Un esempio letterario di ciò di cui ci occuperemo.

A quasi quarant’anni ancora dentro di sé andava svolgendo vicende di desiderio e d’amore con alunne e colleghe che non se ne accorgevano o se ne accorgevano appena: e bastava che una ragazza o una collega mostrasse di rispondere al suo vagheggiamento perché subito si gelasse. Il pensiero della madre, di quel che avrebbe detto, del giudizio che avrebbe dato sulla donna da lui scelta, della eventuale convivenza delle due donne, della possibile decisione di una delle due di non fare vita in comune, sempre interveniva a spegnere le effimere passioni, ad allontanare le donne che ne erano state oggetto come dopo una triste esperienza consumata e quindi con un senso di sollievo, di liberazione. Forse ad occhi chiusi avrebbe sposato la donna che sua madre gli avesse portato, ma per sua madre lui, ancora così ingenuo, così sprovveduto, così scoperto alla malizia del mondo e dei tempi, non era in età di fare un passo tanto pericoloso.

(Leonardo Sciascia, A ciascuno il suo).

Questione

Quali processi psichici entrano in atto per far sì che la volontà di un soggetto pensante venga sdoppiata o, meglio, che si verifichi una dicotomia tra la volontà del soggetto e le convenzioni socio-culturali, i costumi di una civiltà che impongono una scelta differente da quella voluta? Mi spiego meglio: un esempio pressoché perfetto da accostare al già analizzato Edipo può essere la Medea descritta da Euripide ed Apollonio Rodio: in questo caso, l’ angoscia della scelta si pone fra il seguire nelle sue imprese Giasone (eroe bellissimo, ma pur sempre uno straniero ed uno sconosciuto), per il quale Medea nutre un amore bruciante, oppure tener fede al buon costume impostole dal fatto di essere figlia di un re, ovvero perseverare in una vita verginale ed irreprensibile. La scelta non può che essere tormentata, e la tragedia euripidea ci informa che alla fine Medea ha optato per tradire la propria terra e le proprie leggi, abbandonando il proprio padre per seguire Giasone. L’essersi assunta una tale responsabilità non solo sulla propria vita, ma sulla dignità sua e della sua famiglia, alla fine conduce un’indole già tormentata alla follia più estrema, culminante nell’atto di uccidere i figli per vendicarsi di un torto subìto da Giasone. E siamo al dunque: se Edipo è stato provocato per la prima volta dall’epiteto di “Bastardo” rivotogli da un ubriaco, a sua volta Medea è stata terribilmente condizionata dalla nomea di “Ragazza poco di buono”, “Irresponsabile” derivante da una concezione, profondamente radicata nell’antica Grecia, dell’onore personale come valore imprescindibile. Ci rendiamo dunque conto di quanto l’opprimente cappa della shame culture (“civiltà di vergogna/ di pudore”, come è stata definita dallo studioso Eric Robertson Dodds) sia di peso sull’agire del soggetto libero pensante: però non erano mica tutti matti questi greci… Quindi con quale disposizione psichica deve scontrarsi questa civiltà di vergogna per generare, da un soggetto libero pensante, un soggetto non libero e folle?
Giacomo Chierichetti

Prosegui leggendo l’articolo di risposta

28 Marzo… Edipo, lo zoppo!

Il Potere della maledizione
- Sofocle -

Mercoledí 28 Marzo 2012 alle ore 21.00 presso la Galleria Boragno.

Edipo è il soggetto di una storia di maledizioni. Appena nato, l’oracolo prevede che ucciderà il padre e sposerà la madre. Finito fortunosamente a Corinto, lontano dai genitori, l’oracolo prevede ancora lo stesso futuro. Fuggito da Corinto per evitare l’infame destino, finisce per uccidere un uomo del quale non sa che è suo padre e per sposare una regina non sapendo che si tratta di sua madre.

Che cosa ha a che vedere con la nostra vita psichica? Sarà il tema della serata del 28 marzo.

La storia di Edipo si ripete

È una suggestione letteraria, come sempre negli incontri di A ruota libera, ma è una buona suggestione, per questo motivo la ripropongo nel sito.

La vicenda di Edipo comincia alla sua nascita, quando l’oracolo prevede che il bambino ucciderà il padre e sposerà la madre. Questo tipo di previsione tende ad avverarsi da sé, in mancanza di un giudizio che la neghi. Il padre di Edipo, Laio, non solo manca di dare questo giudizio, ma anche cerca di fare morire il figlio, senza riuscirci. Anche Edipo mancherà questo giudizio.

