Inconscio ladro!

Malefatte degli psicanalisti

di Elisabetta Ambrosi


Ad Elisabetta Ambrosi, autrice di Inconscio ladro, vorrei dire che ha fatto bene a scrivere del suo (sembrerebbe) non riuscito tentativo di analisi. Ho cercato, senza successo, di mettermi in contatto con lei. Ha ragione: è entrata in una dinamica in cui la sua questione è stata omessa dal suo analista. Quello che mi impressiona è che sia mancata la risposta anche nella prefazione e nella postfazione di due analiste. Ha ragione la Ambrosi! Non ha avuto risposta e forse non l’ha trovata lei stessa. Dico forse perché nel fatto di aver messo in piazza se stessa può esserci sia la soluzione che la complicazione del problema. Dal testo non si capisce, ma si capisce che si è messa a pensare in proprio, cioè con libera-mente. Mi si perdoni il gioco di parole. E pensare libera-mente non può che avviare la soluzione della propria questione, malgrado l’eventualmente non riuscito lavoro di analisi.
Lo dico in un’altra maniera: ha ragione Elisabetta Ambrosi, andava da una persona nella speranza di non trovare ostacoli al proprio pensiero e di liberarsi delle vecchie barriere, si è trovata con un nuovo ostacolo e con le vecchie barriere rinforzate. Ma il tentativo di liberarsi del nuovo ostacolo può comportare l’abbattimento graduale anche delle vecchie barriere. Come se fosse tutto in una diga: una crepa la farà gradualmente crollare.

Crepuscolo di un idolo

Smantellare le favole freudiane

di Michel Onfray

In Crepuscolo di un idolo, che non ho finito di leggere, Michel Onfray svolge una critica serrata a Freud. Ma più lo critica, più mi spinge ad essere freudiano. Nelle sue contraddizioni, Freud dimostra il faticoso lavoro che ha compiuto (ha compiuto?) nel tentativo di rendere ragione di un fatto: c’è un pensiero rimosso che spinge per uscire dalla prigione in cui il soggetto lo ha posto, questa spinta ci si presenta, nella costante ripetizione, come la malattia psichica. La soluzione non può che venire dal soggetto stesso, magari con l’aiuto di uno che non lo aiuta per nulla, se non nel fatto di valorizzare la libertà di pensiero che si esprime nella regola analitica. Se ad Onfray, e a chiunque altro, non dovesse sembrare questo il compimento di Freud, allora mi assumerò la paternità di aver evidenziato una conclusione che era già tutta insita nelle premesse.
Il seguito domani sera, presso la galleria Boragno.

27 Aprile: È ariano che vive lo spirito del popolo

27 Aprile: Umberto Eco

27 Aprile: Umberto Eco

Nostalgia

Aggiungo un piccolo commento come ringraziamento per la serata del 30 marzo a quanti hanno voluto onorarmi con la loro partecipazione e a coloro che non hanno potuto e mi hanno contattato personalmente.
“La nostalgia è un’emozione che non frequento molto …” (Né qui né altrove, pag 41)
Trovo suggestivo che Carofiglio ci offra una prospettiva di libertà: la nostalgia, ovvero il dolore del ricordo, è un’emozione di cui si può scegliere quanto e come frequentarla. Preferisco la parola affetto, che indica l’orientamento del pensiero a produrre quella che Carofiglio chiama emozione. Ma in ogni caso l’Autore ha aperto la prospettiva alla padronanza di sé. Osservo che chiamare l’angoscia affetto del pensiero significa mettersi nella prospettiva di padroneggiarla. Dico padroneggiarla e non di liberarsene perché osservo nell’angoscia la stessa funzione della spia della benzina. Il nostro pensiero segnala alla nostra attenzione la presenza di un problema. Solo nel caso in cui il pensiero segnala sempre una soluzione come problema abbiamo l’angoscia patologica.

