E se invece di una zattera, la psicoanalisi fosse una carretta?

Quello che prima era il navigante, dovrebbe tirare la carretta ed io spingerei, ma non troppo, perché non vedo la strada. Proprio così: non vedo la strada che può vedere solo chi sta davanti a tirare. E non devo neanche vederla! La direzione della carretta spetta al proprietario, come quello che vuole fare nella vita spetta al soggetto.

Nessuno può sostituirsi ad un altro, meno che mai io.

“E non mi dà neanche qualche consiglio?” Potrebbe dire un eventuale navigante.

“Ma come vorrei che ci fosse a cui chiedere consiglio io stesso!” Risponderei, aggiungendo: “Guardi che, se invece di essere zattera, o carretta, la psicoanalisi fosse il divano su cui lei si sdraierà e la poltrona sulla quale rimango io, come di fatto è, i consigli ce li faremmo dare entrambi dalle idee improvvise che ci vengono in mente, dai nostri lapsus e dai nostri sogni. Perché ci porremo alla ricerca dei pensieri che abbiamo prima pensato e poi scartato.”

Se la psicoanalisi fosse una zattera

Per costruire la zattera della psicoanalisi bisogna essere in due. Non è necessario nessun preconcetto, anzi meglio se non ce ne sono, per evitare che il peso la faccia affondare.

Ogni zattera che viene costruita è come se prima non fossero state mai costruite zattere in quanto, malgrado la ruvidezza dei materiali, bisogna starci comodi proprio quei due, fino ad arrivare all’isola di Psiche, navigando in mezzo ai flutti delle cattive interpretazioni.

Chiamaremo i due che si apprestano a costruire la zattera navigante e navigatore.

Navigante, perché si presume che abbia voglia di navigare.

Navigatore perché si presume che conosca l’oceano.

A forza di presumere si pecca di presunzione.

Ai naviganti dico, prima di cominciare a costruire la zattera:

“Smettetela di presumere che faccia tutto io. Qualcosa farò, ma non sempre quello che vi aspettate.”

(Se qualcuno si sentisse scoraggiato da questa frase, farebbe bene ad occuparsi del proprio scoraggiamento).

E poi aggiungo: “Tu, carissimo navigante, siediti a prua e guarda la rotta, io mi siedo a poppa e guarderò tutto quello che affiora da sotto la zattera, perché sarà da lì che affioreranno le onde che ti sarà utile prendere in considerazione.”

Se prima d’ora non siete mai andati verso Psiche è stato perché, tutte le volte che cominciavate a navigare, escludevate di considerare quello che affiorava da sotto la vostra bellissima nave. Ora siamo costretti a costruirci una zattera e pazienza! Ci daremo da fare per riparare la vostra nave e vi mostrerò che il tesoro si trova dove non pensate che sia.

N.B. Le metafore funzionano meglio delle cattive interpretazioni; queste ultime fanno incagliare la nave, la sbattono sugli scogli, la immobilizzano. Una metafora schiude l’orizzonte del possibile evocandolo.

Dietro i monti sorge il sole, lo intuiamo dal chiarore che illumina l’alba con il suo pallido rosa. Ben lo sapeva Dante, quando scriveva:

L’alba vinceva l’ora mattutina

che fuggia innanzi, sì che di lontano

conobbi il tremolar della marina.

Verso Psiche 2

 Non sarà di certo sfuggito a nessuno il fatto che il viaggio verso Psiche in definitiva costituirà una serie di lezioni.

Desidero trasmettere le mie scoperte su ciò che fa inciampo nel cammino verso Psiche e sopratutto sul tesoro che vi è nascosto.

Ci sono due modi per partecipare.

Il primo è quello di seguire le iniziative pubbliche, gli incontri, i dibattiti, i piccoli testi dal vivo, oppure on line. È la continuazione di Riflessioni a ruota libera e lo chiamo, per brevità, pubblico.

L’altro è a pagamento. Consiste nella partecipazione agli approfondimenti di presenza, oppure tramite web. Necessita di una iscrizione diretta e decisa. È rivolto a quanti desiderano non solo raggiungere la propria isola, ma avere anche una idea del modo e delle difficoltà che gli altri possono incontrare. Per brevità, sarà chiamato riservato.

I vantaggi non saranno di apparenza (titoli, punteggi, strumenti per scalare graduatorie), ma di sostanza: chi si applicherà, riuscirà a raggiungere più facilmente la propria isola, a fare compagnia ad altri, a capire e comprendere di più e meglio.