Nel romanzo La zia marchesa di Simonetta Agnello Hornby, un barone si dimostra geloso del rapporto tra il proprio figlio e sua madre. Cito:

“Ma al baronello questa cuntintizza non piaceva. Tutta per lui la voleva, la sua baronessa, era geloso. Persino di suo figlio innocente era geloso, del sangue suo, e glielo allontanava, ora con una scusa ora con un’altra.”

Non proseguo con nessuna delle due storie, noto solo che l’autrice ha saputo ripresentare il travaglio del bambino quando il suo pensiero ha trovato un inciampo. Con una piccola aggiunta: a raccontare il fatto pone una stiratrice pressoché ignorante. Prendo questo come significativo del fatto che per descrivere come la matassa si imbrogli non occorra una grande mente, basta una persona che abbia gli occhi per guardare e le orecchie per sentire.

Nella psicologia contemporanea c’è un riduzionismo della persona alla sua descrizione: esistono categorie scientifiche che descrivono una persona al di là delle sue intenzioni.

Asserisco invece che esistono le intenzioni della persona il cui pensiero può essere talmente offeso da far risultare difficile allo stesso padrone riconoscere le proprie intenzioni.

Una migliore psicologia crea una migliore politica.

C’è una maledetta banalizzazione del pensiero nella nostra vita politica, frutto di una banalizzazione psicologica. Non solo i giovani non trovano lavoro, sono costretti a tentare la via dell’emigrazione e devono anche sentirsi anche umiliati.
Padoa Schioppa, (ministro della nostra Repubblica) li chiamò bamboccioni, un altra dichiara che sono legati al posto fisso vicino a mamma e papà.
Vedo che i fatti stanno in modo diverso: non trovano lavoro né vicino ai genitori, né lontano. In Italia non c’è lavoro. Se trovano qualcosa, lavorano con ritenuta d’acconto e con l’obbligo di versare il 23% di IRPEF ed il 27% all’INPS, con la prospettiva di dover versare in acconto ad entrambi il 90% per l’anno successivo, anche se non dovessero proseguire il lavoro. Salvo i giovani che riescono a stare nel regime agevolato, in questo caso per l’IRPEF pagano solo il 20%.
Per l’IRPEF potrebbero, è vero, dopo il 60% del primo acconto, non versare il resto. Per l’INPS verseranno tutto. Per dirla in breve, mettiamo caso che nel 2011 abbiano guadagnato qualche migliaio di euro, ne verseranno più del 70% in tasse e previdenza obbligatoria.
E per di più, un presidente del consiglio ha dichiarato ad una ragazza che potrebbe cercare di sposare suo figlio.
Avrebbe dato lo stesso consiglio ad un ragazzo nei confronti di sua figlia?
o troverebbe questo secondo caso disdicevole?
Un altro presidente del consiglio trova che il posto fisso sia noioso.
Non è che ha avuto la nomina a senatore a vita
per evitare di non avere nulla in mano
dopo l’esperienza di governo?
Penso a una coppia di amici, adesso all’estero a tentare di trovare da vivere e da sopravvivere. Di lui so che ha lavorato un anno a 400 euro al mese per l’amministrazione di un comune, pagandone 350 di affitto. Tornava dai genitori sabato e domenica per qualche altro lavoretto che gli permetteva di raggranellare qualcosa.
Di lei so che lavorava in nero a 5 euro l’ora, quando trovava da lavorare.
Sento anche dire che è peccato non pagare le tasse e lavorare in nero.
Alla fine, si sono stufati!
La mia simpatia a questi due giovani coraggiosi e a tanti come loro che non si piegano alle asperità della vita. Ed è un danno per tutti perché produrranno reddito per un’altra nazione e non faranno aumentare il PIL dell’Italia.
Ma non si possono banalizzare, come non si possono banalizzare le tre storie letterarie su cui mi soffermerò
il 28 marzo, mercoledì
il 24 aprile, martedì
il 29 maggio, martedì.
Presto notizie più precise, adesso valga per una ripresa dei contatti.
La banalizzazione politica è corrispettiva a quella psicologica:
Lei ha un complesso di Edipo non risolto,
è un bamboccione, attaccato ai suoi genitori
legato al noioso posto fisso.
E invece le cose sono diverse, a favore delle persone e per il loro beneficio.