Verso Psiche 5

Chi fa bene a rivolgersi ad uno psicoanalista?

In generale nessuno e tutti. Cioè a dire ci siamo tutti in mezzo, nella stessa acqua, nessuno è migliore di un altro.
Solo alcuni hanno voglia di venirne a capo.

Avete una bellissima nave, la natura vi ha fornito lo scafo e voi lo avete attrezzato con vele e motori come meglio avete saputo e potuto fare. Potete navigare verso Psiche e allontanarvene a vostro piacimento. Non dico che potete fare a meno del pensiero, perché quello ve lo portate appresso anche quando dormite, ma potete fare a meno di pensare il pensiero.

Non vi viene in mente un nome? Sarà un pensiero tenuto lontano da voi stessi? (Come dicevo la volta scorsa). Ma va benissimo, vi verrà in mente più tardi!

Oppure, non avete appetito e pensate che mangerete più tardi.

Ma a volte la nave si incaglia, le vele non prendono il vento, cominciate a credere che non ci sia nessuna isola di nome Psiche e che non ci sia nessun tesoro. Credete anche di avere una pessima nave e di non sapere navigare … In questo caso, se volete, la psicoanalisi, con la sua piccola zattera, vi aiuta.

A che cosa? A farvi tornare la voglia di andare verso Psiche, a cercare il tesoro e soprattutto a sapere che si tratta di un tesoro per il quale vale la spesa di disincagliare la nave e tornare ad essere quelli che avreste potuto se …

Fuori di metafora.

Succede a volte di ritrovarsi sempre allo stesso punto: la stessa fobia, la stessa inappetenza (che brutta parola l’anoressia!), la stessa sfrenata voglia di mangiare (bulimia, come parola è peggiore dell’anoressia) la stessa vergogna (che si chiama anche fobia del ridicolo), la stessa angoscia, la stessa tristezza, senza che ce ne sia ragione.

Ho ripetuto stessa perché è essenziale. Un disturbo è un fatto normale, è la sua ripetizione fissa nel tempo che può suggerirvi di venire di me. Ad esempio: tutte le volte che sto per uscire in strada, o sto per prendere l’ascensore, o sto per salire su un aereo, o sto per andare a letto, tutte le volte mi prende un nodo allo stomaco, mi manca l’aria, sto quasi per vomitare e se mi distolgo da quello che avevo intenzione di fare mi passa.

Allora si può dire che non c’è ragione nel mio corpo perché mi venga un disturbo così fatto.

Desidero fare altri esempi: tutte le volte che il mio coniuge esce di casa mi viene paura che potrebbe tradirmi. Tutte le volte che un amico si avvicina, credo che voglia ingannarmi. Quando mio figlio è fuori, ho il terrore che gli succeda qualcosa. Sempre! (Il sempre è essenziale, altrimenti prendiamo per disturbo la giusta occupazione dei genitori verso i figli!). Sempre! Anche quando è fuori con l’altro genitore (se è affidabile), con i nonni (se sono sicuri), in camera sua a dormire, al punto che mi sveglio col terrore che possa non respirare più (per inciso, lo stesso terrore che provavo fino a cinque anni nei confronti dei miei genitori, o del mio fratellino).

Ed infine, quando vado in chiesa, mi accorgo che non riesco a pregare; quando vado alle riunioni del partito (ormai non ce ne sono più di partiti!) non riesco a concentrarmi, quando leggo non riesco a seguire il filo del discorso.

Proprio per ultimo: al massimo della mia tranquillità, sento le voci che mi parlano, vedo persone che non ci sono, sento profumi o puzze inesistenti. Lo so bene che sono un prodotto della mia fantasia, ma li vedo e li sento ugualmente.

In tali casi la piccola e malferma zattera della psicoanalisi può aiutarvi.

“Ma scusi – potreste dire – se è piccola e malferma, scappa la voglia di salirci sopra!”

