Diretta Streaming (Google Hangouts)

La banalità del male

Sintonizzatevi su questa pagina Sabato 31 Gennaio alle ore 16! Saremo in diretta streaming dalla Galleria Boragno: “La banalità del male” di Luigi Campagner. Interverrà Carmelo Occhipinti.

Volete partecipare alla discussione? Fare domande o semplicemente applaudire? Seguite lo streaming direttamente dalla pagina di Google Hangouts

Una lama di luce, di Andrea Camilleri

Una lama di luce, Andrea Camilleri

Andrea Camilleri a Salvo Montalbano glielo fa sognare di notte di guarire, in un incubo; perché l’idea di stare bene si presenta come un incubo a chi è avviluppato nei propri non riusciti pensieri. Glielo fa sognare di notte e gli fa intendere il sogno come premonitore, come se prefigurasse quello che poi accadrà. Ma il sogno di Montalbano non rappresenta il futuro, come se aspettasse un chiromante per leggerlo. Il sogno rappresenta l’idea di stare bene, come se fosse una lama di luce, appunto, e il commissario si avvia a stare bene, ma poi … bisogna leggerlo direttamente dal libro appena uscito. Non si può anticipare il finale di un giallo appena uscito in libreria!
Si può rispondere ad una domanda prendendo spunto dal libro.
Cosa farebbe e direbbe lei, carissimo dottor Occhipinti, ad un eventuale Salvo Montalbano in analisi?
Direi così: “Lei ha fatto un bel sogno, è una buona cosa che lo abbia fatto e che lo abbia ricordato. Capisco che lei adesso è preso dalle premonizioni, ma vediamo anche cosa altro può voler dire. Si applichi a fare delle associazioni, come già sta facendo, ad esempio, se non le viene in mente nulla di meglio, cosa le ricordano quelle iniziali sul sudario? Dove le ha già viste? Oppure, se preferisce, come mai fa parlare in latino Catarella? Cosa si può associare? E ancora, come mai sogna che il questore è morto?”
Di tutte queste domande ne farei al massimo una, meglio mezza, di quelle col mormorio psicoanalitico che non uso più, tipo: “Uhm… proprio il questore morto…”
E mi applico a quest’ultimo elemento del sogno: Montalbano sogna che il suo superiore è morto! Notevole, veramente notevole! Freud lo ha chiamato Super Io e Andrea Camilleri fa morire in sogno quello del suo commissario, ma alla fine gli fa scegliere una via melanconica con la quale chiude il romanzo.
Ecco a cosa serve un’analisi ed un analista, se è capace di fare lavorare i Salvo Montalbano che vanno da lui: serve a valorizzare il pensiero represso che si esprime nel sogno e attraverso questa valorizzazione, e solo attraverso questa valorizzazione, ad impedire che si intraprenda una via melanconica, o peggio ancora.
Grazie ad Andrea Camilleri di averlo messo per iscritto!

La mia anima, il deserto, Cartagine

La mia anima, il deserto, Cartagine

Un libro di Letizia Laria

La mia anima, il deserto, Cartagine

L’Autrice si racconta al pubblico

Sabato 19 novembre 2011 ore 17.00

Libreria Boragno, via Milano 4 – Busto Arsizio (VA)

Interviene Carmelo Corrado Occhipinti

Natalie è una donna che ha dedicato la vita alla carriera, trascurando la sfera sentimentale, anche a causa di un’educazione piuttosto rigida. Cerca aiuto in analisi, strada dolorosa che la porta a sviscerare, nei meandri dell’inconscio, cassetti della memoria che sperava di aver chiuso per sempre. Ma sarà l’Africa, il deserto, a permettere una sua completa rinascita spirituale. Il viaggio non solo come momento di incontro con altre culture e persone, ma anche come metafora di un percorso interiore di riscoperta e riappropriazione della propria identità smarrita. Con una penna che si diverte a saltare dall’interno all’esterno dei protagonisti, l’autrice dipinge l’affresco dell’anima di una donna controversa, complicata, eppure tremendamente “viva e unica”, che ritrova l’amore.

Il libro si può ordinare
• Direttamente dal bookstore del sito www.gruppoalbatrosilfilo.it
• Telefonicamente o via fax ai seguenti numeri: 0761/1763012 – 0761/019933
• In tutte le librerie online
• Per le librerie: le nostre edizioni sono distribuite da PDE

Secoli di paura che una donna possa desiderare

“Quando la natura femminile, per sua natura così perversa … .”