30 Marzo: “Non sono il mio personaggio come crede Tex Willer”

30 Marzo: Gianrico Carofiglio

30 Marzo: Gianrico Carofiglio

30 Marzo 2011 ore 21:00

Galleria Boragno

via Milano, 4 – Busto Arsizio – 0331.635753

“Non sono il mio personaggio come crede Tex Willer”

Il pensiero scioglie il nodo scorsoio

(Personaggio a chi?)


Il nodo scorsoio al collo soffoca, strangola, uccide. Il pensiero, prima del corpo. Se fossimo il personaggio di noi stessi, non avremmo libertà come personaggi, bensì come autori. Il che è già un progresso e una via di uscita.
Osservo, e non per inciso, che nell’anoressia il pensiero muore col corpo ancora in vita, al punto da non accorgersi che si sta morendo, che il corpo non è grasso, che il seno è scomparso. Per tornare a mangiare, occorre allentare il nodo scorsoio.
Una serata particolare: porterò una portata solida e una liquida, nel caso ancora qualcuno non avesse allentato bene il nodo scorsoio. Ma vale anche per me, mi sembrava di averlo slegato del tutto e invece mi accorgo che non inghiotto bene.
Siete invitati a portare anche voi qualcosa di solido e qualcosa di liquido, innanzi tutto per me che non so se farò in tempo a slegare il mio nodo scorsoio.
E ancora, tutta roba fresca, che non vada a male, ovvero: niente pezzi falsi. Così, se non riesco ad inghiottire, me lo conservo e lo mangio dopo.

Riflessioni a ruota libera… Secondo giro!

A ruota libera - Locandina

Riflessioni a ruota libera, secondo giro - Locandina

L’errore di cui mi occupo in queste tre serate, e nel mio lavoro, non è l’errore di una eventuale conclusione, ma quello di aver omesso una questione che era lì a fare da scandalo.

Uso la parola scandalo nel senso di inciampo. Nella nostra particolare e soggettiva vicissitudine siamo inciampati, come tutti, come sempre. E abbiamo fatto finta di niente, abbiamo omesso di guardare ciò in cui eravamo inciampati.

• Gianrico Carofiglio ci offre l’esempio di se stesso che torna a vedere ciò che potrebbe ancora fare inciampo alla sua vita, ed esattamente questa domanda: “Ma non sarai il personaggio della tua invenzione?”
• Umberto Eco affronta la storia degli imbrogli sulla razza creati da un falsario che tuttavia pone il concetto di razza come una questione di identificazione. Noto che Freud ha dovuto affrontare la stessa questione per la razza ebraica.
• Se proviamo a corrompere la Bibbia, scopriamo l’origine (e non il peccato originale, non faccio un discorso religioso, né antireligioso; … volendo, perché no?) dell’omissione delle questioni. Adamo ed Eva, che avevano la scienza infusa, non si chiesero che cosa ne sapeva il serpente del bene e del male.

Lutto e melanconia

… arriflittì che veramenti stava rispettanno un lutto.
Quello della so vita persa, spardata senza sapiri né come né perché. (Andrea Camilleri, Gran Circo Taddei …,pag. 236)
In una sola frase è contenuta un’alternativa per contrapposizione ad un’altra frase. O siamo personaggi di un romanzo non scritto da noi, marionette in un cielo di carta, o soggetti attivi che, in mancanza di iniziativa (ovvero: inibizione del pensiero), possiamo almeno giungere alla conclusione di avere sprecato la vita, senza sapere come è perché. Beninteso, avendo invece chiarissimo il come ed il perché.
E ancora, è una frase che ripropone la precisa distinzione tra lutto e melanconia, essendo il lutto un’esperienza dolorosa del pensiero normale mentre la melanconia è il godimento perverso di un pensiero che mantiene la propria inibizione.
Ed infine: nel lutto non c’è niente da elaborare, nella melanconia c’è da riprendere il pensiero della possibile soddisfazione.
Appuntamento al 30 marzo per il seguito.
Carmelo Corrado Occhipinti

Padroni del nostro pensiero

Scrivo queste note conclusive da Ragusa dove ho incontrato un gruppo di colleghi con gli stessi obiettivi con cui ho promosso A ruota libera.