Per questa volta penso che possa bastare, seguiranno le modalità per comunicarmi il desiderio di partecipare alle iniziative riservate e ulteriori precisazioni che mi verranno in mente. Per la maniera pubblica, basta essere iscritti alla mail-list e seguire i social, ovvero affacciarsi di tanto in tanto e mettere dentro il naso.

Seguiranno anche le introduzioni alle tematiche.

Ma prima di tutto questo (modalità e tematiche), seguiranno alcuni paradossi della mia professione e di quanti vogliono andare verso Psiche.

In altri termini vi ho già dato alcuni appuntamenti:

I paradossi.

La natura del viaggio verso Psiche.

Le modalità per iscriversi al corso riservato.

L’introduzione alle tematiche.

Il chiarimento per coloro che, come me, sono affezionati al principio di non contraddizione (promesso la volta scorsa).

Chi farebbe bene a fare una psicoanalisi con un’altra persona. (Con altre parole, sarà anche il tema del prossimo lavoro pubblico e riservato).

Carmelo Corrado Occhipinti

Verso psiche 1

Per ciascuno di noi c’è un’isola in mezzo all’oceano, il suo nome è Psiche. Se volete, ci andiamo insieme.

È l’isola di tutto ciò che ciascuno di noi pensa ed ha pensato, perciò si potrebbe ragionevolmente affermare che ci sapreste andare da soli.

Nel mezzo di quest’isola avete sepolto un tesoro, ma avete dimenticato dove.

Avete anche dimenticato che si tratta di un tesoro.

Io non so dov’è il vostro tesoro, so che si può capire dagli atti (parole comprese) che usate.

Soprattutto so che è un tesoro. Quest’ultimo sapere è lo specifico della mia professione.

Le varie isole non sono sovrapponibili e ciascuno si muove per conto proprio, benché possa fare un buon tratto di strada in compagnia.

In definitiva però l’ultima e più importante parte è quella che ciascuno di noi farà da sé e da solo.

Andarci in compagnia, per la parte possibile, è più veloce e produttivo, anche per questo sono qui a lavorare. Qui dove? Nel mio studio, dove ricevo persone che hanno il piacere di andare verso Psiche con me a trovare il tesoro.

Tra le cose che gradualmente dirò ci sarà anche una ulteriore precisazione su coloro che farebbero bene a fare il viaggio verso Psiche in compagnia (il fatto che sia con me è una variabile non necessaria).

Senza falsi pudori, so però di poter essere un buon compagno di strada, ma solo per coloro che si sforzano di essere, a loro volta, buoni compagni di strada.

L’oceano è fatto dalle cattive interpretazioni. Non le abbiamo fatte noi, ma le abbiamo prese come nostre.

Non è necessario demolire tutte le cattive interpretazioni, benché sia meglio farne cadere qualcuna.

Uno solo è il proponimento sbagliato: reprimere il nostro pensiero e tenerlo vivo sullo stesso punto, nel medesimo aspetto. (Ai raffinati del principio di non-contraddizione prometto una spiegazione).

Benché sia un’isola, Psiche è isolata esclusivamente dall’oceano delle cattive interpretazioni, ma è in stretto rapporto con l’universo che ciascuno di noi si è creato.

Questo rapporto è migliorabile attraverso l’autoanalisi, eventualmente l’analisi con un’altra persona e la partecipazione alle iniziative che sarò qui a proporvi gradualmente a partire dalla prossima volta.

Carmelo Corrado Occhipinti

La ricerca della felicità

Sono debitore di questa osservazione ad un giovanissimo amico che da poco frequenta il mio studio:
“La vita è una perenne ricerca della felicità … non posso limitare l’idea della mia guarigione al fatto di aver trovato la felicità, per considerarmi guarito basta aver ripreso la ricerca, come in effetti ho cominciato a fare da quando ho cominciato a venire qui. Adesso mi serve solo togliere di mezzo tutti gli ostacoli per fare bene la mia ricerca.”
Non trovo di meglio, per commentare, che dare seguito con un mio scritto di alcuni anni fa

Sogno
Nelle notti, come quelle che adesso
scandiscono coi giorni il tempo estivo,
volentieri trovo nel dolce mondo
del sogno antiche e preziose immagini:

prati verdi con gialle margherite,
millenari cedri, ulivi e castagni,
e all’orizzonte il mare luccicante
tra montagne innevate e fertili colli.

