27 Ottobre: “Tutto zucchero e miele… e naturalmente fàvuso”

27 Ottobre 2010 - Carmelo Occhipinti su Camilleri

27 Ottobre 2010 ore 20:30

Galleria Boragno

via Milano, 4 – Busto Arsizio – 0331.635753

“Tutto zucchero e miele … e naturalmente fàvuso”


Nell’opera di Andrea Camilleri troviamo un ragionato catalogo di falsi. Il falso sintomo, il sintomo, la simulazione e il sospetto che possa esistere una simulazione così vera, ma così vera da risultare mortale per il soggetto. E ovviamente la menzogna grassa e panciuta degli imbroglioni.

La serata, a ruota libera, sarà articolata intorno alla lettura e commento di alcuni versi.

Gli interventi sono richiesti, ma non obbligati. Per durate previste superiori ai due minuti preghiamo di comunicarlo anticipatamente.

guarda la mappa per scoprire dove si terrà l’evento

Lo scempio del pensiero

A me interessa che la seconda strage, quella della memoria, sia in qualche modo, riscattata. (A: Camilleri, La strage dimenticata, pag. 69).

È una frase alla quale ero associato prima che l’A. la scrivesse perché la strage della memoria equivale allo scempio che sul pensiero esercita la menzogna.

Quella degli altri sull’essere del soggetto, quella del soggetto su se stesso. Essere del soggetto che faccio coincidere con la sua azione verso gli altri.

Atti concreti di cui ciascuno può ragionevolmente rispondere, come Adamo alla domanda di Dio.

Adamo che hai fatto?

Domanda genuina a cui si può genuinamente rispondere. Ma da Adamo in poi non rispondiamo che male.

Grazie

Malgrado la stanchezza della serata, non mi voglio privare del piacere di lasciare sul sito un ringraziamento a tutti coloro che sono venuti e alle pietanze che hanno messo a disposizione.
In particolare mi viene in mente il confronto tra le due interpretazioni: quella romantica e quella che ho privilegiato nella mia esposizione.
E aggiungo un particolare che in sala ho omesso. Nella interpretazione che privilegio Lucifero non è esattamente condannato all’inferno, ma lasciato nell’inferno che egli stesso crea.
Muove le ali per liberarsi dal ghiaccio, ma il ghiaccio è dovuto al movimento delle ali. Ne risulta la visione di un Dio che lascia Lucifero alla sua pena. D’altra parte il peccato di Lucifero è l’invidia di non volere Dio in quanto Dio.
Ho già avuto modo di apprezzare le altre possibili interpretazioni, come quella citata in sala da un partecipante (mi scuserà se non conosco il nome): Lucifero ha ottenuto lo sguardo, benché punitivo, di Dio. Si aprono altri scenari e altre costruzioni.
Tanto per un tangibile grazie a tutti gli intervenuti.
Carmelo Corrado Occhipinti

Commento a caldo…

…Insomma, quello lì ha parlato per un po’… la scuola, i bambini, il ragazzino… e poi Dante con Paolo (ma dove? Paolo non si vede mai, né in riflessioniaruotalibera e quasi neanche con Dante, al massimo quello trema e dà un po’ di baci) e soprattutto Francesca…
Ma come funziona? Alcuni dicono che Francesca non avrebbe accettato l’idea che l’amore era un sentimento dentro di lei, scaturito dal suo pensiero. Altri invece hanno detto che Francesca era ben consapevole di tutto e che la sua ribellione alla vita a cui era stata obbligata l’avrebbe portata sì all’inferno, ma vincitrice al 100%.
E com’era poi davvero la questione alla fine chi lo sa? Non so, ma nel primo caso Dio lo capisco un po’ di più… e mi sembra anche un po’ meno “cattivello”!
Vabbè, ma in fondo vogliamo mettere con la soddisfazione di sapere che anche Francesca (la nostra) da ragazza stava sveglia la notte per leggere i libri di suo gradimento e non ne voleva sapere di quelli scolastici?
è stata una buonissima “cena”! Grazie a tutti!

29 Settembre: “La bocca mi baciò tutto tremante”

La bocca mi bacio tutto tremante - Dante Alighieri

29 Settebre 2010 ore 20:30

Galleria Boragno

via Milano, 4 – Busto Arsizio – 0331.635753

“La bocca mi baciò tutto tremante”


Nei due

più noti

amanti,

un tratto delle

nostre

piccole

importanti

vitali

amorose

storie.


Della vita sessuale omettiamo prima il pensiero, poi lo riproponiamo omettendo noi stessi in quanto soggetti.

Con tremore.


La serata, a ruota libera, sarà articolata intorno alla lettura e commento di alcuni versi.

Gli interventi sono richiesti, ma non obbligati. Per durate previste superiori ai due minuti preghiamo di comunicarlo anticipatamente.

