Due pagine da “Cocomeri e guerre”

Per introdurre il tema della prossima volta, il 24 aprile, ho spostato un testo che avevo giĂ  inserito e inserisco due pagine dal citato libro. Una oggi, una fra una settimana. Ciò che desidero fare è promuovere l’interesse intorno alla questione della difesa del bambino nella scelta patologica precoce. Di seguito la citazione:
La creazione dei fichi d’India

Il bambino però rimase male del fatto di essere stato sgridato e non parlò con nessuno per molto tempo. Sembrava autistico.
Anche certuni di questi si credono dei. Ma non proprio quelli di adesso che hanno una grave lesione da qualche parte del cervello e non possono pensarsi per nulla.
Il bambino figlio del dio minore era come gli autistici di una volta, quelli che c’erano prima di un certo Kanner che ha fatto tanta chiarezza, al tempo in cui invece di un cocomero scoppiò una guerra.
Ma la parola esisteva già e l’aveva inventata un certo Bleuler, nel 1907, per indicare alcune persone adulte che pensavano, secondo lui, di far da sé e perciò chiudevano i rapporti con gli altri. Come a dire, aggiungo io, automatici. Ma attenzione: non si lavavano, non parlavano, non guardavano, e via dicendo. Poi la parola venne applicata anche ad alcuni bambini.
Per essere chiari e non lasciare dubbi sul disturbo del figlio del dio minore: una volta i bambini, per essere dichiarati autistici, dovevano dimostrare che ci pensavano. Ad esempio, si pensava che ci pensavano (ma mi piacciono proprio i giochi di parole) perché si dondolavano, oppure mettevano le guance come se succhiassero dal seno, o sputavano nel vuoto. Se passava un altro, non capitava neanche per sbaglio che lo guardassero e senza farsi accorgere fissavano lo sguardo nello spazio vuoto di prima. Da qualche parte ho letto di un certo bambino che negli anni venti leccava il cactus nella sala d’attesa della sua terapista che continuava a tenere lì il cactus. Ora non c’è una lesione del cervello che fa leccare le foglie di cactus, sputare, guardare lo spazio vuoto e via dicendo.
Insomma si pensava che facevano a posta, come certe volte si dice: “Ma ci sei, o ci fai?”
E c’erano perché ci facevano e non smettevano mai di farci.
Nel mio piccolo essere dio, trovo che l’osservazione che ho appena fatto mi sta comoda, come certe scarpe che sono della misura giusta e di buon pellame e non ti accorgi neanche di averle ai piedi. Ci sono perché ci fanno. Semplice come bere un bicchiere d’acqua.
Questi autistici si può presumere che si pensino dei in mezzo agli stronzi, non come me che mi penso dio in mezzo agli dei.
Mi penso dio in mezzo agli dei, anche se fossero dei nevrotici, psicotici, autistici, stronzi, nemici e figli di buona donna. Sempre dei, in grado di cambiare idea su di sé, sull’universo creato, sulla madre di cui sono figli e soprattutto su di me. In grado di cambiare non solo idea, ma anche del tutto madre, padre, parenti, amici e conoscenti. Alcuni con un lapsus mi hanno chiamato mamma o papà. E se non cambiano idea, peggio per loro, la mia divinità non ne risente.
Gli autistici invece si pensano dei in mezzo agli stronzi puzzolenti che non possono smettere di puzzare e loro non smettono di farci e perciò di esserci.

continua…