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Meta

Volino gli
aironi
sul nostro
cammino
ad indicare
la meta
nella soddisfazione
del giorno
e notturna.

Strisce di carta

Sottili strisce
di carta
dove annoto
e canto
ineffabili affetti
e tormentosi affanni
di me soggetto
e dell’umanità intera.

Nell’acqua stagnante
della paludosa
melma
non volano aironi
ma aquile rapaci
e le vipere
velenose
si avvinghiano
alle gambe
dei viandanti
che l’aria cupa
del tramonto
attossica
nel cuore
e fiacca
nello spirito.

Soffia una
infernale
bufera
che affatica
le menti.

Mangio amaro pane
E abbondante fiele.

Dove abbeveravo
le cavalle
surta è
una citade
di cementizi arditi
e ferri sporgenti.

Non sorgon fiori,
né alberi verdi,
ma sterpi,
ronchi
e spini.

Scende tuttavia,
come d’improvviso,
un rivo
dall’antico
amato colle
e bagna
la riarsa
pianura
sconfinata
intorno
dove
di acqua
era il disio.

Discendono allora
le anime ribelli
nel ribollir dell’inferno
terrestre
e non cessa
il loro tormento,
mentre
sorgono
per gli amanti
umani
le gialle
margherite
che già mi avevano
sorpreso
col loro esplodere
tra il verde
dei campi
coltivati.

Una sottile
melodia
si effonde
nell’orizzonte
sempre risorgente.

Il pensiero non ha cause

Nel pensiero non c’è alcuna causa. Ci possono essere dei perché, delle ragioni che non sono cause. Ad esempio: ho svoltato a sinistra perché pensavo che fosse la strada più corta. A torto o a ragione, pensavo che fosse la strada più corta.
A torto o a ragione, pensavo che tenere nascosto a me stesso un pensiero fosse la cosa migliore.

Natale

Presso la greppia,
la sola betulla
dai rami spogli,
dispersi i pastori;
più non vanno
i Magi
sui minacciati sentieri.

Altrove nella notte,
tra cedri,
invano millenari,
si travaglia
il pianto
di bambini,
e di vergini
il doloroso
parto,
e rifiutato,
per amori
antichi
persi
nei deserti
di ghiaccio.

Eppure sul gelo
la stella lontana
indica ancora
il cammino.
Sorge,
guardandola,
come d’incanto,
la memore
speranza,
silenziosa,
nel fragore
delle greggi
abbandonate,
mentre
la Donna
il Bambino
partorisce.

Padre

Dove la luce amoroso attendevi
invano ti cercan l’albe dorate:
già da sofferto tempo non muovevi
passi e sulla terra iblea mancate

eran le tue abituali impronte.
Oggi andato sei con dolce Signora
venuta a diradare dell’orizzonte
le tempestose nubi che finora

domato avevi. Mangio raro pane
con te da lunghi anni ormai, portato
al tramonto dal destino in lontane

strade, memore e grato del passato
tempo insieme e di tue sembianze sane
con cui stavo placido e riposato.

16.09.2003

Addio mamma

Vai pure mamma,
da questo addio
dispensarci
non possiamo;
vai tranquilla,
c’è papà che ti aspetta.

Presto papà,
corri a prenderla;
vedi che da un sonno
è passata ad un altro.

Tieni a freno
il cavallo
bianco,
come già facesti
quando incinta
era di me;
il calesse
fa andare
placido
ora che insieme
andate
in quel cielo
sempre azzurro.

Non aver paura,
mamma,
non aver paura:
l’ignoto che ti prende
oggi
da sempre
ci è noto.

24.11.2013

Vecchio tango

Ancora
ascolto
la tenera
melanconia
di un vecchio
tango,
con piacere,
come sofferta
prospettiva
di una antica
luce,
oggi che ne ho aperta
una nuova.

Post scriptum

Se non le pubblico, nei miei cassetti moriranno. Ogni tanto, quando mi va, nel sito, ne farò rivivere qualcuna. Se vi andrà, se vi va, commentatele per me. E ancor di più, so che ne avete anche voi, inviatemele.
Oggi mia madre compirebbe 86 anni, ma i compleanni sono senza data. È a lei, con mio padre, che devo il poco che ho fatto. Ciò che manca, è mancato per mia incuria. Ora che non li ho più con me, elevo a loro questo piccolo cantico. Perciò le prime due, dopo la seguente, li avranno in intestazione, e tutte nel cuore. La ragione è evidente.

Storia di un giorno senza data

Come lampi
nella memoria
si stampano
ormai
affanni
antichi
e impetuosa
forza
sempre viva.

Di una storia
che è mia
e fin qui
condotto
mi ha
partecipi
voglio far
voi, cari amici
che sempre
astanti
siete nel pensier
mio.

In molti
ignorate
quanto vi debbo.

Questo vi rendo:
l’uscita mia
da un affanno
che non più
del tutto
mi appartiene.

Caparbiamente
ho voluto
attraversarlo.

Possa
il mio sforzo
aiutare
qualcuno
se mai
vi si trovasse
in mezzo.

Busto Arsizio, 17.12.2013

Una anticipazione: l’odio, la menzogna, l’inganno

A fine novembre Olga Serina pubblicherà il suo libro sulla vita scolastica. Una carrellata di esperienze personali dell’autrice e di suoi colleghi e amici per invitarci a riflettere sul degrado dell’istruzione pubblica.
A solo titolo di esempio riporto una parte di due episodi. Una insegnante non si era accorta di essere oggetto dell’odio invidioso di alcune colleghe. Un’altra viene accolta a scuola da un padre che le spiattella in faccia una pizza.
Sarà per me un vero piacere scrivere l’introduzione del libro e presentare l’Autrice.
Comincio a delinearne la figura: siciliana trapiantata in Lombardia insegna educazione artistica nella scuola media. Assieme al marito ha costituito una famiglia di artisti, ne trovate cenni ai seguenti link:
www.olgaserina.it
www.sarotorrisi.it
su youtube e fb potete vedere una parte di ciò che sono capaci di fare i figli Sebastian e Francesco.