Avete ragione, ma il suo carattere di non sicurezza dipende dal fatto che voi stessi siete insicuri. Vi ho già detto che la psicoanalisi si fonda su di voi. Se avete ancora un fondo di fiducia in voi stessi, venite pure. Se non si fosse capito: anche la cattiva opinione di se stessi è una buona occasione per incontrarci.

E per i bambini? Lo stesso, con una grande differenza. Tutte queste cose sono ancora più normali nello sviluppo, a meno che non ci sia la condizione per cui il bambino sta già pregiudicando il suo futuro in una maniera che poi sarà irreversibile.

Ad esempio si chiude in se stesso e non parla più. Si deve vedere l’atto della chiusura in se stesso (questo è più difficile e lungo da spiegare). Oppure se il bambino si scaglia facilmente contro gli altri che non gli hanno fatto nulla. O anche se va così male a scuola che rischia di non potere proseguire e non ha alcun handicap: andava benissimo fino ad un certo punto e poi non ha capito più nulla. E non c’è stata nessuna malattia.

Se avete un dubbio su voi stessi o sul vostro bambino una consultazione va sempre bene, non mangio nessuno, specialmente durante il lavoro, e dico chiaramente quando non è il caso.

Una mia abituale risposta è:

“Ha fatto bene a consultarmi, ma non vedo nessun disturbo. Lasci passare qualche mese, se le cose rimangono ferme, mi chiami di nuovo!”

Mi succede a volte che la persona aggiunga qualcosa, quasi di sfuggita, per la quale è opportuno iniziare un lavoro. Allora dico:

“In questo caso sì. Trovo opportuno iniziare un lavoro. Vediamoci un’altra volta e ne parliamo meglio.”

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La Morte e l’Occasione

In quel tempo il figlio dell’uomo giunse nella regione chiamata Escaton per annunciare che il regno di Dio era vicino. Dopo la predicazione, si recò con i suoi discepoli in una locanda per celebrare la prima Pasqua della sua predicazione.

La locanda apparteneva a una donna che preparò il necessario, seguendo la legge di Mosè. Quando Giuda l’Iscariota, che teneva la cassa, si avvicinò per pagare il conto, la donna gli domandò:

- Il vostro Rabbi è il Messia che aspettiamo?

- Tu lo dici, donna!

- Allora la mia casa sia la sua casa, il mio cuore sia il suo cuore. Il Maestro e i suoi discepoli non pagano niente.

Appena Gesù fu informato, si recò da lei per chiederle: – Cosa vuoi in cambio? Quale segno ti lascerò per ricordare ai figli di Abramo che ho celebrato la prima Pasqua grazie alla tua generosità?

Giovanni, figlio di Zebedeo, le suggerì: – Chiedi che i tuoi figli siedano uno alla sua destra, l’altro alla sua sinistra, quando egli sarà nella gloria! Mio fratello ed io terremo sollevato il loro mantello perché non inciampino. – Diceva questo perché voleva essere accanto al Signore nella gloria.

La donna invece si mise in ginocchio e pregò il Signore Gesù: – La Geenna mi aspetta per i miei peccati. Non lasciare che il fuoco mi divori nel pianto e nello stridore di denti. Di tutti i miei peccati, uno è il più grave e sarà la mia rovina. Bestemmio il nome del Signore perché i viandanti, per dissetarsi lungo il cammino, rubano un limone dall’albero del giardino e non lo pagano mai. Fa che nessuno possa staccare la sua mano, dopo aver colto anche un solo limone, se io non lo vorrò. Lascerò andare coloro che mi pagheranno il dovuto e non peccherò contro il nome del Signore.

Gesù, per rassicurare i dubbiosi, alzati gli occhi al cielo, rispose: – Donna la tua fede non è grande, perché non credi in di te stessa, ma sarà come tu desideri.