Innanzi tutto grazie di aver camminato con me. 

Abbiamo visto alcune tipologie patologiche tratte dalla letteratura. Abbiamo collegato ogni singolo tratto patologico con specifici processi di pensiero che al loro interno contenevano un errore.

Adesso aggiungo e preciso qualche nota. 

Esiste una precisa distinzione fra normalità e patologia.

In base a questa distinzione, non è possibile affermare che siamo tutti malati. Ancora in base a questa distinzione, si individua in una domanda la possibilità di una cura.

 La distinzione corrisponde a dati di fatto osservabili da chiunque.

 La distinzione comporta l’affermazione che siamo costitutivamente padroni del nostro pensiero. L’essere dell’Io non padrone in casa propria, cui si riferisce Freud, è la precisa descrizione dello stato patologico del pensiero.

Lo stato patologico del pensiero è il risultato di un processo che in alcuni casi è possibile ricostruire. In Francesca da Rimini, Salvo Montalbano e Fabrizio Corbera abbiamo osservato che avevano visto, o intravisto, una soluzione che poi hanno omesso dal loro pensiero.

 Proseguiremo. Di sicuro proseguiremo, benché ancora io non sia in grado di dire come e quando. Presumibilmente all’arrivo della primavera, con altre serate, ancora in numero di tre. Ho idea di invitare tre persone a servire il piatto principale, io porterò l’antipasto e il dolce.

 L’appetito (che provoca la domanda) è intorno alla risposta che alcuni hanno dato alle medesime questioni. Ma non dico di più per adesso: ho in casa gli ingredienti, ma non ho potuto assicurarmi se i tre cuochi vorranno cucinare. In caso cucino io. Se volete potete cominciare a preparare.

Secoli di paura che una donna possa desiderare

“Quando la natura femminile, per sua natura così perversa … .”

Umberto Eco, ne Il nome della rosa, fa esprimere ad un suo personaggio una frase che esprime l’eterna paura della donna e del suo desiderio.

La prendo in prestito per incuriosire nei confronti del principe Fabrizio che una certa sera, dopo cena, va a Palermo …

Quasi quasi ci vado…

Eugenio Peralta ha preparato un comunicato stampa di tale qualità da sollecitarmi ad inserirlo sul sito. In esso si troverà una sintesi efficacissima di come sarà la serata. Nel testo c’è qualcosa che mi spinge ad andare ad ascoltare il mì babbo!

Chiara

Da Dante a Tomasi di Lampedusa, passando per Camilleri: alla Cartolibreria Centrale Boragno di Busto Arsizio arriva a compimento il ciclo di incontri “Riflessioni a ruota libera”, composto da tre serate dedicate alla libera conversazione tra i presenti e orchestrate dallo psicologo e psicoanalista Carmelo Occhipinti. Per il terzo e ultimo appuntamento, in programma mercoledì 24 novembre a partire dalle 20.30, lo spunto è offerto dall’opera di un altro grande nome della letteratura italiana come Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore de “Il Gattopardo”. Dal suo unico romanzo è tratta la citazione che dà il titolo alla serata, “Nel lento fiume pragmatistico siciliano”, ovvero “Il pensiero nel nodo scorsoio”: una riflessione sull’errore, inteso sia come sbaglio individuale e soggettivo, sia come ingannevole verità tramandata dalla cultura e dalla storia. Errori che devono essere scalfiti e combattuti per tornare ad affrontare la vita nel modo giusto, riscoprendo il proprio principio di piacere.

La conversazione prenderà le mosse dalla lettura di questo e altri passi per poi snodarsi attraverso gli interventi, richiesti ma non obbligatori, del pubblico presente. Un modo per dare libertà d’azione al pensiero, svincolandolo dalla costrizione della coscienza e lasciandolo saltare di palo in frasca, “a ruota libera” appunto.

Per ulteriori dettagli sull’incontro e per comunicare commenti e impressioni personali è possibile registrarsi sul sito.

Eugenio Peralta