La banalità del male

Il pensiero nascosto

Un contenuto di pensiero, fin dalla nostra pi√Ļ tenera et√†, si affaccia alla mente e ne viene escluso: lo escludiamo attivamente. In seguito torniamo ad alimentarlo, con due effetti che sembrano indipendenti da noi: per un verso limitiamo le nostre possibilit√† di azione (Freud ha chiamato questo inibizione), per un altro verso generiamo fenomeni che ci fanno stare male, ad esempio proviamo angoscia, abbiamo qualche disturbo, pi√Ļ o meno grave.

Oppure.

C’√® un oppure, in effetti √® una catena di oppure, catena sia nel senso di successione, che di incatenamento. Luigi Campagner ha trovato una parte della catena di oppure nella storia di Adolf Eichmann, come risulta dall’opera ‚ÄúLa banalit√† del male‚ÄĚ di Hannah Arendt. Trovo che sia interessante discuterne assieme, √® per questa ragione che vi invito il 31 gennaio presso la Galleria Boragno alle ore 16.

 

Figli! o Del Vantaggio di essere genitori

Il mio amico e collega Luigi Campagner ha raccolto in un volume una serie di episodi (frasi, botte e risposte), riflessioni e commenti intorno ai rapporti tra genitori e figli.
In psicoanalisi spesso ci troviamo a cogliere il nesso che si è stabilito nel pensiero di una persona, tra un fatto avvenuto da bambini e una abitudine da adulti. Raramente abbiamo la possibilità di collegare queste relazioni tra di loro.
Luigi Campagner ha il grande merito, tra gli altri, di aver reso organici i racconti di molte persone connettendoli fra loro e alla mitologia, ai racconti popolari, alle favole, ai fumetti, all’arte.
Un lavoro perci√≤ pi√Ļ che clinico perch√© le singole spiegazioni portano ad una conclusione generale che √® annunciata dal titolo: essere genitori √® un vantaggio.
Sar√† perci√≤ con vero piacere che mi intratterr√≤ con lui Sabato 18 ottobre alle 17 presso la galleria Boragno in una conversazione quasi da salotto, ed √® a questa conversazione che vi invito come premessa al prossimo programma di incontri. (Seguiranno indicazioni pi√Ļ precise).

La ricerca della felicità

Sono debitore di questa osservazione ad un giovanissimo amico che da poco frequenta il mio studio:
‚ÄúLa vita √® una perenne ricerca della felicit√† ‚Ķ non posso limitare l’idea della mia guarigione al fatto di aver trovato la felicit√†, per considerarmi guarito basta aver ripreso la ricerca, come in effetti ho cominciato a fare da quando ho cominciato a venire qui. Adesso mi serve solo togliere di mezzo tutti gli ostacoli per fare bene la mia ricerca.‚ÄĚ
Non trovo di meglio, per commentare, che dare seguito con un mio scritto di alcuni anni fa

Sogno
Nelle notti, come quelle che adesso
scandiscono coi giorni il tempo estivo,
volentieri trovo nel dolce mondo
del sogno antiche e preziose immagini:

prati verdi con gialle margherite,
millenari cedri, ulivi e castagni,
e all’orizzonte il mare luccicante
tra montagne innevate e fertili colli.

Da quel sogno, in sostanza ricorrente,
ma sempre diverso nelle immagini,
comune a tanti, eppure così raro

nel vigile pensiero, da quel sogno
traggo una larga realtà di vita,
e un caro pensiero che sia di saluto.

Un’occasione speciale

Mia moglie ed io abbiamo avuto il privilegio di incontrare Susy Izzo e suo marito nella loro casa a Roma. √ą stato un incontro profondamente entusiasmante che speriamo di poter ripetere. Per dare un’idea del nostro entusiasmo, dico solo che dopo la conversazione con Susy abbiamo fatto 12 ore di guida parlando del nostro incontro e di psicoanalisi. In tutte le altre occasioni ho parlato con mia moglie di psicoanalisi, questa volta abbiamo parlato, togliendoci le parole di bocca l’un l’altro e rallentando la guida per parlare meglio.
Grazie!