Il Signore uscì da quel luogo e si avviò lungo la strada che conduceva in Samaria per annunciarvi la buona novella. Tornò ancora l’anno seguente per celebrarvi la seconda Pasqua. Giuda consigliò di tornare nella stessa locanda, sperando di non pagare ancora. Si appropriava infatti già del danaro della cassa, appena poteva. Furono accolti con grande gioia e col dono della cena.

- La tua fede non è cresciuta, – le disse Gesù – ma la tua generosità ti rende gradita a Dio. Dimmi perciò se c’è qualcosa che il tuo cuore desidera, affinché io possa glorificare il Padre mio concedendoti quello che mi chiederai.

Allora Pietro le si avvicinò e la esortò con queste parole: – Chiedi di rinforzare tanto la tua Fede, che se anche tu dovessi dubitare, il dubbio si trasformi in certezza. Otterrai così la vita eterna.

Invece la donna: – Rabbi, hai detto che gli ipocriti lavano i piatti solo fuori e lasciano l’interno sporco, ora io voglio redimermi. Possiedo una brocca dal collo stretto e non riesco a lavarla dentro, tanto che mi accontento di sciacquarla velocemente. Concedi che io possa diventare tanto piccola da entrarvi per pulirla e lo stesso avvenga per chiunque al posto mio.

- Sarà come tu chiedi.

Non avvenne più che il maestro andasse verso Escaton durante la sua predicazione. Scelse per l’ultima cena un’altra osteria più vicina a Gerusalemme e comoda per il martirio che sapeva di dover affrontare. Morì, fu sepolto, resuscitò, se ne andò in cielo e nessuno lo vide più tranne qualche breve apparizione.

A quel tempo, quando qualcuno aveva finito il suo viaggio terreno, la Morte in persona andava a prenderlo con queste semplici parole: РLa tua ora ̬ arrivata, vieni con me.

Giunse anche per la donna il momento di porre fine alla sua esistenza e la Morte andò da lei secondo il proprio compito.

- Faremo un lungo viaggio? – chiese la donna.

- Il più lungo che tu abbia mai fatto!

- Il tempo di raccogliere qualche limone per dissetarmi lungo la strada.

La Morte aveva molto lavoro arretrato perché i popoli erano diventati numerosi e spesso le succedeva di dovere accompagnare più di una persona per volta; avendo dunque fretta e volendo evitare inutili discussioni, disse: – Non servirebbero i limoni, ma accelera i tuoi passi e io stessa ne raccoglierò più di uno. – Mentre parlava, alzò la sua lunga mano e rimase attaccata all’albero.

Allora iniziò a imprecare e a maledire se stessa per essere rimasta bloccata. Pregò donna di essere liberata, ma questa era irremovibile perché le sembrava presto per morire.

Nacque tra loro una discussione e la donna accettò di lasciarla libera in cambio di altri dieci anni di vita prospera e felice.

Gli anni passano per gli umani come i minuti per l’immobile tranquillità dell’Eterno. Al tempo pattuito perciò la Morte si ripresentò mentre la donna lavava la brocca entrandovi dentro, come le era stato concesso. Da millenni conduceva uomini e donne al loro destino e aveva conosciuto il possibile e l’impossibile, ma una scena così non l’aveva mai vista. Si incuriosì e chiese:

- Posso provare anch’io?

- Ma certo, mia cara.

Di lì a poco si trovò chiusa dentro la brocca da un robusto tappo, tenuto con mano ferma dalla donna.

- Fammi uscire.

- Scordatelo!

- Ti darò altri dieci anni.

- Passeranno in fretta.

- Io ho un lavoro importante e non puoi tenermi chiusa.

- Non me ne importa nulla.

La popolazione rischiava di crescere a dismisura perciò dal sommo dei cieli dovette intervenire direttamente Dio per mettere riparo a quell’unico guaio del figlio.

