Una migliore psicologia crea una migliore politica.

C’è una maledetta banalizzazione del pensiero nella nostra vita politica, frutto di una banalizzazione psicologica. Non solo i giovani non trovano lavoro, sono costretti a tentare la via dell’emigrazione e devono anche sentirsi anche umiliati.
Padoa Schioppa, (ministro della nostra Repubblica) li chiamò bamboccioni, un altra dichiara che sono legati al posto fisso vicino a mamma e papà.
Vedo che i fatti stanno in modo diverso: non trovano lavoro né vicino ai genitori, né lontano. In Italia non c’è lavoro. Se trovano qualcosa, lavorano con ritenuta d’acconto e con l’obbligo di versare il 23% di IRPEF ed il 27% all’INPS, con la prospettiva di dover versare in acconto ad entrambi il 90% per l’anno successivo, anche se non dovessero proseguire il lavoro. Salvo i giovani che riescono a stare nel regime agevolato, in questo caso per l’IRPEF pagano solo il 20%.
Per l’IRPEF potrebbero, è vero, dopo il 60% del primo acconto, non versare il resto. Per l’INPS verseranno tutto. Per dirla in breve, mettiamo caso che nel 2011 abbiano guadagnato qualche migliaio di euro, ne verseranno più del 70% in tasse e previdenza obbligatoria.
E per di più, un presidente del consiglio ha dichiarato ad una ragazza che potrebbe cercare di sposare suo figlio.
Avrebbe dato lo stesso consiglio ad un ragazzo nei confronti di sua figlia?
o troverebbe questo secondo caso disdicevole?
Un altro presidente del consiglio trova che il posto fisso sia noioso.
Non è che ha avuto la nomina a senatore a vita
per evitare di non avere nulla in mano
dopo l’esperienza di governo?
Penso a una coppia di amici, adesso all’estero a tentare di trovare da vivere e da sopravvivere. Di lui so che ha lavorato un anno a 400 euro al mese per l’amministrazione di un comune, pagandone 350 di affitto. Tornava dai genitori sabato e domenica per qualche altro lavoretto che gli permetteva di raggranellare qualcosa.
Di lei so che lavorava in nero a 5 euro l’ora, quando trovava da lavorare.
Sento anche dire che è peccato non pagare le tasse e lavorare in nero.
Alla fine, si sono stufati!
La mia simpatia a questi due giovani coraggiosi e a tanti come loro che non si piegano alle asperità della vita. Ed è un danno per tutti perché produrranno reddito per un’altra nazione e non faranno aumentare il PIL dell’Italia.
Ma non si possono banalizzare, come non si possono banalizzare le tre storie letterarie su cui mi soffermerò
il 28 marzo, mercoledì
il 24 aprile, martedì
il 29 maggio, martedì.
Presto notizie più precise, adesso valga per una ripresa dei contatti.
La banalizzazione politica è corrispettiva a quella psicologica:
Lei ha un complesso di Edipo non risolto,
è un bamboccione, attaccato ai suoi genitori
legato al noioso posto fisso.
E invece le cose sono diverse, a favore delle persone e per il loro beneficio.

Personaggio a chi?

Trovo notevole che Gianrico Carofiglio si faccia dire da Tex Willer di essere anche lui un personaggio e che si difenda da questa accusa.
Sappiamo già tutti de Il treno ha fischiato di Luigi Pirandello che immagina un impiegato la cui vita succube viene stravolta dall’udire il fischio di un treno. L’impiegato si ribella, pur in una forma che sembra pazzia. Pazzia dalla quale l’io narrante è sicuro che rientrerà. Ovvero, di fronte all’inibizione, due possibilità: sottomissione, o follia.
Noto che Freud crea una alternativa: la guarigione, come contrapposizione a tre altre possibilità.
1)Il soggetto (Freud dice l’Io) contro se stesso: la nevrosi.
2)Il soggetto contro il mondo: la follia.
3)Il soggetto contro l’oggetto: la perversione.
Carofiglio sembra percorrere la strada alternativa di Freud rispetto alle tre: il soggetto si difende dall’accusa di essere un personaggio. Come se dicesse:
“Caro Tex Willer, personaggio delle mie letture e termine della mia identificazione puberale, è vero sono stato e sono il frutto dei miei pensieri da bambino e da ragazzo, e perciò personaggio di me stesso. Ma adesso sto recuperando tutto quello che ho pensato di me e lo sto portando a conclusione. Perciò, carissimo Tex, rimani nelle strisce dei fumetti, perché io mi avventuro nella vita. … ah grazie del suggerimento di guardare nello spazio vuoto tra due vignette!”
P.S. Di presenza, lo prometto, svolgerò meglio il discorso, anche scherzandoci sopra.
P.P.S. Devo un grazie particolare a Romano Khan, per la nostra conversazione di stamattina. In una battuta, con il richiamo a Sartre, mi ha dato modo di precisare meglio quello che venivo elaborando.