): Lucifero ha ottenuto lo sguardo, benché punitivo, di Dio. Si aprono altri scenari e altre costruzioni.
Tanto per un tangibile grazie a tutti gli intervenuti.
Carmelo Corrado Occhipinti

Commento a caldo…

…Insomma, quello lì ha parlato per un po’… la scuola, i bambini, il ragazzino… e poi Dante con Paolo (ma dove? Paolo non si vede mai, né in riflessioniaruotalibera e quasi neanche con Dante, al massimo quello trema e dà un po’ di baci) e soprattutto Francesca…
Ma come funziona? Alcuni dicono che Francesca non avrebbe accettato l’idea che l’amore era un sentimento dentro di lei, scaturito dal suo pensiero. Altri invece hanno detto che Francesca era ben consapevole di tutto e che la sua ribellione alla vita a cui era stata obbligata l’avrebbe portata sì all’inferno, ma vincitrice al 100%.
E com’era poi davvero la questione alla fine chi lo sa? Non so, ma nel primo caso Dio lo capisco un po’ di più… e mi sembra anche un po’ meno “cattivello”!
Vabbè, ma in fondo vogliamo mettere con la soddisfazione di sapere che anche Francesca (la nostra) da ragazza stava sveglia la notte per leggere i libri di suo gradimento e non ne voleva sapere di quelli scolastici?
è stata una buonissima “cena”! Grazie a tutti!

29 Settembre: “La bocca mi baciò tutto tremante”

La bocca mi bacio tutto tremante - Dante Alighieri

29 Settebre 2010 ore 20:30

Galleria Boragno

via Milano, 4 – Busto Arsizio – 0331.635753

“La bocca mi baciò tutto tremante”


Nei due

più noti

amanti,

un tratto delle

nostre

piccole

importanti

vitali

amorose

storie.


Della vita sessuale omettiamo prima il pensiero, poi lo riproponiamo omettendo noi stessi in quanto soggetti.

Con tremore.


La serata, a ruota libera, sarà articolata intorno alla lettura e commento di alcuni versi.

Gli interventi sono richiesti, ma non obbligati. Per durate previste superiori ai due minuti preghiamo di comunicarlo anticipatamente.

guarda la mappa per scoprire dove si terrà l’evento