Commento

A mio parere la figura mitologica di Medea potrebbe costituire uno dei paradigmi di una certa patologia psichica, ovviamente selezionando le parti più precise da quelle più sfumate. Alla figura di Medea attingono vari autori sia nell’antica Grecia che a Roma, o in nazioni ed epoche a noi più vicine. Dall’interrogarsi dei vari autori e dalle scelte che fanno si potrebbe ricavare un quadro coerente come ho fatto con Narciso e con Edipo.
In questo lavoro ovviamente si modifica il quadro filologico ed ermeneutico, ma il mio obiettivo è quello di mostrare (sempre mostrare ciò che è evidente e non ha bisogno di essere dimostrato) il processo di scelta del soggetto nel percorrere la strada della patologia.
Se un giorno percorrerò la strada di mettere a fuoco la figura di Medea, lo farò con l’obiettivo che ho appena detto. Senza che ciò costituisca un impegno per me, al momento sono portato a mettere in cantiere questo lavoro nel quale risponderò proprio alla tua domanda:
ma come fa una persona a combinare un disastro simile?
Non ti sarà sfuggito il fatto che ho modificato la tua domanda. Al posto di quella che tu descrivi come scissione del soggetto (e a buon diritto), ho messo un soggetto integro perché, non solo in questa occasione, considero il pensiero scisso e non il soggetto.
Ad una persona che tiene separati due pensieri si può fare vedere la linea che li unisce, o meglio, si può mostrare come lui stesso li unisca. Se consideriamo la persona, o il soggetto scissi tra inconciliabili opposti non li uniamo più.
Si può mostrare il nesso tra due pensieri, come si può constatare una cosa che non esiste, ad esempio la scissione del soggetto.
Detto per inciso, ciò che Freud chiama rimozione è il fatto che è saltato il nesso tra un fatto e un pensiero, tra un ricordo e una decisione. E ciò che chiama scissione del pensiero è caratterizzata dall’ampiezza, nel senso anche fisico-geometrico (in una parola, topologico) dei pensieri tenuti separati.
Ecco perché Medea fa una strage di massa, perché ha tenuto separato (e perciò omesso) il giudizio sull’oltraggio di cui è stata vittima.

Leggi anche l’articolo “Questione”

Non in grado di intendere e di volere

Amore e Psiche - Canova


A commento della serata di ieri faccio parlare la traduzione di Apuleio:

…

Psiche, rimasta sola
- se non che, tormentata dalle Furie nemiche, proprio sola non era -
ondeggia in balìa del dolore come un mare in tempesta:
sebbene il piano sia stabilito e il suo animo determinato,
tuttavia, quando si trova sul punto di metter mano all’azione,
esita, ancora incerta sul da farsi,
ed è dilaniata dai mille sentimenti diversi
che la sua infelice situazione le suscita.

Fino ad un attimo prima, Psiche era felice, adesso è come se un pensiero, a lei estraneo, fosse entrato nella sua testa e si muovesse e la facesse muovere e agire, per un impulso proprio, non più dipendente da Psiche stessa.
Da Omero in poi abbiamo visto attribuire questa spinta all’azione alle Furie, così fa Apuleio, solo che quest’ultimo mostra il passaggio in cui Psiche lascia perdere il controllo di sé e si accinge a diventare preda delle idee delle sorelle. Ciò che gli altri chiamano “Furie”.
È la condizione che definisco dello spodestarsi, quella che può essere individuata nella nevrosi e nella psicosi, e ancora quella che la legislazione attuale definisce
non in grado di intendere e di volere.
Si giunge al punto di non essere padroni di sé, in tutto o in parte, cominciando gradualmente ad escludersi come soggetti dalla propria soggettività.

Personaggio a chi?

Trovo notevole che Gianrico Carofiglio si faccia dire da Tex Willer di essere anche lui un personaggio e che si difenda da questa accusa.
Sappiamo già tutti de Il treno ha fischiato di Luigi Pirandello che immagina un impiegato la cui vita succube viene stravolta dall’udire il fischio di un treno. L’impiegato si ribella, pur in una forma che sembra pazzia. Pazzia dalla quale l’io narrante è sicuro che rientrerà. Ovvero, di fronte all’inibizione, due possibilità: sottomissione, o follia.
Noto che Freud crea una alternativa: la guarigione, come contrapposizione a tre altre possibilità.
1)Il soggetto (Freud dice l’Io) contro se stesso: la nevrosi.
2)Il soggetto contro il mondo: la follia.
3)Il soggetto contro l’oggetto: la perversione.
Carofiglio sembra percorrere la strada alternativa di Freud rispetto alle tre: il soggetto si difende dall’accusa di essere un personaggio. Come se dicesse:
“Caro Tex Willer, personaggio delle mie letture e termine della mia identificazione puberale, è vero sono stato e sono il frutto dei miei pensieri da bambino e da ragazzo, e perciò personaggio di me stesso. Ma adesso sto recuperando tutto quello che ho pensato di me e lo sto portando a conclusione. Perciò, carissimo Tex, rimani nelle strisce dei fumetti, perché io mi avventuro nella vita. … ah grazie del suggerimento di guardare nello spazio vuoto tra due vignette!”
P.S. Di presenza, lo prometto, svolgerò meglio il discorso, anche scherzandoci sopra.
P.P.S. Devo un grazie particolare a Romano Khan, per la nostra conversazione di stamattina. In una battuta, con il richiamo a Sartre, mi ha dato modo di precisare meglio quello che venivo elaborando.