Verso psiche 1

Per ciascuno di noi c’√® un’isola in mezzo all’oceano, il suo nome √® Psiche. Se volete, ci andiamo insieme.

√ą l’isola di tutto ci√≤ che ciascuno di noi pensa ed ha pensato, perci√≤ si potrebbe ragionevolmente affermare che ci sapreste andare da soli.

Nel mezzo di quest’isola avete sepolto un tesoro, ma avete dimenticato dove.

Avete anche dimenticato che si tratta di un tesoro.

Io non so dov’√® il vostro tesoro, so che si pu√≤ capire dagli atti (parole comprese) che usate.

Soprattutto so che √® un tesoro. Quest’ultimo sapere √® lo specifico della mia professione.

Le varie isole non sono sovrapponibili e ciascuno si muove per conto proprio, benché possa fare un buon tratto di strada in compagnia.

In definitiva per√≤ l’ultima e pi√Ļ importante parte √® quella che ciascuno di noi far√† da s√© e da solo.

Andarci in compagnia, per la parte possibile, √® pi√Ļ veloce e produttivo, anche per questo sono qui a lavorare. Qui dove? Nel mio studio, dove ricevo persone che hanno il piacere di andare verso Psiche con me a trovare il tesoro.

Tra le cose che gradualmente dirò ci sarà anche una ulteriore precisazione su coloro che farebbero bene a fare il viaggio verso Psiche in compagnia (il fatto che sia con me è una variabile non necessaria).

Senza falsi pudori, so però di poter essere un buon compagno di strada, ma solo per coloro che si sforzano di essere, a loro volta, buoni compagni di strada.

L’oceano √® fatto dalle cattive interpretazioni. Non le abbiamo fatte noi, ma le abbiamo prese come nostre.

Non è necessario demolire tutte le cattive interpretazioni, benché sia meglio farne cadere qualcuna.

Uno solo è il proponimento sbagliato: reprimere il nostro pensiero e tenerlo vivo sullo stesso punto, nel medesimo aspetto. (Ai raffinati del principio di non-contraddizione prometto una spiegazione).

Bench√© sia un’isola, Psiche √® isolata esclusivamente dall’oceano delle cattive interpretazioni, ma √® in stretto rapporto con l’universo che ciascuno di noi si √® creato.

Questo rapporto √® migliorabile attraverso l’autoanalisi, eventualmente l’analisi con un’altra persona e la partecipazione alle iniziative che sar√≤ qui a proporvi gradualmente a partire dalla prossima volta.

Carmelo Corrado Occhipinti

Una lama di luce, di Andrea Camilleri

Una lama di luce, Andrea Camilleri

Andrea Camilleri a Salvo Montalbano glielo fa sognare di notte di guarire, in un incubo; perch√© l’idea di stare bene si presenta come un incubo a chi √® avviluppato nei propri non riusciti pensieri. Glielo fa sognare di notte e gli fa intendere il sogno come premonitore, come se prefigurasse quello che poi accadr√†. Ma il sogno di Montalbano non rappresenta il futuro, come se aspettasse un chiromante per leggerlo. Il sogno rappresenta l’idea di stare bene, come se fosse una lama di luce, appunto, e il commissario si avvia a stare bene, ma poi ‚Ķ bisogna leggerlo direttamente dal libro appena uscito. Non si pu√≤ anticipare il finale di un giallo appena uscito in libreria!
Si può rispondere ad una domanda prendendo spunto dal libro.
Cosa farebbe e direbbe lei, carissimo dottor Occhipinti, ad un eventuale Salvo Montalbano in analisi?
Direi cos√¨: ‚ÄúLei ha fatto un bel sogno, √® una buona cosa che lo abbia fatto e che lo abbia ricordato. Capisco che lei adesso √® preso dalle premonizioni, ma vediamo anche cosa altro pu√≤ voler dire. Si applichi a fare delle associazioni, come gi√† sta facendo, ad esempio, se non le viene in mente nulla di meglio, cosa le ricordano quelle iniziali sul sudario? Dove le ha gi√† viste? Oppure, se preferisce, come mai fa parlare in latino Catarella? Cosa si pu√≤ associare? E ancora, come mai sogna che il questore √® morto?‚ÄĚ
Di tutte queste domande ne farei al massimo una, meglio mezza, di quelle col mormorio psicoanalitico che non uso pi√Ļ, tipo: ‚ÄúUhm… proprio il questore morto…‚ÄĚ
E mi applico a quest’ultimo elemento del sogno: Montalbano sogna che il suo superiore √® morto! Notevole, veramente notevole! Freud lo ha chiamato Super Io e Andrea Camilleri fa morire in sogno quello del suo commissario, ma alla fine gli fa scegliere una via melanconica con la quale chiude il romanzo.
Ecco a cosa serve un’analisi ed un analista, se √® capace di fare lavorare i Salvo Montalbano che vanno da lui: serve a valorizzare il pensiero represso che si esprime nel sogno e attraverso questa valorizzazione, e solo attraverso questa valorizzazione, ad impedire che si intraprenda una via melanconica, o peggio ancora.
Grazie ad Andrea Camilleri di averlo messo per iscritto!