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Provocazione in tre tempi

Primo tempo

Stamane

sul mio

davanzale

ho immaginato

due colombe

posate

un istante.

Me ne rammento

ora

che imbrunisce,

ma è ancora

più forte

in me

l’amore,

affetto

del mio pensiero.

 

Secondo tempo

Stanno su

un lontano

verde prato

due dolci

tartarughini

amoreggiando

e tra le acque

del ruscello

scorrono

lentamente

i nostri

dolci

pensieri

amorosi.

 

Terzo tempo, ovvero il senso capovolto

L’odio ch’al cuor mal fatto ratto s’apprende

Prese costei della brutta persona che mi fu tolta

E il modo ancor m’offende.

L’odio, ch’a nullo odiato odiar consente

Mi prese del costei spiacer che come vedi

Ancor non m’abbandona.

Psicoanalisi

Una osservazione edificante durante la pausa estiva.
Edificante, nel senso che permette una ulteriore costruzione.
Tra il dire e il fare c’è di mezzo il male.
Una persona mette in mezzo il male al posto del mare in un suo fare particolare che riesce a dire ma che non si risolve a fare. Di questo male, dopo averlo detto, non ne vuole sapere per lungo tempo.
Ovvero teniamo e manteniamo, all’interno del nostro unico pensiero, frammenti di pensieri che a volte si comportano come corpi estranei rispetto a noi.
Nel loro comportarsi come corpi estranei possono determinare il nostro comportamento. La persona che mette in mezzo il male non accederà alla padronanza del fare (o del non fare, che rispetto alla padronanza è la stessa cosa) finché non risolve, in un senso o nell’altro, l’idea del male.
Francesca da Rimini non ha risolto un pensiero analogo, di cui non ci è dato sapere molto, ed è passata ad un fare di cui si asserisce non-padrona.
Intorno a questi frammenti di pensiero che si comportano come corpi estranei affermo che è utile e possibile spendere la parola psicoanalisi e la sua pratica.
La dimostrazione di questa ultima frase sarà nel seguito del lavoro di Riflessioni a ruota libera. Una utile premessa si trova in Cocomeri e guerre, dove in forma scherzosa ho voluto evidenziare le stesse osservazioni. Ne cito un brano indicativo.

Pirandello al confronto era un chierichetto, bravo perché non andava a messa, ma immaginava persone col pensiero pieno di dubbi. Vediamo come. E non so chi sono, e nemmeno cosa faccio; forse il naso mi pende di qua, ma no ti pende di là; ma mi ha detto di qua o di là?

E sono la figlia di quella signora e la seconda moglie di quello lì, che per prima moglie aveva avuta la figlia di quella signora, che sarebbe mia madre. E perciò dovrei essere morta, ma tutti e due hanno avuto un esaurimento nervoso e io per me non so chi sono e neanche se in clinica sono andata io oppure mia madre, allora faccio la seconda moglie e la figlia morta, che però è viva e voi fatevi gli affari vostri.

Ed ero Mattia Pascal, ho finto di essere morto, sono diventato Adriano Meis, ma non mi stava bene neanche così e sono tornato, ma ormai ero morto e perciò sono quello che una volta fu Mattia Pascal.

Per il buon Pirandello rimaneva sempre il pensiero di una persona piena di dubbi, ma alle prese col proprio esclusivo pensiero. E quindi poteva correggere i dubbi, aggiungo io. Perché il dubbio è come la perplessa catena di prima: una volta preso sul serio il proprio dubbio, si diventa più sicuri. (pp. 31 e 32).

Sarai contento Dante, se ti tiro per la giacca? Ma sì,figlio mio, tira pure. Ormai…

Credo che un buon modo per iniziare sia quello di tirare la giacca a Dante. Ora sono sicuro che di tutti gli indumenti possibili, sicuramente il Poeta non indossava la giacca e di tutte le interpretazioni, poche corrispondono alla mia.

Ma ho bisogno di portare qualcuno nei miei discorsi e la cosa migliore è prendere da chi ha evocato il tema che sviluppo.

“A ruota libera” (ovvero la regola analitica fondamentale) significa innanzi tutto togliersi dalla testa di non essere soggetti di se stessi, di non aver preso le decisioni che abbiamo preso, di non aver fatto ciò che abbiamo fatto.

Sarebbe bello intendere così i seguenti versi:

Bestemmiavano Dio e lor parenti,

l’umana spezie e ‘l loco e ‘l tempo e il seme

di lor semenza e di lor nascimenti.

(Inf. III, 103-106)

E ancora:

Quando giungono davanti a la ruina,

quivi le strida, il compianto, il lamento;

bestemmian quivi la virtù divina.