Umberto Eco, ne Il nome della rosa, fa esprimere ad un suo personaggio una frase che esprime l’eterna paura della donna e del suo desiderio.

La prendo in prestito per incuriosire nei confronti del principe Fabrizio che una certa sera, dopo cena, va a Palermo …

Un suggerimento del tutto privo di disinteresse ;)

Per una lettura estiva, vi do un suggerimento del tutto privo di disinteresse.

Di Carmelo Corrado Occhipinti, che dopotutto è il “mi babbo”, Cocomeri e guerre, ovvero la remota origine dei fichidindia.

Si trova da Boragno a Busto Arsizio, e a Ragusa sia presso il bar Ambassador che all’edicola in via Di Vittorio, angolo via Stesicoro.

Prendo spunto dal commento di Salvatore Iacono per descrivere l’opera, ma la cosa migliore è andare sul sito www.cocomerieguerre.it dove si possono consultare i commenti di chi l’ha già letto e se ne può richiedere una copia.

“In uno stile di suggestiva leggerezza l’Autore ci prende per mano e ci guida nei meandri della psiche dove hanno preso dimora nuclei di pensieri ed emozioni che determinano le scelte esistenziali e spesso anche le vicende storiche.

Ogni pagina del libro richiederebbe un approfondimento, ma la personale riflessione giunge ad una buona conclusione individuale. È un libro ricco di intuizioni, di metafore sempre dense di meditazioni”.

 

 

…domande all’autrice, parte seconda

Il sottotitolo è: “Il giardino di Vaga- Candide.” Perché?

Ho preso il sottotitolo da un romanzo breve di  Voltaire: “Candide o l’ottimismo” e c’è una ragione: Candide, per la sua ingenua semplicità, accoglie come veritiere  le idee  balorde che il  suo precettore Pangloss   gli  mette in testa e cioè  che tutto è  già finalizzato al bene, senza che nessuno faccia niente, e che il mondo che c’è è il migliore dei mondi possibili. E così con queste idee quando incontra qualcuno non ragiona con la propria testa, non usa il suo pensiero per verificare se quella persona è davvero brava  oppure  gli sta rubando il portafogli,  ma parte dal presupposto che gli uomini sono già fatti  per soccorrersi a vicenda  e così finisce arruolato a forza nel reggimento del re dei bulgari,  viene fustigato, sculacciato, bastonato, rimettendoci quasi la pelle.

Ho raccontato questo  perché anche Vaga, come Candide, ha delle idee balorde in testa che non le portano benefico. Sono idee ereditate dall’educazione che ha avuto, dall’ambiente in cui ha vissuto.

Ad esempio ha in testa un detto: “Chi si loda si imbroda”. E’ un detto infame che non permette a nessuno di muoversi perché non dà la possibilità di essere soddisfatti  di quello che si fa perché  proibisce di dire a se stessi “Sono stato bravo”, così come lo  si dice a un altro perché si apprezza il suo lavoro.

L’amico psicoanalista la fa uscire da queste idee perché le dice che è immodesto solo chi pronuncia: “Sono stato bravo” senza aver fatto un lavoro, ma se uno fa un lavoro bene, è modesto, e ha ragione di congratularsi con se stesso. Questo è solo un esempio di idee balorde che Vaga ha in testa e che vengono corrette.

In guerra e in pace, domande all’autrice

Angela Cavelli - In guerra e in pace

Per chi non è potuto venire alla presentazione, riportiamo, una per volta, alcune delle domande che sono state fatte ieri all’autrice Angela Cavelli.

Perché hai scelto come titolo del tuo libro “In guerra e in pace?”

In verità dapprima ho pensato di intitolarlo “Le confessioni di Vaga” perché Vaga, la protagonista del romanzo, a suo tempo ha fatto l’analisi  e anche in questo romanzo le capita  a volte di sdraiasi sul divano per confessare laicamente. Ha anche esperienza del confessare a un sacerdote, le manca fortunatamente il terzo tipo di confessione: quella giudiziaria. Ecco perché volevo intitolarlo così.

Poi ho deciso di cambiare titolo perché il paragone con “Le confessioni di Sant’Agostino”  mi faceva tremare le gambe.

