Inconscio ladro!

Malefatte degli psicanalisti

di Elisabetta Ambrosi


Ad Elisabetta Ambrosi, autrice di Inconscio ladro, vorrei dire che ha fatto bene a scrivere del suo (sembrerebbe) non riuscito tentativo di analisi. Ho cercato, senza successo, di mettermi in contatto con lei. Ha ragione: è entrata in una dinamica in cui la sua questione è stata omessa dal suo analista. Quello che mi impressiona è che sia mancata la risposta anche nella prefazione e nella postfazione di due analiste. Ha ragione la Ambrosi! Non ha avuto risposta e forse non l’ha trovata lei stessa. Dico forse perché nel fatto di aver messo in piazza se stessa può esserci sia la soluzione che la complicazione del problema. Dal testo non si capisce, ma si capisce che si è messa a pensare in proprio, cioè con libera-mente. Mi si perdoni il gioco di parole. E pensare libera-mente non può che avviare la soluzione della propria questione, malgrado l’eventualmente non riuscito lavoro di analisi.
Lo dico in un’altra maniera: ha ragione Elisabetta Ambrosi, andava da una persona nella speranza di non trovare ostacoli al proprio pensiero e di liberarsi delle vecchie barriere, si è trovata con un nuovo ostacolo e con le vecchie barriere rinforzate. Ma il tentativo di liberarsi del nuovo ostacolo può comportare l’abbattimento graduale anche delle vecchie barriere. Come se fosse tutto in una diga: una crepa la farà gradualmente crollare.

Secoli di paura che una donna possa desiderare

“Quando la natura femminile, per sua natura così perversa … .”

Umberto Eco, ne Il nome della rosa, fa esprimere ad un suo personaggio una frase che esprime l’eterna paura della donna e del suo desiderio.

La prendo in prestito per incuriosire nei confronti del principe Fabrizio che una certa sera, dopo cena, va a Palermo …

Non mangiare quella…

Adamo che hai fatto?

Ma ch’eritu duocu a fari a vardia? (Ma eri lì a fare la guardia alle mele?)

Non ce l’hanno spiegata giusta. La storia del frutto proibito ha un’altra morale e una diversa colpa. Qual è il peccato di Adamo ed Eva?

Mettiamo caso che Adamo avesse dato questa risposta da impunito, allora Dio avrebbe potuto giudicare che si trattava di uno sporco ladrone che per giunta gli rispondeva male e avrebbe sicuramente detto:

Senti, mio caro, le mele le ho fatte per me e la mia famiglia. Tu qui eri ospite gradito, se ti mangi tutte le mele, noi come facciamo. Potrei creare un altro albero più in là, ma ormai i giorni della creazione sono passati e non voglio fare un miracolo per coprire un furto. Allora facciamo una bella cosa, tu e tua moglie andatevene più in là, lontano dalle mele. Farà più freddo, dovrai dissodare il terreno, qui ci avevo pensato io. Ti toccherà lavorare e sudare, e non sarà solo il sudore della fronte. Se tua moglie vorrà avere bambini, può succedere che avrà qualche doglia, ma io non verrò fin lì. E insomma ognuno per sé e Dio per tutti. Che poi sarei io.

E hanno usato male anche quella frase per cui la storia non si fa con i se e con i ma. Ogni volta che ci lanciamo nei se e nei ma, non facciamo storia, cerchiamo di capire, anche come fare.

Ma chi non ha spiegato bene le cose? È un chi a volte senza soggetto. Qualcuno può essere stato materialmente, ma spesso si tratta di un errore che è venuto creandosi così, quasi per scivolamento progressivo, come quella diga olandese.

Quella del bambino che, passando per caso, si accorse che nella diga si era formato un piccolo buco da cui usciva l’acqua. Comprendendo che il buco si sarebbe allargato fino al crollo della diga, lo otturò con dito e rimase ad aspettare che arrivassero gli adulti. E così salvò il paese.

Ma poi gli adulti che fecero? Col cemento a presa rapida ripararono la diga? Evacuarono il paese? Mentre il bambino stava lì a tenere la diga col dito, ne costruirono un’altra più grande e lasciarono morire il bambino tra le due dighe?

Proviamo per adesso a reinventare il dialogo tra Dio e Adamo, cosa sarebbe succeso?

Adamo, che hai fatto?

Eh, la miseria! Che tono di rimprovero! E per una mela! Che sarà mai!

Adamo che hai fatto?

Ma dicevi davvero che non dovevo mangiarle?

Adamo che hai fatto?

Guarda in tutta sincerità, l’albero è così carico che a momenti si spezzano i rami. Ho pensato che se ne mangiavo una, manco ti accorgevi. Però, visto che ci tieni davvero, non le tocco più!

Adamo che hai fatto?

Senti, non puoi tenermi qui con una proibizione e dire che questo è un paradiso. Lo sai che avendomi detto di non toccare questi frutti, me ne hai fatto venire il desiderio. Ora la abbiamo mangiata, io e mia moglie, un morso ciascuno perché fa schifo. A me è rimasta anche in gola, Eva l’ha mandata giù perché quella manda giù di tutto. Se ti vuoi seccare, cacciaci fuori. Almeno finisce questa storia che saremmo in paradiso e non possiamo toccare le mele!

Adamo che hai fatto?

Non sono stato io, è stata la donna che TU mi hai dato.

Eva?

È stato il serpente!

Ma che faccia di tolla che avete! Andatevene a quel paese! E restateci finché non smetterete di attribuire ad altri la vostra colpa.

E poi chi vi ha detto che siete nudi?

Già, chi ce lo ha detto?