- Ora basta! Visto che sei ostinata, andrete in giro insieme, ma invisibili entrambe. Lei rimarrà la Morte e tu sarai l’Occasione: malattia, guerra, fuoco, acqua, terremoto, pestilenza o quel che a te piacerà.

Da allora per morire serve sempre un’Occasione.

Da Umberto Eco, Il nome della rosa.

Capii che, quando non aveva una risposta, Guglielmo se ne proponeva molte e diversissime fra loro. Rimasi perplesso.

“Ma allora,” ardii commentare, “siete ancora lontano dalla soluzione…”

“Ci sono vicinissimo,” disse Guglielmo, “ma non so a quale.”

“Quindi non avete una sola risposta alle vostre domande?”

“Adso, se l’avessi insegnerei teologia a Parigi.”

“A Parigi hanno sempre la risposta vera?”

“Mai,” disse Guglielmo, “ma sono molto sicuri dei loro errori.”

“E voi,” dissi con infantile impertinenza, “non commettete mai errori?”

“Spesso,” rispose. “Ma invece di concepirne uno solo ne immagino molti, così non divento schiavo di nessuno.”

Dai sintomi depressivi deriva la depressione dalla depressione non nascono i depressi.

Una malattia è una categoria (un raccoglitore) in cui gli specialisti hanno catalogato le manifestazioni che vanno insieme per somiglianza, vicinanza o frequenza. Come a dire che mettiamo in una vaschetta tutti gli oggetti di colore rosso.

Possiamo discutere se un sintomo può stare in una classe. Ad esempio se la vaschetta è piccola, non possiamo metterci una autovettura, benché sia rossa. Allo stesso modo, il contenitore tracheite non contiene una broncopolmonite, benché anche la trachea possa essere infiammata.

Come i contenitori non creano gli oggetti, che infatti vi sono stati inseriti da altri, così le malattie psichiche non hanno un funzionamento a sé stante perché sono e rimangono maniere di raccogliere i disturbi. E quindi una malattia mentale non può operare per conto proprio.

Nella tracheite un batterio provoca l’infiammazione senza che noi lo vogliamo e un antibiotico ce ne libera. Nella psiche nessun agente esterno può provocare nulla, sono i nostri pensieri che vanno in una direzione piuttosto che un’altra. Cioè a dire, per quanto alcuni nostri disturbi possano essere sintetizzati in una parola, non esiste un oscuro demone che abbia preso il nostro controllo e non esiste alcuna forza esterna in grado di dominarci.

Ecco perché dalla depressione non nascono i depressi.

Il vero nodo dei disturbi psichici.

O siamo padroni di noi stessi e dei nostri disturbi o siamo vittime inconsapevoli. C’è almeno una terza strada.

Se siamo padroni di noi stessi, possiamo liberarci da soli dei nostri disturbi.

Se siamo vittime inconsapevoli, difficilmente riusciremo anche con l’aiuto di un altro.

La terza via: siamo padroni di casa e abbiamo perso le chiavi di qualche stanza che avevamo chiuso. Non la vediamo più perché è nascosta in mezzo a tanti oggetti che abbiamo lasciato in giro. La compagnia di un altro può essere utile. È il vero tema del libro: Il sintomo psichico è la soluzione, se d’Io vuole. Casa Editrice Albaccara.