Pubblico la mail ricevuta da Susy Izzo la sera stessa.

Che piacere avervi incontrato,
inoltre aver avuto la gioia dopo tanti anni di trovare chi si interessa della mia Principessa e ha cercato con tenacia il libro e l’autrice rende ancor pi√Ļ valido lo scopo che mi ero prefissa: parlare di una donna dimenticata e mai menzionata su internet, un donna, non solo grande psicanalista, ma una donna arrivata in Italia, in Sicilia da terre molto lontane.
La storia del mio incontro √® di pi√Ļ di 30 anni fa , √® l’incontro con il Maestro, momenti di gioa e di speranza, con chi mi ha preso per mano e mi ha condotto nel difficile cammino della crescita, o meglio nella scoperta del proprio S√©
Questa era la Principessa Tomasi di Lampedusa.
Il mio libro √® la descrizione, sotto forma di cronistoria, di un incontro magico tra due donne: una maestra di psicoanalisi, ma non solo, e una ragazzina che, oltre ad in trauma somatico subito, aveva tutti i turbamenti di un’adolescenza ancora non del tutto elaborata.
Tutte queste emozioni e ricordi sono stati chiusi nel mio cuore e … poi ho incontrato due persone che mi hanno spinto ad aprire il cassetto dei ricordi, il flusso della memoria.
Chi era Alexandra? Mi viene da dire una persona eccezionale che ho avuto il privilegio di conoscere, che ha reso significativi gli anni e le scelte della mia vita.
Susy

Di un autismo se ne fanno tre

Premessa
Ho gi√† detto che alla domanda: ma c’√® o ci fa? Rispondo: c’√® perch√© ci fa!
Il modello universale di definizione delle psicopatologie si chiama DSM (Manuale Diagnostico Statistico), ormai giunto alla quinta edizione. In esso l’autismo viene definito in base all’assenza della competenza comunicativa del bambino; giudicando solo in base a tale assenza, si √®¬†ragionevolmente indotti a pensare che sia una patologia organica.
Spesso l’invenzione del termine viene attribuita a Kanner, nei primi anni Quaranta del secolo scorso.
Osservo che la parola era già occupata prima e con Kanner si aprì la strada alla indecisione riguardo alle cause, tra organica e psichica.
Il termine era stato coniato da Bleuler nel 1910 per designare una particolare sindrome nella quale le persone dimostravano di non voler comunicare; negli anni Venti venne esteso anche ad alcune affezioni infantili, quando era possibile osservare che il bambino, non solo non comunicava, ma aveva la chiara intenzione di non comunicare. Erano, e rimangono, segni caratteristici:
‚ěĘ il fatto che il bambino non fissa negli occhi l’interlocutore e mettendosi nella traiettoria dello sguardo il bambino si volge da un’altra parte, il secondo aspetto √® pi√Ļ importante del primo;
‚ěĘ il dondolio del capo o del tronco, perch√© non c’√® una limitazione organica che faccia dondolare il capo o il tronco;
‚ěĘ la bocca atteggiata allo sputo o alla suzione;
‚ěĘ il fatto, pi√Ļ impalpabile, che pur mancando il rapporto con l’altro, ce ne sia una utilizzazione come un’estensione meccanica del s√©; ‚ěĘ qualsiasi altro segno, anche impercettibile, che pur mancando il rapporto con l’altro, il bambino ne avverta e ne riconosca la presenza.¬†Per iniziare una psicoterapia, dopo l’osservazione, √® necessario vedere che il bambino sta modificando qualcosa. Non si pu√≤ sapere dove il bambino arriver√†, e non si pu√≤ promettere perci√≤ nulla ai genitori, ma si pu√≤ promettere che si andr√† dove il bambino vorr√† andare e fin dove vorr√† procedere.