E allora ho pensato a: “In guerra e in pace”, prendendo questa volta da Tolstoi, perché nel mio libro si parla di incontri, ma anche di scontri, di guerre guerreggiate. Certo, c’è una differenza: in Tolstoi  il conflitto è tra nazioni: Russia, Francia, Austria e i luoghi del conflitto sono Austerliz, Mosca, le immense pianure russe; Vaga invece si scontra  con i suoi prossimi e i luoghi delle sue guerre  sono il salotto, il tinello, la cucina, ma sempre di conflitti si tratta.

Dunque la sua guerra comincia in casa.

Perché fa la guerra Vaga e a chi?

Ad esempio fa la guerra all’uomo che si è scelta perché tra loro c’è una differenza di mete: il marito di Vaga vorrebbe una vita frugale, magari  campestre, tranquilla, tra viti e ulivi. Vaga invece vuole vivere nella ricchezza con tanti amici e, perché no, con qualche filippino in livrea.

E’ pur vero che Vaga da giovane aveva il braccino corto, per cui è  anche tentata di vivere in modo frugale. Naturalmente ad alimentare la guerra  c’è anche altro, ma poi lo scoprirete da voi.

Allora per un po’ Vaga cerca di farsi andare bene le idee del suo uomo per cercare di andare d’accordo, vuole inculcarsele, ma poi non ce la fa. E’ come se si dicesse: i fiori sbocciano, gli uccellini cantano, il sole sorge, ma io non sto bene.

E allora inizia a fare la guerra: sbraita, urla, per calmarsi  mette in bocca cinque sigarette per volta, corre per i viali alle cinque di mattina. Poi succede che sogna di dare un matterello in testa al marito. Per fortuna solo in sogno, ma questo la fa accorgere che la sua posizione, l’essere in guerra, non la fa stare bene.

E allora ricorre all’amico psicoanalista  che l’aveva avuta in analisi. Perché Vaga ha la competenza di capire che da sola non ce la fa e cerca, per confidarsi,  una persona che lei ritiene affidabile.

E le parole che questo signore pronuncia le portano una pace  non  illusoria, perché quest’uomo le dà le ragioni per non fare la guerra, aiutandola così a vivere un rapporto pacifico.

La conseguenza di ciò è che lascia che il marito faccia  ciò che ha sempre fatto e lei  cerca di non intervenire più di tanto. Ma siccome non è una fatina delle Winx,  che svolazza sul mondo,

ogni tanto muove le acque, dice la sua in modo non molto garbato (perchè Vaga non è una brava persona), poi riprende il rapporto con il suo uomo, ma almeno senza complessi di colpa.  Diciamo poi  che da questa situazione ha ricavato qualcosa: sa che spetta a lei andare dietro a ciò che le va di fare , senza attendere il successo dell’altro per muoversi.

Ecco questo è un esempio di conflitto risolto e senza aver sporcato il tappeto di sangue. Non è neanche la pace del cimitero dove i corpi non si muovono più, anzi.

Intervista all’autrice del libro “In guerra e in pace”

Riportiamo il link all’intervista realizzata da Bustoweb in occasione della presentazione del libro “in guerra e in Pace” di Angela Cavelli Colombo.

clicca qui per ascoltare l’intervista

Cocktail d’Autore

Incontro di letteratura
nella più esclusiva terrazza estiva della città, incontrando gli Autori

Angela Cavelli Colombo
In guerra e in pace | Il giardino di Vaga – Candide

martedì 13 luglio 2010 – ore 19:30
Piazza F.lli Rosselli, Busto Arsizio

Prendete tre autori, altrettanti libri di recente pubblicazione, un locale elegante, l’atmosfera informale di un happy hour, un pizzico di brio, tre colori: rosa, giallo e nero. Fatto? Shakerate bene e servite con ghiaccio, decorando con… un segnalibro. È la ricetta di “Cocktail d’Autore”, evento promosso nel mese di giugno e luglio presso il Mia Lounge Bar di Busto Arsizio (piazza fratelli Rosselli) da Libreria Boragno con la collaborazione di Varesenews.

Angela Cavelli

Mia beach loungebar

Vaga in guerra e in pace

Presto vi racconteremo di questo libro, che apprezziamo e che è già nelle librerie! Teneteci d’occhio! A breve anche un aperitivo presentazione (a Busto Arsizio)

Autrice: Angela Cavelli Colombo
Pubblicato nel 2010 Presentazione di Giacomo B. Contri
Illustrazione e progetto grafico: chiara occhipinti
pagine: 254