Sulla depressione

Depressione è il nome della nostra tentazione, ovvero trasformare in malattia il desiderio di cambiare tutto o molto nella vita.
Il primo segno caratteristico della depressione è
il non pertinente giudizio negativo su se stessi.
Non pertinente perché non corrisponde ai dati di fatto oppure non conduce a prendere iniziative di miglioramento, di progresso, di correzione, ivi compresa la mancanza di considerazione delle prospettive. Si accompagnano: la tristezza, lo scoraggiamento, la perdita di interesse per le attività abituali, la mancanza di piacere.
In una sola espressione la persona è abitualmente vestita a lutto senza che sia morto nessuno.
La condizione di grande e immane tristezza, assieme all’errato giudizio negativo su se stessi, può essere dentro un più grave complesso di ideazione tendente al suicidio (progettato o solo immaginato).
Spesso nella vita sociale e nel lavoro si ha una evidente diminuzione delle performances.
La depressione può accompagnarsi:
- alla mancanza di energia, di forza e di volontà;
- ad una perdita o un aumento di peso, con o senza aumento/diminuzione di appetito e con o senza modifica della dieta abituale;
- all’insonnia o all’eccesso di sonno;
- alla difficoltà a pensare e a prendere decisioni;
- a sentimenti di colpa veri (rimorso) o presunti (senso di colpa).

 

Paolo Giomi, La caduta del cuore.

Raccogliamo i nostri affetti in una parte nascosta del pensiero. Li nutriamo e coltiviamo nei sogni notturni e in quelli ad occhi aperti. Da questo nascondiglio Paolo Giomi li lascia fluire in un pulviscolo di schegge che affascinano il lettore e lo conducono verso una vertiginosa caduta del cuore. Ma gli affetti, come se avessero una vita propria, si rialzano ed l’Autore prende in mano il proprio cuore e lo rende disponibile ad una nuova vita, ad una nuova delusione della parola ammore. All’orizzonte si profila, mescolata alle nebbie della vita, la possibilità di una soddisfazione permanentemente cercata. È un lavoro l’amore e non potrebbe essere diversamente. Una fatica del pensiero, una prospettiva appagante verso cui tendere ed andare. La musa è un boia sopraffino … ma non senti dolore. Il tossico è nelle parole e nei loro giochi, come l’eternità d’istante, dove il tempo non è tiranno e i sogni non sono fragili come il cristallo.

Somiglia alla mia, a quella di ogni lettore, l’esperienza descritta da Paolo. Ne comprendo gli affanni, le angustie, i crucci perché me li sono trascinati per anni, ma anche per me giusto il tempo di un semplice batter d’occhio.

Grazie Paolo per aver messo in rete quella parte di te stesso che ci accomuna all’esperienza universale del pathos che non è patologico: Cedimi una festa durante il nostro di quiete pallido momento. Ad essere ermetica non è solo la tua poesia, è tutto il tuo essere che pure si dipana tra le figure retoriche dove la vita si scioglie dalle angustie del presente.

Carmelo Corrado Occhipinti

Per ottenere l’e-book: Paolo Giomi. La caduta del cuore (Un’immodesta proposta) Polimnia Digital Editions. Edizione del Kindle. È offerto in maniera gratuita dall’Autore.

Eros, Psiche e Andy Capp – Galleria Boragno

EROS, PSICHE E ANDY CAPP – Busto Arsizio – Galleria Boragno

Il diavolo ignora la distinzione tra il bene e il male, tuttavia riesce a tentare Eva e l’umanità.
Il nostro pensiero annega nell’oceano delle cattive interpretazioni.
Un percorso di libertà soggettiva che parte dall’osservazione che le etichette sono sempre sbagliate per le persone e giunge alla possibilità di ritrovare il proprio tesoro nascosto.
Andy Capp è il personaggio di una striscia umoristica inglese. In Italiano Carlo e Alice.
Carlo è dissacrante, ubriacone, fonte di infelicità per se stesso e la moglie. Il suo nome inglese suona anche handicap. Da qui il dipanarsi del mio discorso.

Venerdì 13 Aprile ore 21.00
Persone, non etichette. Introduzione.

Nessuno può essere identificato psicologicamente in una diagnosi che semmai riguarda i propri atti.
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Venerdì 20 Aprile ore 21.00
Autismo, il nome di una questione.

Nel dibattito se l’autismo sia una patologia organica o psichica, si esclude la persona. La si designa peraltro con un’etichetta contraddittoria in se stessa, come scrivere su una bottiglia: Vino extravergine di oliva.
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Venerdì 11 Maggio ore 21.00
L’handicap di Psiche è la bellezza.