Cos√¨ ho fatto la distinzione tra l’autismo organico, ormai la parola √® utilizzata anche in questo modo, e l’autismo psichico, la sua vecchia, e ancora attuale, definizione. Se la prima infermit√† √® rarissima, la seconda √® ancora pi√Ļ rara, ma ci induce ad una riflessione importante: se un bambino piccolo pu√≤ articolare mentalmente una patologia cos√¨ complessa e se, con l’apporto di un altro degno, pu√≤ riuscire a schiodarsi dalla croce alla quale si era attaccato, immaginiamo cosa pu√≤ fare e cosa possiamo fare se ci poniamo tutti nelle migliori condizioni.
Il dibattito politico e culturale dei nostri giorni non ci mette certo nelle migliori condizioni: sembra che le cose siano messe in modo tale che non si possa capire nulla.
Ad una riunione di un importante istituto di psicoanalisi, due eminenti soci litigarono irrimediabilmente sulla questione se l’autismo fosse organico o psichico senza che nessuno avesse chiesto all’altro di chiarire che cosa intendeva con la parola per la quale si accapigliava.
Ora lasciamoli litigati, come direbbero i bambini, e procediamo con l’altra distinzione: trattandosi di una patologia che il bambino attiva prestissimo, essa dipende anche dall’atteggiamento dei genitori nel suo sviluppo e nella sua evoluzione, guarigione eventuale compresa. Non trovo perci√≤ inopportuno catalogare diversamente almeno i due estremi che mi √® capitato di poter osservare e in uno dei due ho avuto la fortuna di veder guarire del tutto.
Dico aver la fortuna di veder guarire perch√© non sono cos√¨ matto da pensare di guarire le persone. So di essere riuscito, in alcuni casi, a rendermi degno del lavoro mentale che ad una persona occorre per correggere l’errore. Spero e lavoro perch√© mi succeda ancora con altre persone.