(Inf. V, 34-37)

Mi chiedo se non abbiamo il diritto di aggiungere alle interpretazioni correnti anche quella per cui i dannati hanno una caratteristica del tutto simile alle persone che non risolvono le proprie questioni attribuendone la colpa a Dio, al modo in cui è fatta la specie umana, ai propri genitori, alla propria origine. Escludono se stessi come soggetti (anche nel senso del soggetto sintattico) dal proprio agire. E allora strida, compianti e lamenti.

Ormai che ho tirato la giacca, la tiro ancora di più, dicendo che sarebbe bellissimo se il verso con cui chiudo questa comunicazione significasse che il demonio Minosse ha capito che Dante personaggio è un vero soggetto (come si dice “un vero uomo”, vale anche per le donne):

“disse Minos a me quando mi vide”

(Inf. V, 17).

Nella ripetizione per tre volte della sillaba “mi” nello stesso verso possiamo vedere Dante che cammina con le sue gambe, pur guidato da Virgilio.

…domande all’autrice, per finire…

Ma cosa c’entra il giardino di Candide?

Il sottotitolo completo è “Il giardino di Vaga- Candide” Perché il giardino? In “Candide” il protagonista alla fine pronuncia una frase che fa capire che ha cambiato idea. Prima pensava che non ci fosse nulla da fare, perché tutto è già determinato; alla fine ha la buona idea di coltivare il proprio giardino, che vuol dire lavorare per costruire dei rapporti che diano frutto. Allora non crede più che tutto sia dato, anche se occorre fare un lavoro per arrivarci.

Ed è quello che tenta di fare Vaga, a dire il vero molto timidamente. Infatti spesso rimanda le cose che desidera fare.

Dal romanzo si coglie che Vaga non è la sola ad avere idee balorde in testa …

Infatti incontra persone che si fanno rovinare la vita da idee fisse e che per questo rinunciano ad avere successo, pur non mancando loro niente per raggiungerlo.

Ci sono dei personaggi minori nel romanzo  che accompagnano la vicenda di Vaga e compagnia, quale di questi personaggi ti sei divertita a descrivere?

Un tipo bizzarro che Vaga e il marito incontrano in vacanza e che chiede in affitto un piccolo appartamentino. Quest’uomo è un professionista che probabilmente quando segue la sua professione è un tipo serio, ma quando parla d’amore si comporta come una macchietta degna di far parte di una commedia di Toto’ e Peppino De Filippo e ciò che dice è farsesco, ridicolo.

Sul dietro di copertina leggo che Vaga è una spudorata. Perché lo è?

Perché Vaga mette in piazza tutti i suoi pensieri, ma non solo, e fa questo a differenza di quando era adolescente in cui si chiudeva a riccio perché aveva l’idea balorda che i panni sporchi si lavano in famiglia.

Ora sa che è inutile censurare pensieri, azioni e omissioni perché il raccontarli è liberante, permette di legare con altri perché questi possono ritrovare pensieri che anche loro hanno avuto e dopo averli letti nel romanzo non sentirsi più unici al mondo.

E’ salutare riconoscere che non siamo i soli a fare certe esperienze.

…domande all’autrice, parte seconda

Il sottotitolo è: “Il giardino di Vaga- Candide.” Perché?

Ho preso il sottotitolo da un romanzo breve di  Voltaire: “Candide o l’ottimismo” e c’è una ragione: Candide, per la sua ingenua semplicità, accoglie come veritiere  le idee  balorde che il  suo precettore Pangloss   gli  mette in testa e cioè  che tutto è  già finalizzato al bene, senza che nessuno faccia niente, e che il mondo che c’è è il migliore dei mondi possibili. E così con queste idee quando incontra qualcuno non ragiona con la propria testa, non usa il suo pensiero per verificare se quella persona è davvero brava  oppure  gli sta rubando il portafogli,  ma parte dal presupposto che gli uomini sono già fatti  per soccorrersi a vicenda  e così finisce arruolato a forza nel reggimento del re dei bulgari,  viene fustigato, sculacciato, bastonato, rimettendoci quasi la pelle.

Ho raccontato questo  perché anche Vaga, come Candide, ha delle idee balorde in testa che non le portano benefico. Sono idee ereditate dall’educazione che ha avuto, dall’ambiente in cui ha vissuto.

Ad esempio ha in testa un detto: “Chi si loda si imbroda”. E’ un detto infame che non permette a nessuno di muoversi perché non dà la possibilità di essere soddisfatti  di quello che si fa perché  proibisce di dire a se stessi “Sono stato bravo”, così come lo  si dice a un altro perché si apprezza il suo lavoro.

L’amico psicoanalista la fa uscire da queste idee perché le dice che è immodesto solo chi pronuncia: “Sono stato bravo” senza aver fatto un lavoro, ma se uno fa un lavoro bene, è modesto, e ha ragione di congratularsi con se stesso. Questo è solo un esempio di idee balorde che Vaga ha in testa e che vengono corrette.