La storia di Edipo si ripete

√ą una suggestione letteraria, come sempre negli incontri di A ruota libera, ma √® una buona suggestione, per questo motivo la ripropongo nel sito.

La vicenda di Edipo comincia alla sua nascita, quando l’oracolo prevede che il bambino uccider√† il padre e sposer√† la madre. Questo tipo di previsione tende ad avverarsi da s√©, in mancanza di un giudizio che la neghi. Il padre di Edipo, Laio, non solo manca di dare questo giudizio, ma anche cerca di fare morire il figlio, senza riuscirci. Anche Edipo mancher√† questo giudizio.

Nel romanzo La zia marchesa di Simonetta Agnello Hornby, un barone si dimostra geloso del rapporto tra il proprio figlio e sua madre. Cito:

‚ÄúMa al baronello questa cuntintizza non piaceva. Tutta per lui la voleva, la sua baronessa, era geloso. Persino di suo figlio innocente era geloso, del sangue suo, e glielo allontanava, ora con una scusa ora con un’altra.‚ÄĚ

Non proseguo con nessuna delle due storie, noto solo che l’autrice ha saputo ripresentare il travaglio del bambino quando il suo pensiero ha trovato un inciampo. Con una piccola aggiunta: a raccontare il fatto pone una stiratrice pressoch√© ignorante. Prendo questo come significativo del fatto che per descrivere come la matassa si imbrogli non occorra una grande mente, basta una persona che abbia gli occhi per guardare e le orecchie per sentire.

Nella psicologia contemporanea c’√® un riduzionismo della persona alla sua descrizione: esistono categorie scientifiche che descrivono una persona al di l√† delle sue intenzioni.

Asserisco invece che esistono le intenzioni della persona il cui pensiero può essere talmente offeso da far risultare difficile allo stesso padrone riconoscere le proprie intenzioni.

Una migliore psicologia crea una migliore politica.

C’√® una maledetta banalizzazione del pensiero nella nostra vita politica, frutto di una banalizzazione psicologica. Non solo i giovani non trovano lavoro, sono costretti a tentare la via dell’emigrazione e devono anche sentirsi anche umiliati.
Padoa Schioppa, (ministro della nostra Repubblica) li chiamò bamboccioni, un altra dichiara che sono legati al posto fisso vicino a mamma e papà.
Vedo che i fatti stanno in modo diverso: non trovano lavoro n√© vicino ai genitori, n√© lontano. In Italia non c’√® lavoro. Se trovano qualcosa, lavorano con ritenuta d’acconto e con l’obbligo di versare il 23% di IRPEF ed il 27% all’INPS, con la prospettiva di dover versare in acconto ad entrambi il 90% per l’anno successivo, anche se non dovessero proseguire il lavoro. Salvo i giovani che riescono a stare nel regime agevolato, in questo caso per l’IRPEF pagano solo il 20%.
Per l’IRPEF potrebbero, √® vero, dopo il 60% del primo acconto, non versare il resto. Per l’INPS verseranno tutto. Per dirla in breve, mettiamo caso che nel 2011 abbiano guadagnato qualche migliaio di euro, ne verseranno pi√Ļ del 70% in tasse e previdenza obbligatoria.
E per di pi√Ļ, un presidente del consiglio ha dichiarato ad una ragazza che potrebbe cercare di sposare suo figlio.
Avrebbe dato lo stesso consiglio ad un ragazzo nei confronti di sua figlia?
o troverebbe questo secondo caso disdicevole?
Un altro presidente del consiglio trova che il posto fisso sia noioso.
Non è che ha avuto la nomina a senatore a vita
per evitare di non avere nulla in mano
dopo l’esperienza di governo?
Penso a una coppia di amici, adesso all’estero a tentare di trovare da vivere e da sopravvivere. Di lui so che ha lavorato un anno a 400 euro al mese per l’amministrazione di un comune, pagandone 350 di affitto. Tornava dai genitori sabato e domenica per qualche altro lavoretto che gli permetteva di raggranellare qualcosa.
Di lei so che lavorava in nero a 5 euro l’ora, quando trovava da lavorare.
Sento anche dire che è peccato non pagare le tasse e lavorare in nero.
Alla fine, si sono stufati!
La mia simpatia a questi due giovani coraggiosi e a tanti come loro che non si piegano alle asperit√† della vita. Ed √® un danno per tutti perch√© produrranno reddito per un’altra nazione e non faranno aumentare il PIL dell’Italia.
Ma non si possono banalizzare, come non si possono banalizzare le tre storie letterarie su cui mi soffermerò
il 28 marzo, mercoledì
il 24 aprile, martedì
il 29 maggio, martedì.
Presto notizie pi√Ļ precise, adesso valga per una ripresa dei contatti.
La banalizzazione politica è corrispettiva a quella psicologica:
Lei ha un complesso di Edipo non risolto,
è un bamboccione, attaccato ai suoi genitori
legato al noioso posto fisso.
E invece le cose sono diverse, a favore delle persone e per il loro beneficio.