Un bambino

I genitori mi consultarono, ormai tanti anni fa, chiedendomi di occuparmi del loro figliolo di sei anni. Era stato visto ripetutamente negli anni presso vari centri e tutti avevano diagnosticato un autismo infantile precoce. Gi√† questo fatto avrebbe dovuto mettermi sull’avviso circa le loro reali intenzioni.
Non mi chiesi come mai tante consultazioni e nessuna terapia, a mia scusante aggiungo che spesso capitava e capita di portare un bambino presso un centro dove si fa la diagnosi, ma poi la terapia ha tempi lunghissimi di attesa. Ad ogni modo decisi di cominciare a vedere il bambino. Atteggiava la bocca a suzione, non parlava, non mi guardava, rimanendo col viso girato in una direzione che non era la mia, ma non era neanche opposta a me. Decisi di spostarmi e di mettermi nella traiettoria del suo sguardo. Si gir√≤ immediatamente di 45¬į, allora mi spostai di nuovo e and√≤ a rincantucciarsi in uno degli angoli dello studio. Decisi di rimanere ad aspettare.
Quasi tutto il primo incontro si esaur√¨ in questa dinamica. Nella seconda seduta rimase a lungo nell’angolo, poi cominci√≤ ad interessarsi ad una cesta di giocattoli senza volgere lo sguardo verso di me neanche un momento. Tra i giocattoli che vi erano, ne prese uno ripetutamente: un biberon finto.
La volta successiva gliene feci trovare uno vero con dentro un succo di frutta. Lo bevve tutto e mi guard√≤ una volta. Poi riprese a giocare, quasi rivolto verso l’angolo della stanza, accennando ogni tanto a girarsi verso di me, senza mai farlo completamente: come se fosse in dubbio. La volta successiva and√≤ direttamente alla cesta, prese il biberon, assaggi√≤ un sorso del succo di frutta, poi si volse verso di me e continu√≤ a bere.
Decisi che lo avrei fatto lavorare con me (ormai preferisco questa dizione; con me equivale ad un complemento di compagnia) e lo comunicai ai genitori, dicendo che lo avrei preso e che tanto camminava il bambino, tanto avrei camminato io. Passò qualche mese durante il quale il bambino cominciava ad aprirsi al mondo attraverso di me. In alcuni giochi mi usava appoggiando certi giocattoli sulle mie gambe; entrati in studio mi prendeva la mano. Non mi prendeva mai la mano quando era in vista della madre. A volte ripeteva qualche suono che facevo, mi guardava spesso; una volta mi venne in braccio e si ritrasse immediatamente, ma rimase a guardarmi.
Alla fine di questo periodo, e fu proprio una fine, i genitori mi comunicarono che andavano in pellegrinaggio. Se non avevo nulla in contrario, avrebbero sospeso per un mese, ma avevano già prenotato tutto perciò se avevo qualcosa in contrario potevo tenermi il contrario per me.
Loro volevano la guarigione totale e immediata del bambino e non potevano stare ad aspettare i nostri lenti progressi che pur vedevano bene perché il bambino anche a casa aveva dato segni di apertura. E lo dissero così come ho scritto, avrei potuto usare le virgolette.
Osservai che, siccome partivano due settimane dopo, c’era tempo per continuare a lavorare, avremmo sospeso il tempo del pellegrinaggio e ripreso subito dopo. Mi dissero che proprio non potevano: il tempo, i preparativi, le cose da acquistare, le nespole che non maturavano e le patate che marcivano. Rimanemmo d’accordo che mi avrebbero telefonato al rientro per riprendere il lavoro nel caso in cui il miracolo non si fosse verificato. Il caso del miracolo non venne detto, lo aggiungo io.
Mi telefon√≤ il padre in effetti, ma per dirmi che durante il tragitto il bambino aveva avuto delle violentissime crisi, prima di violenza, poi sembravano simili agli attacchi di epilessia. Erano dovuti scendere dal treno, chiamare un’ambulanza, fare ricoverare il bambino nel pi√Ļ vicino ospedale per fortuna ancora in Italia. Era stata diagnosticata un grave forme di epilessia e intrapreso un trattamento farmacologico. Mi dissero che il bambino stava giorno e notte nel suo lettino col pollice in bocca. Chiesi di farmi vedere le carte del ricovero, mi rispose che proprio non poteva perch√© lui aveva il lavoro che lo impegnava e la moglie stava col bambino e non poteva lasciarlo un momento.
Non ne seppi pi√Ļ nulla finch√© una volta lo incontrai. Teneva uno dei pollici in bocca, dava l’altra mano alla madre, ma girandole le spalle. Camminava alternando e accavallando i piedi, girato com’era verso il lato opposto rispetto a quello in cui era la madre. Mi vide, mi corse in braccio (alla lettera!), lo tenni finch√© volle stare, poi scese, torn√≤ a dare la mano alla madre e a girare le spalle a entrambi.
Lascio ogni commento da svolgere a ciascuno di voi che legge. Per parte mia esprimo solo le conclusioni che mi servono per la serata di mercoled√¨ 29 maggio: la diagnosi di un particolare quadro patologico dipende anche dall’idea che ne hanno i referenti ed il soggetto stesso quando ha possibilit√† di esprimersi.
In questo caso, il bambino non poteva esprimersi se non come ha fatto, i genitori avevano idea di qualcosa che doveva risolversi con un miracolo.