Eros e Psiche sono due personaggi di Apuleio ne L’asino d’oro. Un re che aveva tre figlie bellissime, la terza così bella che nessuno se la filava. Psiche, bella come una statua, alla fine diventa padrona di se stessa.
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Venerdì 18 Maggio ore 21.00
L’oceano delle cattive interpretazioni.

Il nostro pensiero è circondato dall’oceano delle cattive interpretazioni. Le abbiamo prese dagli altri e applicate a noi stessi.
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Venerdì 25 Maggio ore 21.00
L’isola del tesoro e Andy Capp.

Nell’oceano delle cattive interpretazioni c’è un’isola nella quale abbiamo nascosto il nostro tesoro.
Carlo della striscia umoristica (Andy Capp in lingua inglese) non va alla ricerca della propria isola del tesoro. Si è iscritto nella propria etichetta.

Metodo: Conversazioni.
Un intervento di circa di mezz’ora.
Una pausa di riflessione.
Interventi liberi.
Conclusione.
Sarà chiesto un piccolo contributo spese.

Il corso si terrà presso Galleria Boragno,
a Busto Arsizio in via Milano, 4.

Per informazioni e iscrizioni 348 5118087
È possibile iscriversi ai singoli eventi oppure a tutti gli incontri.

Programmi

Nell’oceano delle cattive interpretazioni annega il nostro pensiero. Dall’osservazione che le etichette sono sempre sbagliate per le persone, alla possibilità di rompere l’effetto Pigmalione nasce un percorso di libertà soggettiva.

L’effetto Pigmalione è quello per il quale le aspettative si realizzerebbero a prescindere dalla volontà delle persone.

Terrò a Ragusa il corso che compare nell’articolo “Eros, Psiche e Andy Capp”.

Ripeterò l’esperienza a Busto Arsizio.

Vi prego di comunicarmi il vostro interesse attraverso una telefonata al 348 5118087

Eros e Psiche sono due personaggi di Apuleio ne L’asino d’oro.

Un re che aveva tre figlie bellissime, la terza così bella che nessuno se la filava … tanto vale essere brutti.

Andy Capp è il personaggio di una striscia umoristica inglese. In Italiano Carlo e Alice. Carlo è dissacrante, ubriacone, fonte di infelicità per se stesso e la moglie. Il suo nome inglese suona handicap. Da qui il dipanarsi del mio discorso.

 

Carmelo Corrado Occhipinti

 

Eros, Psiche e Andy Capp

Il serpente non sapeva nulla del bene e del male.

Intorno alla Psicologia. Dibattito con curiosi interessati.

Persone, non etichette. Introduzione 13 gennaio 2018 ore 17

Autismo, il nome di una questione. I Incontro 15 gennaio 2018 ore 19,30

L’handicap di Psiche è la bellezza. II Incontro 17 febbraio 2018 ore 17

L’oceano delle cattive interpretazioni. III Incontro 19 febbraio 2018 ore 19,30

Il pensiero e l’isola del tesoro. IV Incontro 17 marzo 2018 ore 17

Andy Capp e l’effetto Pigmalione. V Incontro 19 marzo 2018 ore 19,30

Metodo: Conversazioni. Un intervento di circa di mezz’ora.

Una pausa di riflessione di un quarto d’ora. Interventi liberi. Conclusione.

Sarà chiesto un piccolo contributo spese.

Attenzione: è cambiata la sede degli incontri che si terranno:

Presso l’A.R.T.Ha.I.
Via Beata Maria Schininà, 5
Ragusa.

(Vicino piazza Cappuccini)

Per informazioni e iscrizioni 348 5118087

È possibile iscriversi anche ai singoli eventi.

Carmelo Corrado Occhipinti

Psicoanalista

Verso Psiche – Evento