Psicoanalisi

Una osservazione edificante durante la pausa estiva.
Edificante, nel senso che permette una ulteriore costruzione.
Tra il dire e il fare c’è di mezzo il male.
Una persona mette in mezzo il male al posto del mare in un suo fare particolare che riesce a dire ma che non si risolve a fare. Di questo male, dopo averlo detto, non ne vuole sapere per lungo tempo.
Ovvero teniamo e manteniamo, all’interno del nostro unico pensiero, frammenti di pensieri che a volte si comportano come corpi estranei rispetto a noi.
Nel loro comportarsi come corpi estranei possono determinare il nostro comportamento. La persona che mette in mezzo il male non accederà alla padronanza del fare (o del non fare, che rispetto alla padronanza è la stessa cosa) finché non risolve, in un senso o nell’altro, l’idea del male.
Francesca da Rimini non ha risolto un pensiero analogo, di cui non ci è dato sapere molto, ed è passata ad un fare di cui si asserisce non-padrona.
Intorno a questi frammenti di pensiero che si comportano come corpi estranei affermo che è utile e possibile spendere la parola psicoanalisi e la sua pratica.
La dimostrazione di questa ultima frase sarà nel seguito del lavoro di Riflessioni a ruota libera. Una utile premessa si trova in Cocomeri e guerre, dove in forma scherzosa ho voluto evidenziare le stesse osservazioni. Ne cito un brano indicativo.

Pirandello al confronto era un chierichetto, bravo perché non andava a messa, ma immaginava persone col pensiero pieno di dubbi. Vediamo come. E non so chi sono, e nemmeno cosa faccio; forse il naso mi pende di qua, ma no ti pende di là; ma mi ha detto di qua o di là?

E sono la figlia di quella signora e la seconda moglie di quello lì, che per prima moglie aveva avuta la figlia di quella signora, che sarebbe mia madre. E perciò dovrei essere morta, ma tutti e due hanno avuto un esaurimento nervoso e io per me non so chi sono e neanche se in clinica sono andata io oppure mia madre, allora faccio la seconda moglie e la figlia morta, che però è viva e voi fatevi gli affari vostri.

Ed ero Mattia Pascal, ho finto di essere morto, sono diventato Adriano Meis, ma non mi stava bene neanche così e sono tornato, ma ormai ero morto e perciò sono quello che una volta fu Mattia Pascal.

Per il buon Pirandello rimaneva sempre il pensiero di una persona piena di dubbi, ma alle prese col proprio esclusivo pensiero. E quindi poteva correggere i dubbi, aggiungo io. Perché il dubbio è come la perplessa catena di prima: una volta preso sul serio il proprio dubbio, si diventa più sicuri. (pp. 31 e 32).