Una bambina

I genitori in questo caso avevano qualche obiezione a portare la bambina da uno psicoterapista, ma visto che dovevano … Li invitai a ripensarci, ma dissero che ormai si erano decisi. Mi dissero che la bambina, di allora cinque anni, si era inspiegabilmente chiusa in se stessa tutto di un tratto. A pensarci bene, la madre ricordò di averla progressivamente vista spegnere in concomitanza con una loro freddezza coniugale e con una sua crisi.
Il padre di lei malato di cancro incurabile, la madre di lui con qualche altro accidente, correre di qua e di l√†. La bambina diminuiva il proprio interesse, anche a scuola materna avevano notato il fatto. Il padre di lei era era poi morto, mentre la bambina aveva preso a stare sotto il tavolo a rispondere pochissimo, solo monosillabi, adesso non parlava pi√Ļ da qualche mese.
Nel frattempo il marito era stata impegnato ad assistere la propria madre con la moglie avvolta in un lutto tormentoso che ormai si stava sciogliendo, come si stava attenuando la patologia della suocera. Avevano ripreso i rapporti sessuali da qualche settimana (dopo secoli), ma erano affranti per la bambina: ricordavano la sua vivacità e la contrapponevano alla chiusura che adesso osservavano impotenti.
Parlava soprattutto la madre, mentre il marito annuiva e raramente aggiungeva qualche particolare che non era in contrasto con quello che aveva detto la donna, ma lo chiariva. Ad esempio notava che non aveva potuto fare diversamente, era figlio unico, il padre incapace di fare mestieri in casa. Aveva dovuto anche assentarsi dal lavoro.
Forse si erano anche disamorati, lo dissero entrambi, disamorati l’uno dell’altra e tutti e due della vita e della bambina.
Dalla pediatra erano stati mandati in consultazione da un neuropsichiatra che aveva diagnosticato un autismo e aveva fatto il mio nome. Lui non se ne occupava.
Nella prima seduta di osservazione, la bambina andò a cacciarsi immediatamente sotto la scrivania e vi rimase con le spalle rivolte verso di me per un tempo lunghissimo.
Stavo per riaccompagnarla dalla madre quando vidi che si era spostata e per un attimo volse il suo sguardo verso di me. Allora aspettai, seduto com’ero lontano dalla scrivania, rivolto in una direzione che non incrociava quella del suo viso.
Con la coda dell’occhio vidi che ogni tanto guardava verso di me. La lasciai fare. Poi dissi che ero contento di averla incontrata, la avrei vista ancora e adesso la riaccompagnavo dalla madre. Rimase ferma ad ascoltare e, quando finii di parlare, si alz√≤ e and√≤ verso la porta.
Presi il suo atto come segno di disponibilità al rapporto con me: aveva inteso quello che avevo detto e docilmente lo aveva eseguito. La volta successiva rimase in giro per la stanza, si interessò ai giocattoli, mi ignorò ma non mi volse le spalle. La vidi per circa un anno, osservando le sue aperture verso di me e verso gli altri. Cominciò le scuole elementari con buoni apprendimenti, ormai veniva in studio parlando di me con la madre e con me mentre giocava vivacemente a volte da sola, altre volte con me.
So che sta bene.

29 Maggio… La monaca di Monza

tra finzione e realtà,

due diversi quadri psicopatologici.

Attenzione: L’evento sar√† solo ed esclusivamente in diretta streaming!¬† Seguici in diretta sul Canale dedicato!

 

Il Manzoni prende spunto da un fatto veramente accaduto cambiandone solo alcuni dettagli, ma cosí facendo, cambia tutto.

Vi aspettiamo Mercoledi 29 maggio alle 21 per la diretta streaming.
Come sempre potrete scegliere di seguire e partecipare attraverso:

 

1. Facebook

2. Livestream

3. Riflessioni a ruota libera

 

 

Dal soggetto ai sistemi sociali

Le organizzazioni sociali, nell’essere costituite da una molteplicit√† di soggetti interagenti tra loro, hanno un sistema di pensieri del tutto analogo ai pensieri del singolo soggetto.

Anche in una organizzazione sociale (monastero, convento, partito politico, parlamento di una nazione, assemblea europea, americana) una buona idea pu√≤ essere scartata. Il fatto √® che, dal posto in cui manca, la buona idea continua ad essere alimentata e a lavorare; con la particolarit√† che un’idea lavorante dal posto dello scarto produce effetti disturbanti. Un esempio? La situazione politica attuale sia in generale che nei singoli partiti. Tutti.

