La dama e il Gattopardo di Susy Izzo

Ho letto con vero piacere e mi propongo di approfondire il libro in cui Susy Izzo racconta la propria analisi con Alessandra Wolff, moglie di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Il mio piacere è stato duplice. Da un lato la conferma di alcune mie osservazioni in Psicoanalisi, punto e a capo. Per me sono state la scoperta di una cosa che era stata già detta, scritta e dimenticata. Non mi dilungo su questo aspetto, il testo è ancora in commercio, il mio intervento visibile su youtube. Solo una cosa voglio sottolineare: mi ha commosso trovare nero su bianco la lucida analisi di come anche nella psicosi ci fosse un pensiero messo da parte dal soggetto stesso; analisi accompagnata dalla raccomandazione di evitare di perderci tempo.
Mi ha fatto ancor più piacere trovare conferma di quanto la moglie sia stata ispiratrice del marito nella scrittura de Il gattopardo. Sarebbe lunghissimo scendere nei dettagli dell’ispirazione, ma il testo della Izzo è sempre lì ed il mio (con i primi sei interventi di Riflessioni a ruota libera) spero che sia disponibile entro la fine dell’anno; all’epoca non registravo per youtube. Non voglio però omettere di citare un passo:
“Qui su questo terrazzo dove siamo io e lei (la Izzo, n.d.r.), stavo con mio marito, con mille odori e profumi che solo la Sicilia è capace di stillare. Era una notte stellata. Notte però offuscata dalla luna piena. Qui io gli dissi: Inizia a scrivere, inizia a far rivivere i tuoi avi. Inizia a ripopolare e far entrare nel Palazzo la tua storia e le ore trascorse. Non pensarci con melanconia, scrivi e tutto vivrà come prima.” (S. Izzo, La dama e il gattopardo, pag.142).
In effetti ho osservato che la scrittura era una via di uscita dalla melanconia dell’Autore. Al momento non riesco a dire di più, se non che mai prima d’ora non avevo trovato una valorizzazione così importante di ciò che con fatica sono riuscito a sviluppare.