Da quel sogno, in sostanza ricorrente,
ma sempre diverso nelle immagini,
comune a tanti, eppure così raro

nel vigile pensiero, da quel sogno
traggo una larga realtà di vita,
e un caro pensiero che sia di saluto.

Fronda d’ulivo

Il commento alla poesia dialettale “Fronda d’ulivo” mi sembra il miglior collegamento possibile tra la giornata di sabato e il prossimo evento di Riflessioni a ruota libera.
Una ragazza senza nome, detta fronda d’ulivo, è innamorata di un giovane anche lui senza nome, detto quello che anelo io, il padre la vuole sposare ad un terzo, ancora senza nome, quello che marita.
C’è l’universale violenza del matrimonio combinato nell’essere privi di nome, ma anche i matrimoni combinati alcune volte sono andati bene. Nella tradizione popolare della poesia c’è un dire in più: la ragazza è una fronda d’ulivo. Non è una persona, agli occhi del padre, ma un ramoscello che si può innestare dove si vuole. Non ha desideri, come la fronda dell’ulivo, non ha pensieri, non ha affetti.
E la fronda si ribella: non riesce ad opporsi al rito del matrimonio, come vorrebbe, e si oppone alla pratica del matrimonio. Fugge via dal marito e si reca dal suo amato dicendo: “Se non mi vuoi perché trovi che il mio amore per te sia disonesto, allora uccidimi!”
Il suo amato capisce quale valore ha una donna che decide con chi comporre il proprio desiderio, la prende in casa, difendendola dagli insulti del marito.
“Mi è scappata una mula!” dice il marito.
E l’amato risponde: “Non è una mula, è una signora e vuole stare dentro un palazzo!”
A questo punto il marito è dileggiato dalla propria stessa madre.

Tutti possiamo riconoscerci nell’essere stati fronde d’ulivo e muli nel pensiero di qualcuno. E per tutti, attraverso questa poesia, si apre la possibilità di riprendere la guida della nostra vita. Il “Bureau d’echange de maux è sempre aperto dentro noi stessi e abbiamo sempre la possibilità di scambiare una scelta malefica con una benefica.

Quello che ho scritto valga come ringraziamento per Angela Matera e Elisabetta De Lucia che ci hanno messo a disposizione una raccolta ragionata del sapere popolare lucano. Ogni regione ha i suoi particolari saperi, alcune volte gli errori e i valori vengono mostrati con particolare evidenza. È il caso di Fronda d’ulivo.

Personaggio a chi?

Trovo notevole che Gianrico Carofiglio si faccia dire da Tex Willer di essere anche lui un personaggio e che si difenda da questa accusa.
Sappiamo già tutti de Il treno ha fischiato di Luigi Pirandello che immagina un impiegato la cui vita succube viene stravolta dall’udire il fischio di un treno. L’impiegato si ribella, pur in una forma che sembra pazzia. Pazzia dalla quale l’io narrante è sicuro che rientrerà. Ovvero, di fronte all’inibizione, due possibilità: sottomissione, o follia.
Noto che Freud crea una alternativa: la guarigione, come contrapposizione a tre altre possibilità.
1)Il soggetto (Freud dice l’Io) contro se stesso: la nevrosi.
2)Il soggetto contro il mondo: la follia.
3)Il soggetto contro l’oggetto: la perversione.
Carofiglio sembra percorrere la strada alternativa di Freud rispetto alle tre: il soggetto si difende dall’accusa di essere un personaggio. Come se dicesse:
“Caro Tex Willer, personaggio delle mie letture e termine della mia identificazione puberale, è vero sono stato e sono il frutto dei miei pensieri da bambino e da ragazzo, e perciò personaggio di me stesso. Ma adesso sto recuperando tutto quello che ho pensato di me e lo sto portando a conclusione. Perciò, carissimo Tex, rimani nelle strisce dei fumetti, perché io mi avventuro nella vita. … ah grazie del suggerimento di guardare nello spazio vuoto tra due vignette!”
P.S. Di presenza, lo prometto, svolgerò meglio il discorso, anche scherzandoci sopra.
P.P.S. Devo un grazie particolare a Romano Khan, per la nostra conversazione di stamattina. In una battuta, con il richiamo a Sartre, mi ha dato modo di precisare meglio quello che venivo elaborando.