Valga come nota di riferimento. Insormontabili difficolt√† logistiche mi impediscono di proseguire con la cadenza abituale gli incontri. Al momento non posso ancora dire null’altro se non che di sicuro ci incontreremo in streaming non pi√Ļ tardi della seconda met√† di maggio su

La monaca di Monza

tra finzione e realtà

due diversi quadri psicopatologici.

Con la psicoanalisi siamo ancora fermi a Freud?

Alla persona che me lo chiedeva risposi di avere l’impressione di¬†non essere ancora neanche a Freud.

Intendo adesso aggiungere questo: Freud ha avuto la fortuna di¬†osservare come un certo attacco isterico, molto comune ai suoi¬†tempi nella letteratura psichiatrica, rappresentasse un atto sessuale;¬†ed ha avuto la fortuna di osservare e di cercare nella sua vita come¬†fosse possibile passare dalla rappresentazione isterico-teatrale¬†dell’atto sessuale, alla soddisfazione sessuale.¬†In questa ricerca ha trovato che l’unica via percorribile era in una¬†pratica che lasciasse libert√† ai pensieri di fluire liberamente, e per¬†fare fluire liberamente il pensiero occorre fare nulla. Un nulla¬†intelligente che lasci appunto il pensiero libero di fluire, un nulla¬†intelligente che occorre fare.

La formulazione √® di un apparentemente logico impossibile che di¬†fatto e di logica √® possibile solo se si considera che c’√® un lavoro¬†gi√† attivo e incompleto da parte di un soggetto e che questo lavoro¬†pu√≤ completarsi solo se nessuno lo ostacola; si verifica a volte che¬†lo sforzo per favorire ad ogni costo, finisce per essere di ostacolo¬†perch√© suscita alla persona una violenta reazione.¬†L’analista viene pagato per non ostacolare questo lavoro, non¬†ostacolarlo neanche con l’idea di favorirlo.

√ą ridicolo pensare di poter cambiare il corso dei pensieri di una¬†persona, si possono cambiare le forzature, ma una forzatura vale¬†l’altra. √ą ridicolo, e volendo considerare adeguatamente, √® anche¬†una vera e propria allucinazione.

La mia risposta pi√Ļ completa √® perci√≤ che non siamo fermi a¬†Freud, ma abbiamo avuto la fortuna di osservare con lui che molta¬†gente sta correggendo l’idea di reprimere il proprio pensiero.

Gli offriamo l’opportunit√† di crearsi un’opportunit√†.

Anche qui, vale la stessa precisazione fatta per l’educazione del¬†bambino: il rispetto delle regole analitiche non comporta alcuna¬†oppressione del pensiero.

Ed in conclusione: non siamo per nulla fermi, meno che mai con Freud. Lavoriamo, a partire da Freud per valorizzare il pensiero.

Come promesso nella serata del 31 ottobre…

…. ecco il testo freudiano che non avevo inserito
“Premessa a un articolo di E. Pickwort Farrow (OSF, X, 327).
‚ÄúL’autore di questo articolo ‚Ķ non √® riuscito a trovare un accordo n√© con uno n√© con l’altro dei due analisti con cui ha cercato contatto a causa di una certa sua caparbiet√†. Egli si √® dedicato quindi alla coerente applicazione del procedimento dell’autoanalisi, di cui io stesso mi sono servito a suo tempo per analizzare i miei sogni. I risultati del suo lavoro meritano attenzione proprio per le particolari caratteristiche della sua personalit√† e della sua tecnica.‚ÄĚ

Conclusione della serata del 31 ottobre

L’inconscio √® quella buona idea che ci fa manifestare per cenni un pensero che si teneva represso. Ad arrecare danni alla vita psichica non √® la qualit√† del pensiero tenuto represso, ma il semplice fatto di tenerlo represso perch√© ci√≤ sancisce una separazione nella vita psicica.